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Full text of "Vicende del Monte di Pietà in Milano"

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é ! 

VICENDE 



DEL 



MONTE DI PIETÀ 



IN MILANO 



FELICE CALVI 



PRESIDENTE DI QUEL CONSIGLIO D AMMINISTRAZIONE 






MILANO 

TIPOGRAFIA DI PIETRO AGNELLI 

1871. 



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JAN2 6ì96( 






1043' 



A CHI LEGGE 



Quando il Consiglio comunale mi faceva 
V onore di chiamarmi ad amministrare questo 
antico e benefico Istituto, un senso quasi di 
sgomento mi sconsigliava dal sobbarcarmi ad 
una impresa per la quale mi sentivo sì poco 
preparato. Nondimeno accettai peritante, 
incoraggiato da chi reggeva la somma della 
cosa del Comune. E poiché alcune circo- 
stanze imprevedute mi portavano a sedere 
addirittura sul seggio presidenziale, prima 
mia cura fu di applicarmi a studiare la 
storia del pio luogo affidato alla mia vigi- 
lanza, per formarmi un concetto abbastanza 



_ 4 — 
chiaro degli intendimenti che ne avevano 
diretta V amministrazione dalla sua fonda- 
zione insino a noi. Rovistai ne II' archivio 
che possediamo , come nei principali della 
città, e mi trovai, dopo pochi mesi, di avere 
ammassato un fascio di notizie le quali sareb- 
bero potute tornare utili, non solo ai futuri 
amministratori del Monte , ma a chiunque 
sia sollecito della storia intima , dirò così, 
della nostra città natale : allora le raccolsi 
e le ordinai come meglio seppi , sperando 
che avrei con questo portata aneli io la mia 
pietra alla grande e definitiva illustrazione 
di questa vetusta Milano. 

La tendenza delle presenti generazioni a 
rimontare alle origini prime in tutte cose, 
affine di riprendere il filo delle tradizioni 
interrotte per la trascuraggine degli uomini, 
e V avida curiosità di frugare nei misteri 
del passato, fecero che il mio lavoro, inse- 
rito nelle colonne del giornale la Perseve- 
ranza, fosse accolto con qualche favore dai 



lettori di quel foglio ; il che mi stimolò a 
completarlo vieppiù perchè meglio risponda 
allo scopo a cui mira. 

In appresso i miei colleghi, con gentile 
iniziativa, mi eccitarono a riunire quegli 
sparsi articoli nel volume che vi presento , 
e che raccomando alla vostra benevolenza. 

Milano, Dicembre 1871. 

L'Autore. 



VICENDE 



MONTE DI PIETÀ 



IN MILANO 



[. 



11 dare e ricevere somme di denaro a 
prestito, mediante un premio prestabilito 
da pagarsi al proprietario del capitale da 
chi lo goda per un tempo determinato , 
contratto ovvio e frequentissimo ai nostri 
giorni, era riguardato, nei secoli di mezzo, 
come una sopercliieria , una azione sor- 
dida ed immorale per parte di quello che 
ne fruiva gli interessi. La società laicale 
e la Chiesa Cattolica gareggiarono nello 
stigmatizzare questo atto (*). Giova però 

(') Mosè aveva proibita l'usura fra gli Ebrei, ma la per- 
metteva con chi fosse di diversa nazione — Presso gli 
Ateniesi fu tollerata. — I Romani ne abusarono. Platone, 



— 10 — 
osservare che il capitale volante era allora 
monopolio di pochi; che fra questi novera- 
vansi gli ebrei, i quali, fors' anco trascinati 
dalle stesse angherie di cui erano vittime, 
abusavano della loro posizione per trasfor- 
mare il tasso di premio in usura spietata; 
in guisa che si può dire questa sia stata 
una delle piaghe che maggiormente afflig- 
gessero la società europea di quei tempi 
infelici. L'usura ha dunque una lunga storia 
di dolori ; e se qualcuno volesse approfon- 
dirla, potrebbe consultare la erudita opera 
sui Monti di Pietà scritta da A. Blaize, il 
quale, durante il regno di Luigi Filippo 
d'Orléans, tenne la direzione del Monte di 
Pietà di Parigi (*). 

Aristotile, Plutarco fra gli antichi, S. Ambrogio, S. Ago- 
stino, S. Giovanni Grisostomo fra i Cristiani condan- 
narono T usura. 

(*) Gli Italiani e fra questi principalmente i Fioren- 
tini, i Lombardi e i Piemontesi, si spinsero in Francia 
o in Inghilterra ad esercitarvi l'usura sotto il nome 
di banchieri. A Londra esiste ancora la via dei Lom- 



— 11 — 

Era riservato agli uomini che vissero nella 
seconda metà del secolo decimoquinto — in 
quell'epoca di transizione in cui , tramon- 
tato il medio evo colla caduta dell'impero 
d'Oriente, l'Europa, rinvigorendosi colla 
invenzione della stampa, colla scoperta del- 
l'America e colla riforma religiosa, entrava 
trionfalmente nell'era moderna, apportatrice 
di nuovi destini all'umanità — di porre un 
freno, per quanto si poteva, a quella tiran- 
nesca consuetudine che pesava sui popoli 
quasi ineluttabile fatalità. 

Secondo il lodato istoriografo , fu un 
frate Barnaba da Terni che tentò pel primo 
di emancipare i bisognosi dall' usura, ima- 
ginando di erigere un istituto che facesse 

bardi ove questi appunto tenevano il loro banco. Ar- 
ricchiti , ritornavano in patria, acquistavano terre e 
signorie, e fondavano molte di quelle famiglie che si 
resero poi celebri negli annali della storia italiana. — 
Più tardi i Cristiani, probabilmente spaventati, come 
opina il Muratori , dalle scomuniche e maledizioni ful- 
minate dalla Chiesa, cedettero il campo agli Ebrei. 



concorrenza ai banchieri e gli obbligasse 
a ridurre gli interessi dei capitali nei limiti 
di un onesto guadagno. Predicando dal 
pergamo in Perugia, nell'anno 1462, pro- 
poneva una questua affine di raccogliere 
un capitale per formare una Banca capace 
di prestare denaro a chi ne volesse, senza 
interessi e sopra un pegno che garantisse 
il prestito. Coloro poi che si facessero for- 
nire somme rilevanti, oltre al depositare un 
pegno proporzionato al valsente ricevuto, 
erano tenuti a pagare una lieve tassa , 
come indennizzo delle spese occorrenti per 
l'andamento dell'istituto. L'esempio di Pe- 
rugia venne accolto con entusiasmo dai 
popoli italiani, e seguito da molte città, 
fra le quali primamente Orvieto, Viterbo, 
Savona. In pochi anni, le cento città ita- 
liane aprivano un Monte di Pietà; mentre 
a Parigi non si instituiva che nel 1777 per 
opera del Necker. 

Milano ebbe un primo Monte nel 1483. 



— 13 — 
Alcuni patrizii e plebei, eccitati dal padre 
Domenico Poncione dell' Ordine di San 
Francesco, e dal padre Colombano predi- 
catore dell'Ordine Serafico, si associarono 
allo scopo di formare una Cassa di pre- 
stito che collocavasi in una bottega con 
camere superiori , presso la chiesa di San 
Giovanni in oleo ferventi, e precisamente 
allato della chiesa tuttora esistente di San 
Sempliciano, al posto in cui sorge attual- 
mente la casa segnata, secondo la vecchia 
numerazione, col n.° 2017: cosicché, stando 
allora la porta della città dove è il Ponte 
Vetero, trovavasi extra muros. 

Ma questo era un tentativo, più che al- 
tro, e non bastava ai molti e incalzanti 
bisogni di una città popolosa quale era 
Milano. Un principe munificentissimo reg- 
geva il Ducato e ne illustrava la capitale, 
Lodovico Sforza detto il Moro , il quale , 
inspirato da quella mirabile donna che 
fu la moglie sua Beatrice d'Este, le cui 



— 14 — 
fattezze il pennello di Leonardo idealizzava 
con una delle più meravigliose pitture che 
l'arte creasse (*) ; aveva saputo circondare la 
sua corte di artisti di altissima rinomanza, 
di poeti , di tutti gli splendori che dove- 
vano mandarla famosa nei fasti del grande 
risorgimento italiano. In mezzo a tante cure 
dilettose o severe , trovava tempo e modo 
di fondare il Monte di Pietà , ancora esi- 
stente dopo quasi quattro secoli , benché 
sia passato traverso a peripezie che lo 
portarono , più d' una volta , all' orlo del- 
l' ultima rovina ; uscendone però sempre 
più poderoso di prima, come vedremo nel 
discorrere brevemente i principali momenti 
della sua storia. 

Fu con diploma 1 luglio dell'anno di gra- 
zia 1496 dato in Cusago, che il duca Lodo- 
vico III Sforza, ad istanza di nobili e cittadini 
di Milano , diede cominciamento e forma al 

(') Questo ritratto è uno dei più preziosi ornamenti 
della Pinacoteca Ambrosiana. 



— 15 — 
sacro Monte ; né si limitava all'atto di fon- 
dazione e di ordinamento; ma aggiungeva, 
insieme coi signori della sua corte, Valuto 
del proprio erario per sovvenire ai bisogni 
dei poveri , senza pretendere alcuno inte- 
resse. Nel prescrivere , il seguente anno , 
le norme e i capitoli da osservarsi in 
perpetuo, avverte con certa ingenuità ca- 
ratteristica del tempo , che non si pre- 
stino denari per giuoco od altra cattiva 
cosa , e protesta che , ad eseguire questo 
suo pensamento, ha posto grande diligentia 
e studio. La crida, che annunziava al pub- 
blico la buona novella , fu esposta sulla 
piazza dell' Arengo e nel Broletto nuovo, co- 
m'era d'uso, e porta la data 7 giugno 1497. 

Alla direzione dovevano essere chiamati 
dodici cavalieri milanesi (*) assumenti il 



(') Il patriziato Lombardo, a cui appartenevano questi 
cavalieri deputati e loro successori , rappresentava solo 
in minima parte il popolo conquistatore a fronte dei 
conquistati. Esso patriziato non ebbe mai neppure un 



— 16 — 
titolo di presidenti o deputati, i quali rima- 
nessero in carica un anno. Scorso questo ter- 
mine, se ne trascelgano sei che continuino 
nel loro ufficio per potere istruire i sei nuovi. 
Quelli scaduti non possano essere rieletti 
se non scorsi tre anni. Sia in loro pieno 
arbitrio di variare e correggere gli Statuti 
per adattarli alle trasformazioni necessa- 
rie al successivo sviluppo dello Istituto. 

libro d'oro come a Venezia, Genova ed in altre città, 
quantunque esistino elenchi assai antichi, aventi per 
altro un carattere puramente di erudizione, eccettuato 
quello in cui erano registrate le famiglie che potevano 
aspirare al canonicato della metropolitana. Nemmeno 
fu mai soperchiato interamente dalla Borghesia, né co- 
stretto, come il Fiorentino, a cedere il posto ad una 
nuova aristocrazia che sorgesse onnipotente dalla plebe; 
ma piuttosto i recenti casati andarono ponendosi, mano 
mano, a fianco dei più antichi. 

Molteplici sono le origini delle famiglie di cui si 
componeva. Alcune poche pretendevansi avanzi del pa- 
triziato latino, come lo dinoterebbe il loro stesso co- 
gnome (se prima del mille vi era qualche raro cognome). 
Altre dicevansi discendenti dei capi longobardi e fran- 
chi , e dei grandi feudatarii dipendenti direttamente da 
re o imperatori (duchi, marchesi, conti, arcivescovi, ve- 



— 17 — 
Davvero lo Sforza si mostrava tutt' altro 
che un conservatore ad oltranza. 

Per venire alla elezione delli sei nuovi 
presidenti o deputati che debbono surro- 
gare i sei uscenti di carica , si ricorra al 
seguente processo. I deputati della Fabbrica 
del Duomo, dell'Ospitale grande, dell'Ospi- 
tale della Pietà detto dei Vecchi, della Mi- 
sericordia, delle quattro Marie, della Carità, 

scovi, abbati) — dei Capitanei (o Valvassori maggiori) 
loro vassalli — dei Valvassori minori o Valvassini 
(comunemente detti Valvassori senz'altro), vassalli dei 
secondi. I discendenti degli stranieri conquistatori, fin 
dalla seconda metà del secolo decimo e con maggior 
frequenza al rassodarsi del Comune , ora allettati da 
promesse, ora costretti dalla forza, lasciavano i ca- 
stelli signoreschi per farsi cittadini di Milano; dove 
accasati, accoglievano nel loro consorzio la nobiltà po- 
polana di stirpe latina , formatasi in seno alla città 
colle magistrature, col commercio, coli' industria. Con 
analoghi mezzi, anche in tempi meno lontani, gran nu- 
mero di famiglie provenienti dagli ordini popolareschi, 
crebbero a formidabile potenza e illustraronsi colle 
armi, colla scienza, colle arti, fino a superare in splen- 
dore e ricchezza di feudi quelle di origine castellana. 
Non è a credere però che feudi e pomposi titoli 

2 



— 18 — 
abbiano ad eleggere due di loro, per cia- 
scheduno di quei pii Stabilimenti- i pre- 
scelti , alla loro volta , dovranno proporre 
quattro gentiluomini per ognuna delle sei 
porte della città , fra i meglio capaci al 
governo di detto Monte. Da questi quattro 
poi, gli stessi qui sopra menzionati ne 
prenderanno definitivamente uno per porta. 
In altri termini, sia nominato quello che al 



araldici, prodigati precipuamente dai Sovrani di Spa- 
gna a cittadini di Milano, molte volte pel solo merito 
di avere ammassati rapidi guadagni , conferissero di 
botto il diritto di venire ascritti fra i cavalieri pa- 
trizi milanesi, dai quali, in massima, dovevansi pren- 
dere i deputati del nostro Monte. Questo fu sempre 
ben più serio affare. Dal principio del secolo XVII r, 
chi si reputava fornito di nobiltà positiva e specifica 
e poteva certificare la centenaria abitazione della pro- 
pria famiglia in Milano o suo ducato, presentava 
istanza al generale Consiglio, che la passava ai Con- 
servatori degli Ordini, i quali , assistiti da un regio 
Luogotenente e sotto la presidenza del Vicario di 
Provvisione, ammettevano per scrutinio il pustulante, 
quando fosse il caso, agli onori, prerogative, e cariche 
competenti ai nobili patrizi di questa città di Milano 
e ne registravano la famiglia in quel catalogo , che , 



— 19 — 
ballottaggio risulti vincitore. Con questo 
modo alquanto complicato si avevano i sei 
nuovi deputati. Uno fra essi sia destinato 
a presiedere il Capitolo col titolo di Priore 
e stia in carica due mesi; un altro sia 
vicepriore e supplisca il primo (*); Fanno 
cominci il giorno della Epifania. Il duca 
Lodovico, nel suo diploma, nominava a de- 
putato il Reverend. mo d. Gio. Alimenti dei 
Negri notajo apostolico, commendatore del- 
l'Abbazia di S. Sempliciano, munendolo di 
ampie facoltà per organizzare la sacra isti- 
tuzione. 

cominciatosi nel 1702, veniva nel 1770 presentato 
dalla Città al tribunale araldico , in esecuzione del- 
l'editto governativo del 20 novembre 1769 (archivio 
st. civico). L'ultimo elenco dei nobili lombardi esclusa 
ogni idea di patriziato milanese, e ritenuta la nobiltà 
una semplice distinzione di Corte, compilossi per cura 
dell' autorità austriaca l'anno 1840. In esso si tiene 
conto anche dei nuovi titoli napoleonici. 

( ! ) Il priorato cominciava alle calende di gennaio 
dal deputato di Porta Orientale eletto l'anno antece- 
dente. Seguivano poi ordinatamente , dopo due mesi, 
quelli delle altre porte. 



— 20 — 
Le sovvenzioni si farebbero tre volte 
per settimana , lunedì , mercoledì e sab- 
bato, quando non festivi, e dovevano aver 
principio , a detta della crida pubblicata 
il 17 giugno 1497 , il seguente lunedì 
giorno 19 ('), nella casa all'uopo donata da 
Tommaso Grasso, posta presso Santa Maria 
Segreta; oggidì abitazione cittadina, di cui 
il portone era segnato col numero 2454 ( 2 ). 
In questa , per comodità delle vendite al- 
l'incanto, il Capitolo faceva, nel 1498, ap- 
positamente aprire una bottega contigua 
alla camera dove stava il banco in cui si 
eseguivano i depositi. Non si potevano pre- 
stare più di due ducati sopra un solo pe- 
gno , per la durata di sei mesi; sempre 

(') Paolo Morigi scrive aver avuto questo pio luogo 
principio nell'anno 1498. — Il Torre nel 1490. — Am- 
bedue sono in errore, giacché le date da me ripetute 
sono convalidate da documenti troppo serii per esser 
poste in dubbio. 

( 2 ) Tommaso Grasso legava nel 1480 alla fabbrica 
del Duomo altra casa attigua a questa , proibendone 
l'alienazione sotto la penale di sostituire l'Ospitale. 



— 21 — 
senza pagamento di interessi; ben inteso 
che il pegno fosse sufficiente ad assicurare 
il Monte in ogni contingenza. I sovvenuti 
sieno obbligati a dar giuramento di non 
avere già avuto due ducati in prestito sopra 
altro pegno; che l'oggetto consegnato non 
sia né rubato, né furato. Dichiarino infine 
nome , cognome , abitazione ; questa poi 
debba essere dentro de Milano entro delli 
Refossi. Se, passati quindici giorni, dopo 
i sei mesi prescritti, il pegno non è riscat- 
tato , venga posto all' incanto a suon di 
tromba , e venduto entro otto giorni. Nel 
caso che coll'incanto non si possa ricavare 
tutto il capitale prestato, il proprietario del 
pegno fosse sempre tenuto a indennizzare 
il Monte. Colui al quale sia deliberato il 
pegno, debba per caparra pagare tosto soldi 
cinque per ogni lira del prezzo , salvo a 
sborsare il rimanente della somma il giorno 
della prima susseguente asta; altrimenti 
perda la caparra, devoluta al Monte, e le 



robe ripongansi all' incanto per conto del 
pio Stabilimento. 

Niuno dei deputati potrà comperare alle 
aste o far comperare cosa che sia atti- 
nente al Monte, sotto pena pecuniaria e di 
nullità. Gli officiali che dovevano servire 
al maneggio degli affari erano: un teso- 
riere, un ragionato, un depositario o cas- 
siere coadiuvato da due altre persone, due 
servitori (*). Questi ordini venivano appro- 
vati con breve apostolico datato in Roma 
il 18 giugno 1501 dal pontefice Alessan- 
dro VI; giacché in un secolo in cui il 
dogma era ritenuto il fondamento indispen- 
sabile del principio di autorità, la Chiesa 



(') Nei primi anni i salarii degli officiali od impie- 
gati del Monte erano così distribuiti : 

Al ragioniere o controscrittore lire imp. 12 al mese, 
che, nell' anno 1558, furono portate a lire 200 annue. 
— Al Cassiere e depositario, lire imp. 25 al mese ol- 
tre all' alloggio nella casa stessa del Monte; prestava 
uria cauzione di lire imp. 3000. - I due sottocassien 
avevano lire imp. 8 al mese. - Gli inservienti lire 
imp. 3 al mese. 



— 23 — 
estendeva la sua preponderante protezione 
su tutto, e in modo speciale, sulla pubblica 
beneficenza, la quale diventava forzatamente 
un affare semi-religioso. 

Non si doveva prestare più di ducati ot- 
tocento al mese, dividendoli in ducati due- 
cento alla settimana (quelli appunto som- 
ministrati dal tesoriere ducale). Così le 
casse di sovvenzione avevano il capitale 
di 77,800 lire imperiali. 

Le spese dell'amministrazione ammonta- 
vano ad annui ducati trecento, a cui prov- 
vedeva il Duca. Alle funzioni di tesoriere 
dapprincipio i deputati destinavano uno 
fra loro, il quale non fruiva soldo (*). Ol- 
tre il Priore e il Vicepriore, vi erano uno o 
due luogotenenti ducali ; distinzione che 
andò presto a cessare , per dar luogo ad 



(') In progresso di tempo alla carica di tesoriere ve- 
niva nominato un apposito officiale con uno stipendio 
di milanesi lire seicento annue, ed alloggio gratis nella 
casa del Monte. 



— 24 — 
uno o più Conservatori, presi fra i Canonici 
del Duomo o fra i Senatori. A costoro 
spettava giudicare e terminare ogni diffe- 
renza che potesse nascere fra il Monte e 
qualunque altra persona. Ogni mercoledì i 
deputati raccoglievansi nella casa del Monte 
a consesso. Il Monte veniva autorizzato ad 
ereditare per ultima volontà, al pari degli 
altri luoghi pii, nello stesso modo che po- 
teva acquistare per contratto inter vivos. 

Nella prima ordinazione capitolare, o 
come ora si direbbe , nel processo verbale 
della prima seduta del Consiglio, la quale 
ebbe luogo venerdì 16 giugno 1497 (*), tre 
criorni prima della solenne apertura del 
Monte, si legge che veniva eletto a priore 



(*) Il primo Capitolo era composto dei seguenti de- 
putati : 

Monsignore da Latuada — Stefano da Castiglione — 
Giovanni del Conte — Vercellino Visconti — - Antonio 
da Arezzo — Pietro da Homa — Stefano da Melzo — 
Paulo Schiaffinato — Antonio Amadeo — Pietro Ce- 
petto — Ambrogio Pagnano — Ambrogio Moneta — 
Matteo Zaffarono (vedi documenti). 



_ 25 — 
d. GiÒ. Antonio da Arezzo. Fra i prov- 
vedimenti presi, tutti di minima importanza, 
sonvi i seguenti: Esporre una cassetta pel- 
le elemosine sotto la porta ove si passa, 
e un' altra nel giardino. I mandati al te- 
soriere per sborsare denari sieno firmati da 
imo dei luogotenenti, dal Priore e da due 
fra i dodici Deputati. Il Priore conservi 
presso di sé il sigillo, e in caso di assenza 
lo consegni al Vicepriore. Nel dì seguente 
misero fuori la crida per notificare al po- 
polo le regole da osservarsi in proposito. 

Le cose non andarono tranquille per lungo 
tempo, fieramente turbate che furono da 
un gravissimo avvenimento, 1' invasione 
francese. Allo imperversare della guerra, 
alla espulsione delia famiglia ducale da 
Milano , ed allo straniero dominio si era, 
per colmo di sventura, aggiunto il flagello 
di una pestilenza devastatrice. Cessata per 
conseguenza la dotazione assegnata dallo 
Sforza, di ottocento ducati al mese, Fammi- 



— 26 — 
lustrazione del Monte , nell'anno 1499, es- 
sendo priore un Pietrasanta, dopo l'ingresso 
di Luigi XII re di Francia, che assumeva 
il titolo di duca di Milano , aveva presen- 
tata una supplica all'arcivescovo, accioc- 
ché per sua intercessione le fosse largito 
dal Conquistatore un' annua elemosina di 
lire mille per pagare la pigione di casa e 
gli officiali inservienti ('). Pure , sia che 
non ricevesse l'invocato sussidio, sia, ed è 
più probabile, che non fosse sufficiente ai 
pressanti bisogni, ripiegò (seduta 13 aprile 
1502) organizzando una questua da farsi 
colla bussola, il venerdì di ogni settimana, 
in tutte le parocchie della città ( 2 ) e per 

( 1 ) Un'altra supplica fu sporta a Luigi XII dai de- 
putati del Monte per ottenere ducati 153 ed un terzo 
che restavano da riscuotere sull' assegno fatto sopra 
dazii da Lodovico Sforza, e loro si negava in causa 
del cambiamento di governo. Invocavano inoltre un 
assegno annuo di ducati 200. 

( 2 ) La decisione di ricorrere alla questua è firmata 
dai deputati : Jacopo Barza — Benedetto Trivulzio — 
Marco Antonio da Dugnano — Cristoforo Archinto — 
Andrea da Lampugnano — Antonio da Brugora. 



— 27 — 
tutte le (ipoteche; ma ciò non bastava an- 
cora. Allora si pensò ad un più strepitoso 
trovato. Nel giorno 17 aprile del 1506, 
detto Capitolo , capitanato dal priore Pre- 
vostino Piola, pubblicava un proclama col 
quale invitava i collegi, i rettori delle Par- 
rocchie e i cittadini ad intervenire ad una 
grande processione da farsi per le vie della 
città, partendo dalla chiesa di Santa Maria 
del Giardino — la stessa che abbiamo vi- 
sto demolire pochi anni sono — allo scopo 
di raccogliere elemosine a profitto del sa- 
cro Monte di Pietà. Poco tempo dopo i 
deputati ricorrevano anche a Papa Leone X, 
il quale , con bolla 4 maggio 1515 , per- 
metteva la riscossione eli una moderata 
tassa sopra le somme sovvenute , come 
compenso delle spese dei ministri che re- 
golano il pio luogo. 

Finalmente ottenevano da S. M. Carlo V 
imperatore, sotto la cui signoria era caduto 
il Ducato milanese, due Decreti dati in Mi- 



— 28 — 
huio (1° aprile 1528); l'uno diretto al Vi- 
cario arcivescovile J Y altro al Vicario di 
provvisione, con cui permette sia continuata 
la questua a favore del Monte , col con- 
sueto modo di coordinarla colla proces- 
sione; mentre d'altra parte avevano da papa 
Clemente VII la concessione di un' indul- 
genza plenaria per la terza festa di Pasqua 
di ciaschedun anno ; nella chiesa del Monte 
stesso; ciò che contribuiva a rendere più 
solenne il religioso spettacolo già da quel 
Capitolo amministrativo istituito. E evi- 
dente che tutte queste larghezze non costa- 
rono al gran monarca dispendio alcuno ( 4 ). 
In quanto alla processione , il potentis- 
simo imperatore si degna di scendere ai più 
minuti particolari. Determina i modi da 



(') Antonio de Leiva , governatore di Milano per 
S. M. Carlo V, il 1° luglio 1528, concede privilegio a 
tutti i luoghi pii, acciocché i beni dagli stessi alienati 
ad altri non sieno soggetti a confìsca; ma che invece 
debbano ritornare agli alienanti, nonostante qualunque 
grave delitto. 



— 29 — 
seguirsi nel bandirla dai pulpiti durante la 
Quaresima; come due paroccliiani doves- 
sero andare limosinando di casa in casa 
per il nostro Signore Jesu Crocifixoj la 
conversione del denaro procuratosi colla 
cerca, in tanti cerei da portarsi alla chiesa 
dei Padri Minori osservanti del Giardino. 
La processione dovrà partire dalla detta 
chiesa per arrivare a quella del Monte 
presso Santa Maria Segreta, il giorno della 
seconda festa dopo quella di Pasqua, giorno 
dedicato alla Maddalena; e mano mano in- 
dica la via da tenersi , e tutto quanto il 
cerimoniale da seguirsi. 

La processione veniva qualche giorno 
prima raccomandata con calde parole dai 
predicatori, i quali ricevevano in compenso 
una tenue rimunerazione (*) , bandita con 

(') Il 5 marzo 1562, il Capitolo, presieduto dal priore 
Antonio Brebbia, ordina che non si dia più nulla, nem- 
meno i soliti confetti , ai signori predicatori , salvo 
quattro, ed erano quelli del Duomo, del Giardino, della 
Rosa e di S. Francesco. L'elemosina era di soldi 25 



— 30 — 
grande apparato dai civici trombettieri in 
piazza dell' Arengo , in Broletto nuovo , ai 
sei carrobii, e, la sera innanzi annunziata 
urbi ed orbi dalle campane di Santa Maria 
della Scala e della chiesa del Monte suo- 
nanti a dirotta. Ecco qual'era l'ordine con 
cui sfilava per le vie della città parate 
a festa , nelle ore dopo il desinare dei- 
di Milano cadauno; però col predicatore del Giardino, 
per ragioni speciali di gratitudine verso quell'ordine a 
cui appartennero i fondatori del Monte, si largheggiava 
fino a regalargli soldi 50. Gli altri predicatori della 
città si dovevano accontentare del bollettino. (Dai li- 
bri delle ordinazioni capitolari esistenti nell'archivio 
dell'Istituto). 

Riporteremo la circolare ai predicatori, la quale può 
dare un'idea dello stile burocratico di quel tempo : 

« Reverendo Patre in Christo Giesù, 

« Li Signori Deputati del Monte di Pietà de Milano 
» pregano vostra paternità , che li piace ricomandare 
» con grande istantia alla vostra predica el Monte de 
» Pietà — Et essortare il populo che voglia venire 
» alla processione al detto Monte quale se farà la mat- 
» tina del giorno della Maddalena, et offerire secundo 
» la sua facultà, per benefitio delli poveri essendo 
» questa opera piissima, et a gran benefìcio della re- 
» publica, e della città, come e notorio. 
« Tutti di V. R. P. 

'< Demit. Moni. Pici , Mediolani. » 



— 31 — 
1' anno 1528, coprendo la carica di priore 
Giulio da Vimercato. 

Intuonato l' inno de Spirito Sancto dal 
R. Padre predicatore e cantato dai frati, 
si innalzava il gonfalone di Sant'Ambrogio, 
preceduto da risuonanti trombe. Segue il 
Vicario coi dodici della provvisione; i pa- 
ratici coi rispettivi gonfaloni; tutte le com- 
pagnie dei discepoli; i religiosi distribuiti 
secondo i loro ordini; i Canonici; fanciulli 
bianco-vestiti con in pugno i fiammeggianti 
cerei dati per oblazione , come sopra ve- 
demmo; i riverendi signori Ordinarii, Vi- 
carii e Vescovo suffraganeo; il gonfalone 
del Monte (raffigurante un Cristo uscente 
dal sepolcro fino alla cintura) attorniato 
da musiche e da cantori, i quali, nell'atto 
in cui si levava il gonfalone, incomincia- 
vano a cantare e continuavano senza in- 
terruzione fino al termine della processio- 
ne ; uscieri e servitori. Finalmente 1' illu- 
strissimo signor Governatore; l'ili. signor 



Gran Cancelliere, i Senatori col loro pre- 
sidente: magistrati, ufficiali, dottori, causi- 
dici e mercanti seguiti da folla di popolo. 
Tutti questi eminenti personaggi indossa- 
vano quei pittoreschi abbigliamenti, che 
per noi, abituati al monotono vestito bor- 
ghese, hanno acquistato un carattere inte- 
ramente teatrale. 

La comitiva poi doveva percorrere le se- 
guenti vie e piazze: 

Uscita dalla chiesa del Giardino, pie- 
gava verso Santa Maria della Scala fino 
alla punta della contrada dei Criscano ; 
entrata in questa imboccava la via San 
Rafaele — indi volgeva a mano destra per 
la strada dei Lanzeri — attraversava la 
piazza del Duomo — entrava nella via dei 
Berettari; ripiegava ancora a dritta nella 
strada dei Fabri , e , giunta al Cordusio i 
oltrepassava la Madonna dei Miracoli, e 
prendeva la contrada di Santa Maria Se- 
greta per sostare alla casa del Monte. 



— 33 - 

Arrivato così il piumato corteggio , con 
edificazione dei fedeli , alla mèta del suo 
tragitto , accompagnato dal clangor delle 
trombe e dal canto dei salmi , tutti i di- 
scepoli , religiosi , canonici e sacerdoti si 
distendono ordinatamente di qua e di là 
rasente i muri , oltre la casa del Monte e 
la chiesa di San Nazaro , e intuonano una 
orazione di cui fo grazia al lettore. Finita 
la cantata, il vescovo benedice il popolo 
inginocchiato : quindi tutti i religiosi , in- 
neggiando il Te Deum laudamus, si incam- 
minano verso le rispettive chiese e mona- 
steri, sparsi in tutti gli angoli della città. 
Intanto la sacra baldoria continua presso 
la casa del Monte , e i suoni e i canti si 
protraggono , presente il governatore , fin- 
ché tutti non abbiano divotamente fatta la 
loro oblazione. 

Tale processione (che, come tutte le al- 
tre, aveva stretta parentela coi famosi mi- 
steri punto di partenza del teatro moderno, 



— 34 — 
come gli inni cantati in onore di Bacco lo 
erano stati dell' antico) era dunque stata 
immaginata per dare occasione di questuare 
a prò del pio Monte, nella stessa guisa che 
oggigiorno si allestirebbe un Carosello, una 
fiera di beneficenza , una festa da ballo , 
un' accademia qualsiasi. Ma allora la teo- 
logia era tuttavia padrona del campo, ben- 
ché avesse subiti replicatamente i colpi 
demolitori della filosofia anti-scolastica ; e 
gli stessi spettacoli popolari, se volevano 
riuscire attraenti e proficui, bisognava, dal 
più al meno, entrassero nel suo dominio. 

Così si ripetè per quasi tre secoli questa 
spettacolosa solennità. Pare anzi prendesse 
col tempo un colore ancora più mondano ( 4 ). 

( l ) Nel principio del secolo XVII erano invitati alla 
processione; l'Arcivescovo di Milano col clero — l'Ili. 
ed Ecc." Governatore — l' 111." signor Castellano — 
l' 111. Gran Cancelliere — 1' 111.° Presidente del Senato 
coli' Ecc." Senato — il Presidente del Magistrato or- 
dinario col suo Magistrato — il Presidente del Magi- 



— 35 — 
Nel 1737 comincia a dar segno di deca- 
denza. Il priore conte Salazar viene dai 
colleglli pregato di disporre affinchè fosse 
ridotta alquanto la lauta imbandigione che 
si offriva in questa occasione, nella casa di 
residenza, al Capitolo del Duomo ed ai si- 
gnori del Municipio : fosse tolta , se non 
altro , la tavola preparata, causa di abusi, 
e si accontentassero gli invitati di semplici 
rinfreschi di acque e sorbetti. Più tardi , 
nel 1759, il priore marchese Sforza Brivio 
sopprime anche la refezione di pane, vino 
e salame , che si distribuiva ai vecchioni 
ed alle vecchione del Duomo, ed ai trom- 
bettieri di città, risarcendoli con una magra 
regalia di mezzo paolo per ciascuno. Dav- 
vero la festa andava morendo di languore. 

strato straordinario col suo Magistrato — gli 111. si- 
gnori Vicario coi dodici di provvisione e coi Paratici — 
gli Illustri Dottori collegiata Ma sul principio del se- 
colo XVIII il Governatore, il Senato e i due Magi- 
strati avevano cessato di intervenire. 



— 3G — 

Non ò a tacersi che in quei primi anni 
alcuni benefici cittadini concorrevano a 
sostenere l'istituzione con lasciti e dona- 
zioni : ricorderò Giangiacomo Trivulzio 
maresciallo di Francia e marchese di Vi- 
gevano, (feudo concessogli da Luigi XII). 
il quale , forse per farsi perdonare dai 
proprii concittadini le vittorie riportate a 
danno del Governo nazionale degli Sforza, 
donava mille ducati ( eguali a lire im- 
periali 4,000 ) mediante scrittura del 18 
aprile 1506. Altri molti seguivano il suo 
esempio : come si vede nell' elenco posto 
alla fine di questo scritto. 

Il primo maggio 1526 i signori Francesco 
Visconte, Francesco D'Adda, Bernardino 
Appiano, G. B. Vimercato, Battista Cave- 
nago, Giovanni Giacomo Porro, Marco Anto- 
nio Gagnola, Bartolomeo Maggi, Alessandro 
Simonetta e Giov. Ambrogio Balbo si ob- 
bligano, con istrumento rogato da Galeazzo 
Visconti, notaio in Milano, a favore del 



— 37 — 
venerando luogo pio del Monte di Pietà, 
per lire diecimila, con obbligo di restituzione 
trascorso un mese. 

Sembra per altro che il Monte avesse 
ancora qualche lampo di passeggiera pro- 
sperità, dacché, il 19 marzo 1530, i depu- 
tati Scaramuzza Visconti e Scipione Crivelli 
vennero dal Capitolo incaricati di conse- 
gnare a certo Stefano da Sesto, gioielliere 
in Milano, un magnifico smeraldo, che non 
era stato riscattato dal depositante, affinchè 
lo portasse a Venezia , dove si sperava 
ricavarne un prezzo maggiore. Infatti fu 
colà venduto il 4 giugno dello stesso anno, 
per L. 5,462. Il che vuol dire che si avevano 
somme abbastanza rilevanti da prestare a 
chi ne abbisognasse. 

Ma due anni dopo, tali erano le stret- 
tezze in cui versava lo stabilimento ; che 
il giorno 20 marzo 1532 i decurioni della 
città gli offrirono la non lieve somma di 
lire diecimila. Nella riunione capitolare 



— 38 — 
del 9 gennajo 1533, presieduta dal priore G. 
B. Archinto, si stabilisce che non si possa 
prestare se non lire otto sopra ciascun pe- 
gno ; lire venticinque con permissione del 
priore e di due deputati. Al di sopra di 
questa somma sia necessario l'assenso del 
Capitolo. Poi nel luglio del 1542 (priore, 
un Carlo Cremona), costatando detto Capi- 
tolo lo stato alquanto più prospero delle 
sue finanze, che gli concedeva di provvedere 
coi propri mezzi alle spese di amministra- 
zione, ben ponderata ogni cosa, previa par- 
tecipazione al R.° e Mag. senatore Filippo 
Castiglione, nonché al monsignore Primi- 
cerio del Duomo, ambidui conservatori del 
Monte, decise di togliere la tassa detta del 
Bagattino, tassa che dovevano pagare i pi- 
gnoranti, a titolo di indennizzo per le spese 
dei salariati, custodia delle robe, ecc. La 
pia congrega si consola di tali straordinarie 
larghezze , sperando (sono le sue parole) 
nella bontà di N. S. Iddio, che facendo 



— 39 — 
tale buona opera, più presto esso Monte 
debba moltiplicare che miniarsi. 

I nostri buoni proavi , anche nelle fac- 
cende puramente amministrative , non si 
scorciavano mai della divina provvidenza! 

Nel 1559, priore Gerolamo Castelletto 
(seduta 9 giugno), il magnifico Capitolo or- 
dinava che gli officiali del Monte potessero 
di propria autorità prestare fino alle lire 
dodici; per somme maggiori fino a lire 
cinquanta abbisognassero altre formalità. 
Ai 16 gennaio 1560, sendo la seduta ono- 
rata dal Senatore Lodovico Mazenta, con- 
servatore di questo luogo Pio, si stabilì che 
i signori Rinaldo d'Adda e Cristoforo Melzo 
faccino in modo che il Tesoriere renda 
conto ogni due mesi dei denari che si tro- 
vano nelle sue mani. — Che non si metta 
alcuna spesa in libro se prima non è fir- 
mata dal Priore, infine abbiano particolare 
cura acciocché tutti gli ordini del Monte 
sieno scrupolosamente osservati. 



— 40 — 

Nella seduta del novembre 1569 (le sedute, 
in questo tempo, avevano luogo una volta 
ni mese) gli illustrissimi deputati, essendo 
priore Mario Arrigoni, avuto riguardo alla 
sempre crescente ricerca di denaro per parte 
del pubblico bisognoso in causa della grande 
carestia del vivere, vennero nella decisione 
di vendere al miglior offerente un diretto 
dominio apportante l'annuo fìtto livellano 
di lire 400 imperiali pagabili al Monte dagli 
eredi del conte cav. Cesare Taverna sena- 
tore, sopra la possessione detta la Boffinada 
di pertiche milanesi 333 circa, posta nel 
territorio di Landriano (»), pieve di San Giù- 
li ano; acquisto fatto dal Monte, con istru- 
mento 8 febbraio 1566 , per la somma di 
lire ottomila pagate al sumenzionato Cesare 
Taverna. Il livello, come era da aspettarsi, 
venne riscattato dal figlio Matteo Taverna 



(*) Il territorio di Landriano era stato infeudato ai Ta- 
verna con diploma di Francesco II Sforza, confermato 
dall'imperatore Carlo V l'anno 1536 ai 17 ottobre. 



— 41 — 

nel corso dell'anno medesimo, il quale ri- 
mediava così al fatto paterno. 

La lotta fra il potere ecclesiastico ed il 
laicale diede anche qui segno di vita, quando 
l'arcivescovo Carlo Borromeo, il Santo, ac- 
campò pretese di volersi ingerire negli affari 
del sacro Monte di Pietà. Allarmato da 
questa minaccia , il nostro Capitolo, li 4 
agosto 1576, protesta contro il decreto pre- 
sentato dalla Curia arcivescovile al ragio- 
niere del pio luogo, per ordine del cardinale 
arcivescovo. Esso Capitolo sostiene non aver 
l'arcivescovo di Milano diritto alcuno di vi- 
sitare, né di rivedere i conti di detto sta- 
bilimento ; sendo stato fondato da Autorità 
ducale, sempre poi retto da laici; che se il 
Concilio di Trento impone tale visita per 
parte dell'Autorità ecclesiastica, devesi in- 
tendere di quegli istituti che furono eretti 
con autorità apostolica; non di quelli, come 
era il caso del Monte di Pietà di Milano, 
fondato per fatto di principe secolare, che, 



— 42 — 
neir acquistare od alienare cosa che fosse 
non aveva in nessuna circostanza diman- 
dato dispensa dall'Ordinario, né mai era 
stato sottoposto ad alcuna Autorità, istitu- 
zione o privilegio da persona ecclesiastica. 
In tal modo per allora la tempesta fu scon- 
giurata. 

Tale quistione veniva un secolo dopo 
risollevata dal cardinale arcivescovo Fede- 
rigo Visconti, il quale pretestò nuovi diritti 
per intromettersi nel maneggio dei luoghi 
pii, compreso il Monte; e insistette al punto 
da minacciare pene pecuniarie ed ecclesia- 
stiche censure a chi si ribellasse alla sua 
autorità. 

Il Capitolo del sacro Monte non ne fu 
sgominato. Nella memorabile seduta del 12 
giugno 1684, il priore conte Anselmo dal- 
l'Orto, rinfrancato dagli illustrissimi deputati 
Ottavio Revesta, Lanfranco Settala, conte 
Giacomo Simonetta, conte Bartolomeo Cal- 
chi, e conte Pietro Mariani; con fermezza 



— 43 — 
eroica, considerato l'ambiente in cui respi- 
ravano quei degni gentiluomini, dopo ani- 
matissimi parlari, protestarono di voler man- 
tenere intatti ad ogni costo i privilegi del 
pio Monte, e fatto venire al loro cospetto il 
Tesoriere gli ingiunsero, con parole ardenti, 
che, ogni qualvolta monsignore Terzaghi, 
destinato dalla Curia arcivescovile alle vi- 
site dei luoghi ecclesiastici , si affacciasse 
colla pretesa di visitare l'Istituto, facesse 
chiudere bravamente la porta grande, non- 
ché l'uscio che metteva nel cortile della 
chiesa, in guisa però da lasciare libero lo 
accesso a questa, onde monsignore potesse 
liberamente entrare , coni' era suo diritto , 
qualora ne avesse la voglia. f Si rogasse poi 
sul momento un atto attestante il solenne 
rifiuto, e all' uopo si ammonisse il notajo dì 
tenersi pronto a recarsi sul posto alla prima 
chiamata. Se quella energica disposizione 
non era in perfetta regola col galateo, era 
nondimeno di una eloquenza decisiva. 



44 — 



Qualche anno dopo si provocò e si ottenne 
un decreto del Senato (20 settembre 1687) 
approvante un voto del regio fìsco, in cui 
è concesso bensì all'arcivescovo di visitare 
i luoghi pii di questa città di Milano; ma 
solamente per esaminarvi ciò che riguarda 
le pie disposizioni legatane, con espressa 
proibizione di non immischiarsi negli altri 
affari. Il re di Spagna Carlo III confermò 
quel decreto (il 15 febbraio 1688), sempre 
senza pregiudizio della regia giurisdizione 
sul Monte di Pietà. Con questo tempera- 
mento anodino si credette di conciliare i 
partiti, e invece si scontentarono tutti. La 
quistione non era neppure sopita j anzi ri- 
diventava più irritante che mai. Vediamo 
infatti la stessa città di Milano rivolgersi 
a S. M. Cattolica, la quale, dal canto suo, 
si degnava di scrivere in proposito al Se- 
nato milanese, (29 agosto 1689) una lettera 
in cui dice a chiare note che non permetterà 
mai che Se haga novedad in prejuicio de 



— 45 — 
mis Regalias (vale a dire i pii luoghi della 
fabbrica del Duomo, del Monte di Pietà e 
della Misericordia), e comanda si renda giu- 
stizia di qualsiasi atto tanto intentato, quanto 
da intentarsi contro di essi. Qui don Antonio 
Lopes de Ayala Velasco e Cardenas conte 
di Fuensalida e Colmenar, governatore e 
capitano generale dello Stato di Milano per 
S. M. spagnuola, nello scrivere il rapporto 
al Senato (6 ottobre 1689) col quale accom- 
pagna appunto la lettera reale in discorso, 
rincarisce, ripetendo ancora su tutti i toni, 
essere i suddetti pii luoghi meramente se- 
colari, eretti senza intervenzione o con- 
correnza di autorità ecclesiastica; sperare 
quindi le stesse ragioni che avevano avuto 
la efficacia di persuadere il glorioso S. Carlo 
a desistere dall'impresa, avrebbero il me- 
desimo effetto salutare coi zelantissimi suc- 
cessori di lui, e non esitava a dichiarare che 
« està pretension tiene en gran aprehension 
« d toda la ciudad. » I deputati del nostro 



— 4G — 
Monte avevano battuto a tutte le porte per 
stornare la ingerenza della invadente supre- 
mazia ecclesiastica, e, a rileggere oggidì le 
loro querimonie, non parrebbero vecchie di 
dugento anni. 

Quando poi la peste scoppiava nella de- 
solata città con una violenza senza esempio 
nelle anteriori invasioni, il Capitolo del 
Monte emanò un'ordinanza (21 marzo 1630) 
già approvata dal Tribunale della Sanità 
con decreto 4 marzo 1630, la quale, sebbene 
dettata in uno stile contorto, ritrae al vivo 
la situazione. Ammonisce u che nessuno, di 
a qualunque grado, sesso, o condizione, 
« ardisca portare o mandare pegni al detto 
« Monte, che non esprima o faccia espri- 
« mere sinceramente il nome, cognome, par- 
« rocchia e il Patrone della casa precisa 
« ove abita, insieme con il luogo ove sarà 
u levato tal pegno, e il tempo che sarà in 
u dominio della persona, ecc., il tutto con 
u giuramento e con ogni lealtà , e senza 



— 47 — 
« alcuna frode. Che nessuno, ecc. ecc., che 
« abiti fuori delle mura di questa città ar- 
a disca, né per sé, né per altri, introdurre 
h in Milano alcuna sorte di mobile per man- 
« dargli o portargli in pegno al detto Monte, 
« senza espressa licenza in scritto del Priore 
« o Deputato compagno della medesima 
u Porta. » 

Più tardi, cresciuta la morìa, e lo scom- 
piglio giunto al colmo, si dovette sospen- 
dere le operazioni. Cessato alfine il terribile 
contagio, si pensò a rimettere l'Istituto dai 
molti danni sofferti. Si cominciò dall' otte- 
nere la licenza (11 marzo 1631) dal Presi- 
dente della sanità di procedere alla vendita 
dei pegni. Poi si ottenne (26 marzo 1631) 
niente manco che la scomunica contro gli 
usurpatori dei bollettini di pegni procacciati 
dalla morte dei legittimi possessori durante 
la peste. Il 13 settembre dello stesso anno, 
fu stabilito di trattenere il soprappiù dei 
pegni che si andava vendendo per rifarsi di 



— 48 — 
quanto si perdeva su quelli dalla cui ven- 
dita non si fosse ricavata la somma sovve- 
nuta , quando però appartenessero alla 
medesima persona od eredi , e solo nella 
precisa quantità del denaro sborsato: l'ec- 
cedente si restituisca, come di ragione. Gli 
eredi erano sempre obbligati a risarcire il 
Monte delle perdite che risultassero a ca- 
rico del testatore. 

La peste e il governo dei re di Spagna 
avevano ridotta la Lombardia in uno stato 
deplorabile. La seconda metà del secolo de- 
cimosettimo è una delle epoche più nefaste 
che abbia attraversato il nostro paese. In 
ogni cosa il marasmo era completo ; la ten- 
denza conservatrice spinta alla esagerazione 
e l'immobilità divenuta ideale di ogni poli- 
tica, di ogni pubblico negozio, come del vi- 
vere civile , imponevasi ad ogni ordine di 
fatti, — quindi i fidecomessi, i maggiora- 
sela e tutti quegli spedienti con cui, non 
solo le classi aristocratiche, ma anche le 



— 49 — 
meno elevate, si sforzavano di lottare colla 
natura delle cose che vuol modificarsi ad 
ogni costo, secondo l'assioma di un celebre 
filosofo tedesco, coli' intento di perpetuare 
uno statu quo impossibile a mantenersi. Nel 
nostro Istituto vediamo la carica stipendiata 
di Tesoriere infeudata per tre generazioni 
nella famiglia Ajroldi — caso che si pena 
a spiegare oggidì che la fiumana corre a 
precipizio precisamente nel senso opposto. 

Il nome di questa specie di dinastia ri- 
corre spesso negli annali del Monte, e vi 
figura sempre trattata con singolare predi- 
lezione. Nell'anno 1701 (14 gennaio), es- 
sendo stata scoperta una mancanza di cassa 
di milanesi lire 2043. 13. 11, il priore Della 
Croce chiamò dinanzi all'indignato Capitolo 
il tesoriere Cesare Ajroldi e gli intimò di 
rimettere tosto il denaro mancante; poi gli 
dichiarava di negargli senz' altro certo in- 
vocato aumento di soldo ; dovesse final- 
mente dar parola non avrebbe mai più per 



— 50 — 
l'avvenire commessa infedeltà, né preteso 
stipendio più lauto di quello che godeva at- 
tualmente. Il Tesoriere, al quale non pareva 
vero di cavarsela a così buon mercato, pro- 
mise tutto. Ciò bastò per calmare lo sdegno 
di quei buoni messeri, che lo mandarono 
assolto, seduta stante, senza neppure darsi 
la briga di investigare come fossero vera- 
mente passate le cose. — Ma non basta; 
qualche anno dopo (1704) alla morte del- 
l'Ajroldi, gli fu nominato successore il figlio 
Francesco Maria, il quale, per altro, offriva 
lire tremila al Pio luogo , asserendo che 
tale era la volontà esternata da suo padre 
a viva voce. Esempio di generosità non 
nuovo in quella famiglia. 

Arrestiamoci un momento a considerare 
quanto ora sia mutata la fisonomia morale 
della società. La buona fede, direi quasi, 
il candore patriarcale che informava la 
condotta degli uomini d'allora nel maneg- 
gio dei civili affari — mentre d' altronde i 



— 51 — 
costumi, per molti rispetti, arieggiavano an- 
cora la ferocia dei tempi eli mezzo — par- 
rebbe incredibile ai figli di questo secolo 
decimonono, così incivilito, ma così pro- 
fondamente malizioso, se, ad ogni pie so- 
spinto , non ne incontrassimo incontrasta- 
bili prove, die pur giova constatare di 
tanto in tanto, se vogliamo misurare tutto 
l'abisso che. ci separa dai nostri avi (*). 



(') Sullo scorcio del XVII secolo gli stipendii annui 
erano cosi distribuiti: Al Cancelliere, milanesi lire 1,000 
— al Tesoriere lire 600 — al Ragionato lire 480 — ai 
tre ufficiali minori lire 288 cadauno. 



II. 



Carlo V, suggellando fatalmente colla 
presa di Firenze e di Siena la schiavitù 
dell'Italia, ne aveva arrestata la trionfale 
carriera. — Al movimento delle libere città 
era succeduta la calma stagnante del di- 
spotismo spagnuolesco oramai prevalente 
dappertutto, anche dove non era imme- 
diato. — I discendenti dei grandi uomini 
che avevano portato a tanta eccellenza le 
scienze e le arti, a tanta prosperità il com- 
mercio e le industrie si sviarono o poltri- 
rono nell'ozio. — Non è però a dire che 
il crepuscolo di quel luminoso meriggio 
fosse senza qualche splendore. Ma mentre 



— 54 — 
Roma , Firenze e Venezia , uscite meno 
malconce dal cataclisma, coglievano i frutti 
di una matura civiltà, Milano, con doloroso 
contrasto , due volte desolata da spaven- 
tosi contagi , avvinta in una rete di con- 
venti, e la campagna circostante in balìa di 
signorotti prepotenti, che sognavano di sci- 
miare i castellani del medio evo, — talvolta 
perfino infestata da banditi di alto lignaggio 
dei quali l'autorità costituita era incapace 
a frenare gli eccessi , offriva lo spettacolo di 
una semi -barbarie. La corruzione, l'igno- 
ranza avevano tutto guasto. — Partendo 
dall'alto si erano infiltrate in tutti i meandri 
della compagine sociale. La burbanza dei 
nobili e l'avvilimento delle plebi rendevano 
non solo possibili , ma frequenti delle indi- 
vidualità come quelle scolpite con inarriva- 
bile maestrìa nel capolavoro manzoniano. E 
quando a lungo andare la letale influenza 
della Corte spagnuola e del suo iniquo 
sistema, ebbe portati tutti i suoi frutti, la 






— 55 — 
uggiosa città descritta dal Torre fu vera- 
mente degna dimora alla sua popolazione 
inselvatichita, come degno pascolo al suo 
gusto pervertito furono i bislacchi, farrag- 
ginosi affreschi con cui i Fiamminghini e 
loro consorti imbrattarono le pareti delle 
chiese nelle quali raggiavano tuttavia le 
madonne del Luini. Non è quindi meravi- 
glia se il Governo dell'imperatore di Ger- 
mania , subentrato a quello di Filippo V 
pel trattato di Utrecht, fosse salutato come 
riparatore dalla parte più sana della popo- 
lazione: solo una fazione, quella composta 
da pochi feudatari in ritardo, sempre acca- 
rezzati dai governanti di Madrid, rimpian- 
sero le delizie dei tempi andati. Anche il 
Monte di Pietà, come gli altri Istituti di 
beneficenza, si era risentito, e già s'è visto, 
degli effetti di quella politica snervante , 
che aveva sì bene addormentato il paese 
per quasi due secoli. Ne era facile un 
pronto risveglio, e neppure l'impulso era 



— 56 — 
poderoso abbastanza ; quindi le cose non 
parvero , per alcun tempo, cambiare gran 
fatto : circostanza che semplifica il mio 
compito. 

Riporterò per debito di cronista, che Cle- 
mente X papa , acciò il popolo milanese 
concorresse ad accrescere il patrimonio del 
Monte di Pietà mediante elemosine, con suo 
breve in data 13 luglio 1720, concedeva 
altra indulgenza plenaria a chiunque dei 
fedeli si fosse accostato alla mensa eucari- 
stica nella chiesa del Monte. I deputati pre- 
senti e venturi poi, colle loro famiglie, già 
fino dal 12 agosto 1503 , erano stati dal 
padre fra Girolamo Tornielli, vicario gene- 
rale dei Francescani Minori osservanti nel 
Convento delle Grazie in Monza, onorati 
dalla patente di fratellanza e fatti compar- 
tecipi delle loro preci. 

Nel principio del secolo decimottavo, se- 
guendo le ordinazioni prescritte nel 1690, 
non si impegnava tutti i giorni. Nel giorno 



in cui si impegnava , esponevasi sopra la 
porta un cartello bianco; un cartello nero 
nei giorni in cui non si accettavano pegni. 
Il dì 16 marzo 1709 (priore il conte Niccolò 
Maria Visconti), fu stabilito che si aumen- 
tasse la somma giornaliera con cui soccor- 
rere i poveri fino alle lire 700; nei tre 
giorni precedenti le vendite, fosse ancora 
accresciuta in proporzione al denaro che si 
trovasse in cassa; ancora più all'avvicinarsi 
del San Michele, attesoché il Monte si te- 
nesse chiuso da quel giorno fino al dì di 
San Carlo, per le ferie autunnali. In ap- 
presso , e precisamente il 28 giugno 1718, 
si ordinava (*) non doversi prestare più di 
lire 900 al giorno, restando facoltativo al 
signor priore di concedere di più, purché 
nella cassa rimanesse un fondo di lire 3 mila 
almeno, di scorta. Non si permetterà di 
dare sopra un solo pegno più di lire 25, 



(') Nell'anno 1717 un benefattore anonimo donò lire 
mila imperiali. 



— 58 — 
che potranno portarsi fino a lire 35 coli 'as- 
senso del deputato di settimana o del priore, 
che in quell'anno si trovava essere il conte 
Carlo da Conturbia , ed a lire 70 con de- 
creto del Capitolo. Non passi giorno, in cui 
non si riconoscano i libri di registro e dei 
pegni. In caso di sovrabbondanza di denaro 
era stabilito lo si dovesse depositare sul 
banco di S. Ambrogio, per poternelo avere 
ad ogni occorrenza. 

Il deputato di settimana doveva assistere, 
seduto sopra una sedia d'onore, munita di 
cuscino , alle operazioni di pegno che si 
facevano nella sala della tesoreria apposi- 
tamente disposta con gradinata. Era suo 
obbligo preciso l'esigere che « da tutti li 
ministri si compisca puntualmente al loro 
dovere... con quella proprietà di portamento 
che si deve a chi rappresenta questo illu- 
stre Capitolo. » 

Perfino nei più insignificanti particolari, 
in quel bravo cavaliere patrizio in cappa 



— 59 — 
e spada, probabilmente somigliante a qual- 
cuno di quegli arcigni idalghi che il popolo 
milanese ammira sotto i bramanteschi por- 
ticati dell' Ospitale , fra i ritratti de' suoi 
benefattori, il quale assiste dal suo seggio 
elevato , atteggiandosi con lodevole com- 
postezza, alle operazioni della giornata, e 
perora la causa del povero col vernacolo 
ambrosiano che il Maggi ci tramanda, spic- 
cano i costumi compassati del tempo: la 
tradizionale bonomia lombarda si marita 
colla boriosa etichetta spagnuolesca tuttavia 
predominante — etichetta che non si doveva 
smettere né anche quando si andò poco a 
poco adottando l'attillatura francese. 

Nell'anno 1745 il Capitolo, presieduto dal 
priore marchese Vercellino Visconti , pre- 
sentò ricorso al governatore per ottenere 
che i deputati fossero, per lo innanzi, non 
più nominati di anno in anno, ma piuttosto 
a vita; mantenendo però annuale la carica 
di priore; acciocché acquistando maggiore 



— 60 — 
pratica, riuscissero a togliere possibilmente 
gli abusi di infedeltà pur troppo avvenuti 
fra i commessi incaricati della custodia dei 
pegni, in tempi di poco anteriori. Ma non 
fu se non per decreto (9 maggio 1759) di 
S. A. S. Francesco III duca di Modena , 
che col titolo di amministratore governava 
il ducato di Milano in nome dell' impera- 
trice ( 4 ), che venne alquanto modificato il 
modo di stare in carica pei deputati, prolun- 
gandosene la durata da due a dodici anni, 

(') Francesco III d'Este duca di Modena, annoiandosi 
nella sua capitale , prometteva la mano di Beatrice 
unica figlia del suo unico figlio Rinaldo e di Maria 
Teresa Cibo Malaspina, all'arciduca Ferdinando d' Au- 
stria, col patto che lui stesso governerebbe la Lombar- 
dia fino alla maggiore età del futuro marito. Accettato 
il partito dall' Imperatrice madre , Francesco veniva 
nel 1754 a soggiornare in Milano, tenendovi il governo 
per diciassette anni. Morì in Varese (a lui infeudato) 
nel 1780, dove aveva eretta la magnifica villa che an- 
cora volgarmente si chiama la Corte. Ebbe tre mogli. 
La prima era figlia del Reggente di Francia, indi spo- 
sava una Castelbarco vedova Simonetta, poi una ve- 
dova Melzi. 



— 61 — 
con obbligo di eleggerne sei nuovi ogni sei 
anni (decreti del Senato 30 settembre 1749 
e 30 settembre 1760) ('). 

In quanto al patrimonio dell'Istituto, nel- 
l'anno 1772, oltre alla cassa di giro, costi- 
tuita da L. 95,080, possedeva, un capitale 
di L. 81,400 depositato sopra il banco di 
Sant' Ambrogio coli' interesse del due per 
cento, ed altro capitale di lire undicimila 
depositato in detto banco il giorno 18 set- 
tembre 1753, col? interesse del quattro per 
cento. La formazione di questi capitali pare 
avesse principio nel 1631, come risulterebbe 
dalla espressione delle medesime cartelle , 
e sarebbero stati raggranellati con elemo- 
sine, lasciti e coi soprappiù ricavati dalla 
vendita dei pegni, non reclamati dalle parti. 

(') Nel 1635, essendo priore Antonio Frisiani, i depu- 
tati del Monte fecero stampare gli antichi ordini colle 
aggiunte volute dal cambiamento dei tempi. Una ri- 
stampa con altre modificazioni venne eseguita nel 1744, 
sotto il priorato del marchese Camillo d'Adda. 



— 62 — 

Un altro capitale di lire 38 mila era 
impiegato presso V Ospitale Maggiore col- 
l' interesse del tre per cento , probabil- 
mente formato con qualche legato e colla 
vendita di poderi posti in Marcallo fatta 
F anno 1763 pel prezzo di lire settemila. 
Un livello di annue lire ventidue , che 
esigevasi dal banco di Sant'Ambrogio, per 
compera fatta d' una bottega alla piazza 
dei Mercanti , come risulta da istrumento 
12 marzo 1697. Altro livello di 134 lire 
annue , che si pagavano dagli eredi del 
signor Niccolò Contarmi sopra la roggia 
Al china, nel tenimento di Mazzanega sul 
Cremonese , provenuto da Federigo Vas- 
sallo , come sicurtà di Paolo Carcassola 
tesoriero del Monte (istromento 20 settem- 
bre 1651). Un reddito di lire 2,967, dovuto 
dal signor Lucine 

Possedeva finalmente la casa di resi- 
denza donata da Tommaso Grasso ; nella 
quale abitava il tesoriero incaricato della 



— 63 — 
custodia delle robe ( 4 ). Accanto ad essa era 
stata edificata , sul disegno di Girolamo 
Quadrio, una chiesa di forma rotonda con- 
sacrata alla Pietà ( 2 ). Sull'altare maggiore 
figurava un buon quadro , rappresentante 
Cristo deposto dalla croce colla Vergine in 
atto pietoso ; quadro che le antiche guide di 

(') Nel 1586 il Monte comperava da Carlo Antonio 
Brebbia la metà di una casa posta nella parrocchia 
di S. Protaso in Porta Comasina pel prezzo di L, 8,500, 
col patto di grazia. Ma accadde che il conte Francesco 
Brebbia , erede del su nominato , nell' anno 1633 chie- 
desse fosse quella parte di casa ceduta a Giorgio Clerici, 
il quale offriva il pagamento sopra un credito di L. 35,272 
che aveva verso il conte Carlo Francesco Serbellone. 
11 Capitolo (Priore Ercole Besozzi) concesse la retro- 
cessione della casa sotto quella forma , colla clausola 
che non si ommettesse nessuna delle cautele necessarie 
a garantire l'Istituto. 

( 2 ) L'antica chiesa era stata decretata nella seduta 
17 febbrajo 1535, e furono incaricati, dal priore Enrico 
Pagnano, i deputati Antonio Gambaloita e Cristoforo 
Ferrerò di commetterne il progetto e curarne l'esecu- 
zione. Ma nel 1656 venne rifabbricata. Il 7 luglio di 
quell'anno si decretano due doppie all'ingegnere Qua- 
drio a conto per l'assistenza alla fabbrica della Chiesa 
che non si finì che nel 1666. 



— 04 — 

Milano attribuiscono al Crespi detto Cerano. 
Ora sta appeso nella sala del Consiglio del- 
l' attuale amministrazione insieme ad altro 
dipinto che riproduce una di quelle scene 
ideali che, appunto perchè muovono a com- 
passione, gli artisti chiamano la Pietà; cioè 
Cristo uscente dal sepolcro, opera, a detta 
degli intelligenti, appartenente alla scuola 
lombarda della fine del quattrocento ( ! ). 
L'archivio dell'Istituto non possiede docu- 
mento atto a schiarire il mistero. 

Una cappella dedicata alla Trinità era 
stata fatta erigere in detta chiesa dal si- 
gnor Gerolamo dei conti della Somaglia 
(istrumento 25 agosto 1664) , nella quale . 



( ! ) Da questo quadro è tolto l'emblema del nostro 
Monte. Ancora nel Capitolato 6 settembre 1825, colla 
Tipografìa Agnelli, dalla quale si dipende da circa due 
secoli, è detto che lo stampatore riceverà dalla Dire- 
zione lo stemma della Pietà, il quale doveva essere 
posto in capo ad ogni polizza secondo la pratica in 
corso. — Da tempo non è più adoperato se non come 
sigillo. 



— 65 — 
il 22 marzo 1673, quel divoto gentiluomo 
instituiva una cappellania , con diritto di 
nomina del titolare per sé e suoi eredi. 
Il Capitolo per riconoscenza poneva nella 
chiesa una lapide con iscrizione che ricor- 
dasse ai posteri Tatto generoso. 

Con tali risorse pare che il Monte vivesse 
assai meschinamente. 

Il conte di Firmian, ministro plenipoten- 
ziario nella Lombardia (*), il quale si era 
assunto il glorioso incarico di sdormen- 
tarla definitivamente dall' abbietto letargo 
in cui giaceva, informandosi a quelle nuove 
idee che già infiltravano nella società eu- 
ropea , ben prima che la rivoluzione fran- 
cese se ne arrogasse il monopolio e le com- 
promettesse colle sue enormezze; a' dì 20 
settembre 1767 pubblica un dispaccio ce- 
sareo del 25 giugno di detto anno, con cui 

(') Carlo Firmian era succeduto, il 16 giugno 1759, 
al conte Beltrame Cristiani nel mandato di rendere lieve 
al duca di Modena il compito di reggere la Lombardia, 

5 



— 66 — 
S. M. l' Imperatore , co-reggente , elegge a 
visitatori dei Luoghi pii dello Stato mi- 
lanese quattordici persone , la metà patri- 
zii, la metà cittadini, come allora si diceva 
per indicare la borghesia, la quale, cresciuta 
in forza, per la prima volta fa capolino ne- 
gli annali di questo nostro Istituto. Due 
fra essi fossero ecclesiastici. 

Gli eletti erano i seguenti: 

Pel ceto nobile. — Il marchese Paolo 
Recalcati — Il conte Ferdinando Casati — 
Il marchese Galeazzo Arconati — Il mar- 
chese di Melegnano, figlio — Il conte Teo- 
doro della Somaglia — Il marchese Car- 
pani — Il canonico Arese. 

Pel ceto borghese. — Pietro Marazzani 
— Giacomo Venino — Gerolamo Rossi — 
Don Luigi Petazzi — Don Pietro Cozzi — - 
Francesco Maria Massini — Abate don Gae- 
tano Vismara. 

Il priore del Monte , conte Pirro Corio, 
ricevette una lettera indirizzatagli (6 otto- 



— 67 — 
bre 1767) dai signori Recalcati e Massini, 
colla quale rendevanlo avvertito essere stati 
essi medesimi specialmente incaricati di vi- 
sitare questo pio Stabilimento. E 1' anno 
dopo, don Ercole Visconti, priore, scrivendo 
(il 26 agosto) ai due visitatori per cose ine- 
renti alla loro mansione , coglie il destro 
per far loro intendere facessero buon'opera 
presso il duca di Modena onde procaccias- 
segli sussìdii , giacché navigava in quel 
tempo in pessime acque. 

Vediamo poi, nel 1774, il conte Giacomo 
D urini, in allora priore f rivolgersi al Fir- 
mian, officiandolo acciocché impetrasse dal- 
l' imperatrice Maria Teresa (la quale già 
nel 1754 aveva assegnato un reddito di fio- 
rini duemila, sul fondo della pubblica be- 
neficenza), una nuova sovvenzione di due- 
mila cinquecento fiorini; sovvenzione che 
venne concessa sul Monte di Santa Teresa. 

Tante istanze apportavano frutti ancor 
più abbondanti giacche, il 29 maggio 1780, 



— G8 — 
l'Imperatrice vedova scrive al Firmian che, 
allo scopo di dotare più convenientemente 
il Monte di Pietà di Milano , determina 
quanto segue : 

I. Che vengano soppressi i Luoghi pii 
della città di Milano nominati della Pietà, 
presso San Barnaba; dell'Immacolata Ver- 
gine, presso S. Francesco del Cavallino ; ed 
il Chiesuolo presso Santa Maria dei Servi. 

II. Che le prestazioni fisse , ed ogni 
altro peso incombenti ai detti Luoghi pii 
soppressi , debbano essere soddisfatti da 
quel Luogo pio della città che il governo 
stimerà di prescegliere, e che a tale effetto, 
si debba passare al medesimo quella por- 
zione di fondi e di capitali necessaria a 
produrre una rendita annua a ciò idonea (*). 

III. Che il rimanente delle vendite 
non obbligate, insieme coi mobili ed ogni 
altra appartenenza e ragioni spettanti ai 

(') Pare che questo Luogo pio sia stato l'Ospitale di 
Santa Caterina alla Ruota. 



— 69 — 
Luoghi pii sopra indicati, debbano passare 
al Monte di Pietà. 

Risultato di questi provvedimenti fu che 
il 12 aprile 1781 il Firmian scrive al no- 
stro Capitolo avere S. A. R. ordinato al 
marchese Recalcati, cavaliere delegato pel 
nuovo Ospitale di Santa Caterina alla 
Ruota, di rilasciare al Monte la somma di 
lire 385,714, 5. 8 milanesi mediante car- 
tella libera ; colla facoltà di esigere tosto 
lire 85,714, 5. 8 per aumentare il giro dei 
pegni. Le altre 300 mila lire si deposi- 
tino al Monte di Santa Teresa, coli' inte- 
resse del 3 e mezzo per cento, affinchè se 
ne disponga poi secondo il programma che 
l' arciduca Ferdinando , succeduto nel go- 
verno del Ducato milanese al padre di suo 
suocero, aveva in animo di tracciare. 

Giuseppe II, derogando a favore del no- 
stro pio Stabilimento, alla prammatica che 
proibiva alle manimorte di poter acquistare 
beni immobili, abilitava i cavalieri Deputati 



— 70 — 
ii comperarsi una sede più ampia, giacché 
l'attuale era oramai incapace al servizio. 
In conseguenza di che i deputati Cavenago 
e Casati, ai quali il Capitolo affidava l'af- 
fare, posero gli occhi sul soppresso mona- 
stero delle Francescane di Santa Chiara in 
contrada dei Tre Monasteri. Chiamati ap- 
positamente quei due signori dall'Arciduca 
Governatore , il quale usando modi affabili, 
e quasi famigliari co' suoi amministrati, se 
ne era guadagnata tutta la simpatia, si re- 
carono in compagnia di lui a visitare il 
designato locale che trovarono per ogni ri- 
guardo conveniente. Il Capitolo (20 gen- 
naio 1783, priore Parravicino) udito il rap- 
porto de' suoi due rappresentanti , dopo 
avere dato libero sfogo alla loro grati- 
tudine per la benignità del Principe , ag- 
gradiva la scelta del caseggiato, insomma 
ogni cosa. 

Finalmente con lettera 11 marzo 1783, il 
Wilzech comunica che S. A. R. autorizza 



— 71 — 

questo Monte di Pietà a fare acquisto di 
dieci parti del Monastero in discorso, sulle 
ventuna in cui era stato diviso, (compera 
effettuatasi con istroniento 17 marzo 1783 
rogato Carlo Antonio Silvola, per il prezzo 
di lire 57,148 , rappresentando il Monte i 
deputati Conte Ambrogio Cavenago, feuda- 
tario di Trezzo, e don Apollonio Casati) (*). 
Permette inoltre di levare altre lire 80 mila 
dalle trecento mila rimanenti delle vendite 
dei quattro Luoghi pii assegnatigli , come 
sopra vedemmo, e depositate sul banco di 
Santa Teresa , acciocché potesse pagare il 
prezzo di acquisto e ritenere per gli adat- 
tamenti le restanti lire 22,852. Obbligavalo 
per altro a vendere, in momento opportuno, 
T antica casa di residenza presso Santa Ma- 
ria Segreta per reintegrare in tutto o in 



(*) Le altre parti del Monastero vennero comperate 
dalle monache di Santa Caterina in Brera per L. 62,882. 
Ma ben presto, soppresso anche quel convento, furono 
ricomperate e rifabbricate dal conte di Kevenhtiller. 



— 72 — 
parte il fatto dispendio ( 4 ). Volle poi che 
V architetto Piermarini , scolare del Van- 
vitelli , il quale , nei grandiosi fabbricati 
intrapresi per iniziativa dello stesso Arci- 
duca, andava, con fortuna, rimettendo fra 
noi in onore V architettura del cinquecento, 
desse tosto mano a disegnare un nuovo 
edificio, che riuscir dovesse decoroso e di 
beli' ornamento alla via che prendeva il 
nome dal Monte di Pietà. Il valente artista 
non mancò alla fiducia del committente au- 
gusto , innalzando un palazzo per sobrietà 
di linee degno della sua fama, preoccupan- 
dosi precipuamente della parte esteriore 
per trascurare ciò che riguarda l' interna 
comodità, com'era il vezzo d'allora. Senon- 
chè, le gigantesche proporzioni di un fab- 
bricato monumentale, in costruzione men- 
tre scrivo, lo va ogni di più rimpicciolendo 

(') Questa fu livellata ad Angiolo Brambilla nel 1783, 
per l'annuo canone di lire 1425, oltre una adeale di 
lire 15 mila. 



— 73 — 
col confronto della superba sua mole, umi- 
liandolo collo sfoggio delle sue eleganti e 
fantastiche linee (*). Piermarini spendette 
lire 125,538, a cui, se si aggiunge il prezzo 
dell'area, si ha la somma, relativamente 
non esorbitante, di lire 182,686 ( 2 ). Con ciò 
gli offici del Monte trovavansi accasati in 
quella nuova sede sullo scorcio del 1783. Ben 
presto si praticavano modificazioni radicali 
anche nel meccanismo amministrativo. Il 
giorno 15 luglio 1784 partecipavasi al Ca- 
pitolo del Monte di Pietà un decreto del 

(«) Già fin dal 14 aprile 1778, il priore Pietro An- 
dreani aveva pensato ad un necessario allargamento 
della casa presso Santa Maria Segreta, tentando di in- 
corporare la casa che Tommaso Grasso aveva lasciata 
alla fabbrica del Duomo. 

( 2 ) La fabbrica venne effettivamente diretta dall'in- 
gegnere collegiato Pietro Castelli retribuito con cento 
zecchini che furono aumentati fino a centocinquanta. 
Al regio architetto Piermarini , pel disegno della fac- 
ciata ed altri incomodi avuti, relativi alla fabbrica 
stessa, furono dati zecchini cento. Veramente troppo 
meschina rimunerazione al grande artista che aveva 
ideato il teatro della Scala e la villa di Monza. 



— 71 — 

Governatore e Capitano generale (firmato 
Ferdinando) con cui in forza del nuovo or- 
dinamento di tutte le Cause pie e Luoghi di 
carità esistenti ih Lombardia, voluto dal- 
l' imperatore Giuseppe II, revoca tutte le 
Congregazioni amministrative che li regge- 
vano, e insieme notifica la conseguente no- 
mina da lui fatta degli esimii personaggi 
che dovevano comporre la regia Giunta 
delle Pie fondazioni (*). 

(') L' Imperatore, con reale dispaccio 6 maggio 1784, 
promulgava un nuovo ordinamento di tutte le Cause 
pie e dei Luoghi di carità esistenti nella Lombardia au- 
striaca, e istituiva allo scopo di attuario una Giunta 
dipendente immediatamente dal governo, e composta (per 
decreto arciducale) dal consigliere di Stato conte Luigi 
Trotti, che ne doveva avere la direzione, dal consigliere 
conte Pietro Secchi in qualità di primo assessore, il 
quale aveva insieme la sopraintendenza della contabilità 
coi bilanci di tutte le Pie fondazioni. Gli altri asses- 
sori erano : il conte Ambrogio Cavenago per gli ospi- 
tali, il marchese Roberto Orrigoni per la Casa degli 
esposti e per gli Orfanatrofi , il conte Carlo Taverna 
preposto di San Nazaro per le distribuzioni delle doti 
e per le elemosine, il marchese Benigno Bossi per gli 
Ospitali dei vecchi e per gli incurabili. 



— 75 — 

Il Capitolo in tal guisa congedato era 
composto da don Francesco Scotti Gallarati 
priore, e dai deputati don Apollonio Casati, 
conte Ambrogio Cavenagb, marchese Carlo 
Arconati , conte Pietro Lurani , marchese 
Francesco Orsini da Roma, conte Carlo Du- 
rini, marchese Francesco Benzoni. Costoro, 
il giorno 20 luglio 1784, prima di sciogliersi 
ottemperando al decreto governativo, nomi- 
narono, con votazione segreta, due fra di 
loro, il Casati e l'Orsini, amministratori in- 
terinali , i quali , confermati dall' Arciduca 
(lettera della R. Giunta 26 luglio 1784) stet- 
tero in carica finché, per destinazione dello 
stesso (lettera 28 dicembre 1784 firmata Wil- 
zeck) fu eletto, in qualità di unico e stabile 
amministratore regio, il conte Giambattista 
Mellerio, che ne assumeva senza ritardo 
(7 gennaio 1785) le onorifiche incombenze. 

Ma quella forza di volontà, che, con un 
tratto di penna da cui traspiravano le ten- 
denze rinnovatrici dei tempi, rompendo un 



— 70 — 
po' bruscamente la inalterata consuetudine 
di trecento anni annientava la tradizionale 
forma di amministrazione, fece opera che 
non attecchiva. Qualche anno dopo, e pre- 
cisamente il 20 marzo 1791, lo stesso go- 
verno, per ordine di Leopoldo II, pensò ad 
una restaurazione ; ed incaricava Francesco 
Scotti, prima del Mellerio priore dell'abolito 
Capitolo, di raccogliere tosto gli individui 
superstiti che lo componevano, e di ripren- 
dere seco loro le funzioni di rettori del 
Monte come per l'addietro, nonché di am- 
ministratori di tutta la sua sostanza. In me- 
moria di questo fatto , veniva posta una 
lapide con iscrizione in elogio al Sire che 
aveva ripristinata V antica gerarchia (*). 
Lo splendido palazzo, di recente allestito 



(') Ecco riscrizione: 

« Nobili Ccetu — Ad Montis Pietatis Regimen — 
» Anno mdcclxxxiv — A Josepho II Amoto — Patri- 
» monio Adaucto — A Leopoldo II anno mdcclxxxxi — 
» Restituito — Agentium Grates — Augustis Monu- 
» mentura — Anno mdcclxxxxi — Kal. Aprilis. » 



— 77 — 
in Porta Nuova, rimpetto all' antichissimo 
convento di Santa Barbara, esigeva un im- 
pianto più. vasto; quindi, maggiori risorse, 
le quali non si fecero aspettare gran fatto. 
Addì 17 giugno 1785, l'arciduca Ferdinando 
partecipa alla menzionata Giunta avere 
l' Imperatore determinato che il Monte di 
Pietà debba, in avvenire, essere diretto se- 
condo le regole stabilite in un nuovo piano. 
Poi, a rendere i suoi mezzi finanziarii pro- 
porzionati al bisogno , ordinava fosse sop- 
presso « l' Istituto detto il Rifugio delle 
« donne in Santa Valeria in Milano, e tanto 
u il suo caseggiato che i mobili e fondi sta- 
« bili fossero prontamente venduti e desti- 
« nato il loro prezzo al giro dei pegni. » 
L'anno seguente, ai dì 21 febbraio, il re- 
gio Economato generale dello Stato di Mi- 
lano consegna al nostro Istituto tutte le so- 
stanze appartenenti al su nominato Rifugio 
delle Convertite in Santa Valeria — vale 
a dire, le somme ricavate dalla vendita di 



— 78 — 

possessioni al conte Carlo Archinto, per mi- 
lanesi L. 547,500 (dedotte le passività ine- 
renti, il prezzo pagato fu di L. 513,134. 5. 9), 
e del casamento al conte Alfonso e cava- 
lier Luigi fratelli Castiglioni (via Cappuc- 
cio) per L. 53,200 (dedotti i pesi di cui 
era gravato, si ridusse a L. 51,645. 14. 2) 
— Cartelle di banco: capitali; crediti verso 
il concorso Ferrano ; legati attivi, formanti 
in tutto la somma di L. 1,101,734. 11. 1; 
la quale dava annualmente la rendita di 
L. 36,493. 18. 9, coi pesi stabili di L. 2,768 
e cogli eventuali di L. 24,288. 13. 9, com- 
prese le pensioni vitalizie di lire cinque- 
cento cadauna, alle quarantasette donne 
appartenenti al soppresso Ricovero; di più 
la pensione vitalizia di L. 490 al sacerdote 
del posto. Al Monte rimaneva pel giro dei 
pegni, l'annuo reddito netto di L. 9,437. 5; 
senza contare L. 4,515 trovate in cassa ( 4 ). 

(*) Fra i documenti venuti al Monte di Pietà dal 
rifugio in Santa Valeria , ve ne sono di curiosi. Le 
note per esempio, le più particolareggiate, delle spese 






— 79 — 
La solenne inaugurazione del nuovo im- 
pianto ebbe luogo il primo marzo 1786 ( 4 ) 
sotto la direzione Mellerio , coli' attuare 
finalmente gli appositi ordini conformi ai 
più brillanti destini (Piano di Regolamento 



fatte per le tre feste da ballo che le buone suore die- 
dero durante il carnevale 1785, i giorni 3, 5, 7 del 
mese di febbraio, le quali, giova dirlo, ci sembrano 
tutt'altro che sardanapalesche. 

(') Riportiamo V avviso con cui si annuncia al pub- 
blico la futura inaugurazione del nuovo Monte di Pietà. 

« Una delle più provvide, e più salutari Istituzioni 
è stata sempre riguardata quella dei Monti di Pietà 
diretta a sottrarre dalla ingordigia degli usurai la 
classe più bisognosa della Società, e quelle Famiglie 
ancora, le quali cadute in qualche momentanea neces- 
sità sarebbero costretti a ricorrervi, o per sostenere 
il proprio credito, e per proseguire il proprio traffico, 
e mestiere, o per procurarsi una alimentaria sussistenza, 
ed a questo importante oggetto ha pure rivolte le pa- 
terne sue cure la Maestà Sua degnatasi con reale 
carta 28 dello scorso aprile non solo di prescrivere un 
nuovo e miglior sistema a questo Monte di Pietà, ma 
aggiungere grandiose somme a quelle che la Sovrana 
munificenza aveva già assegnate alla tenue dotazione, 
ed affatto sproporzionata al bisogno che prima costi- 
tuiva tutto il capitale, che dal medesimo si girava a 
favore dei Pignoranti. 

« L' impossibilità d' impedire che non si abusi di una 
mar intesa beneficenza non ha permesso di far godere 
al Pubblico di un più esteso favore sia nella classe dei 



— 80 — 

per il Monte di Pietà in Milano. Vienna , 
28 aprile 1785, firmato Giuseppe. Milano, 17 
giugno 1785, firmato Ferdinando). Secondo 
questi si ricevevano pegni di due sorta. 
Gratuiti quelli non eccedenti le lire trenta, 



prestiti gratuiti, sia nel ritenere un più tenue interesse 
quanto alle altre classi, ma questi vantaggi dovendo 
ricadere a beneficio dello stesso Monte non faranno che 
aumentare col tempo i di lui fondi, ed in proporzione 
il pubblico comodo e beneficio. 

« Per sempre più accelerare questa progressione, si 
è inoltre degnata la Maestà Sua di derogare in favore 
dello stesso Monte alla prammatica, che proibisce alle 
manimorte di poter acquistare, e così pure di coman- 
dare, che tutti i depositi giudiziarii debbano essere si- 
tuati sullo stesso Monte. 

« Siccome poi l'ampliazione dei fondi del Monte por- 
terà di conseguenza anche una maggior affluenza di pi- 
gnoranti, così se coli' esperienza se ne rileverà la ne- 
cessità e la congruenza, si apriranno a questo effetto 
per maggior comodo de' Pignoranti in alcuni quartieri 
della città delle officine subalterne destinate a ricevere 
ed a versare poi alle guardarobe del Monte i Pegni 
non soggetti al pagamento dell' interesse. 

« Anche i Pegni di questa natura saranno d'or in 
avanti soggetti alla legge degli altri Pegni, per i quali 
resta limitato il termine di un sol anno , restando in 
questa parte derogato all'attuale pratica e consuetudine, 
che accorda quello di due anni alla di loro redenzione. 

« Il giorno primo del mese di Marzo del 1786, re- 
stando fissato per l'introduzione dell'annonciato sistema, 



— 81 — 
dei quali se ne doveva ricevere tanti quanti 
ce ne volevano ad impiegare tutto il ca- 
pitale già di ragione del Monte, anterior- 
mente al 1780, e accumulato colle elar- 
gizioni della cittadina beneficenza ; capitale 
che dapprincipio non doveva oltrepassare 
le centomila lire , ma in appresso ( per 
ordine governativo) toccò le duecento di- 
ciotto mila all' incirca , e ciò , a scapito 
del fondo destinato ai pegni fruttiferi ( 4 ). 
Obbligate invece a pagare un corrispon- 

sarà in prevenzione dedotto colle stampe a pubblica 
notizia il nuovo Piano, acciò ognuno possa èssere pie- 
namente informato di tutto ciò che abbia rapporto a 
questo importante Stabilimento, e delle regole che do- 
vranno osservarsi tanto per parte della Amministra- 
zione del Monte, quanto di chi si troverà in circostanze 
di dovervi ricorrere. 

« Milano , 17 Dicembre 1785. 

LA. REGIA GIUNTA DELLE PIE FONDAZIONI 



' IeccV," 



Garbagnati. 



(') Il ministro Kaunitz, vista la crudezza del verno, 
approva (11 dicembre 1786) l'interinale aumento di 
lire 50 mila al fondo destinato ai pegni gratuiti da 
supplirsi coi fruttiferi. 



— 82 — 
dente interesse , le sovvenzioni eccedenti 
le lire trenta , in cui si sarebbe impie- 
gato T ingente patrimonio , frutto delle 
imperiali disposizioni. Coloro che riceve- 
vano sussidii gratuiti dovevano pagare , 
all' atto della pignorazione , soldi cinque 
pel taglio della bolletta , per ciascun og- 
getto di pegno; tassa che venne poi, l'un- 
dici giugno 1787, ridotta a soli soldi due. 
Quelli che ricevevano denari a mutuo, cor- 
rispondevano al Monte l'interesse del cin- 
que per cento sulla somma ricevuta, paga- 
bile all' atto della restituzione , in ragione 
di mese compiuto. Il tempo utile del riscatto 
era di un anno. I pegni si ricevevano alla 
mattina di ogni giorno non escluso dal la- 
voro; nel dopo pranzo si facevano i riscatti. 
Per la manipolazione interna, il Monte ve- 
niva suddiviso in tre Monti distinti di nome 
— l'uno chiamavasi di San Giuseppe, l'altro 
di Sant'Ambrogio, il terzo di S. Carlo, ma 
formanti un sol tutto. Ciascheduno avea 



— 83 — 
due periodi di azioni, l'uno per ricevere i 
pegni, l'altro per la loro restituzione; dimo- 
doché cessando per l'uno il periodo di rice- 
vere, ricominciava per l'altro, e così alter- 
nativamente ('). 

Era prima stabilito che le sovvenzioni 
sopra pegni d'oro e d'argento si limitassero 
al 75 per cento del valore intrinseco del- 
l'oggetto; quando, nel febbraio 1786, un 
ordine superiore, corroborato dal desiderio 

(') Presentiamo il ruolo degli impiegati del nuovo 
Monte, notando l'aumento portato negli stipendii con 
lettera di S. À. il principe Kaunitz 26 aprile 1790. 

Cancelliere segretario con lire 1,200 (portate a lire 
1,400). — Ragionato con lire 1,500 (portate a lire 2,400). 

— Primo Coadiutore con L. 900 (portate a L. 1,200). — 
Secondo Coadiutore con lire 700 (portate a L. 1,000). — 
Cassiere con lire 2,400 senza aumento ; però fu dato 
allo stesso, nella sua qualità di custode dei pegni pre- 
ziosi, un secondo soldo di lire 1,100. — Sotto-cassiere 
con lire 1,500 (portate a lire 1,800). — Stimatore pei 
pegni preziosi con lire 1,400 (portate a lire 2,500). — 
Stimatore pei pegni d'oro e d'argento con lire 1,400. 

— Tre guardarobieri con lire 1,200; 1,100; 1,000 (por- 
tate a lire 1,500; 1,400; 1,300). — Portiere e Bolla- 
tore con lire 650 cadauno. — Due Facchini con lire 550 



— 84 — 

espresso dalla Corte imperiale di Vienna, 
consigliava a portare le anzidette sovven- 
zioni al 90 per cento. Tale misura fece cre- 
scere non poco V affluenza dei pegni non 
solo in metalli preziosi, ma anche ricchi di 
gemme. Ora avvenne che, sul cadere del 
terzo anno dopo la sua attuazione, scoppiata 
la rivoluzione francese , un numero gran- 
dissimo di emigranti, sparpagliati per tutta 
Europa , furono costretti , per ragioni di 
economia, a vendere a rompicollo i giojelli 



pel primo e 500 pel secondo, questi ultimi senza au- 
mento, (qualcuno aveva anche il quartiere). 

Dopo qualche anno (5 gennaio 1792) il Capitolo au- 
menta ancora il soldo agli impiegati , sotto espressa 
condizione che per l'avvenire rinuncino ad ogni e qua- 
lunque pretesa a gratificazioni, di cui veramente erasi 
abusato. 

Ecco l'elenco degli aumenti: 

Al Vice-Cancelliere di lire 200. — Al Cassiere di 
lire 500. — Al Ragionato di lire 200. — Ai due Coadiu- 
tori di lire 200 cadauno. — A due dei tre Stimatori 
di lire 100 cadauno. — A due Guardarobieri di lire 100 
cadauno. — Ad un terzo Guardarobiere di lire 200. — 
Ai tre Facchini di lire 50 cadauno. 



che possedevano. Da ciò un improvviso e 
forte ribasso : causa che i molti depositati 
al Monte non si potessero più vendere al 
prezzo pel quale erano stati ricevuti, rima- 
nenti così a carico dello stimatore , certo 
Domenico Ferrano, obbligato per contratto 
a redimerli col proprio denaro. Si dovet- 
tero, in conseguenza, prendere disposizioni 
straordinarie per facilitarne lo smercio col 
minor danno possibile del Ferrano il quale, 
ad onta della buona volontà di tutti quanti, 
non potè indennizzare il Monte della intera 
somma, sicché nel 1793 era ancora debitore 
di L. 50,554, oltre gli interessi. Il Monte si 
rivolse finalmente al fideiussore Giovanni 
Campiglio. Questo dapprincipio si appel- 
lava ai Tribunali ; ma , rimasto soccom- 
bente , nel giugno 1795, scendeva a patti, 
promettendo di pagare in sei anni. Però 
dopo aver pagate lire 42,000 potè otte- 
nere una ricevuta di saldo come liberazione 
di quanto doveva ; ma l' atto non venne 



— 86 — 
ritenuto valido. Fece causa per non sbor- 
sare le 21,906 lire che ancora doveva , ma 
perdette il processo ( ( ). 

Già la piaga dei privati pegnatari dava 
a pensare al nostro provvido Capitolo. Men- 
tre stava cercando modo di rimediarvi alla 
meglio rendendo più comode, più servizie- 
voli le sovvenzioni col tenere aperto il 
Monte tutti i giorni meno i festivi ( 2 ), certo 
Carlo Bonsignori (luglio 1793) presentava 
alla reale Conferenza un progetto ten- 
dente a raggiungere, secondo lui, questo 
scopo. Egli assumerebbesi di aprire , nei 
paraggi del Monte di Pietà, una pubblica 

(*) Nel 1789 (20 marzo) essendo stata aggravata la 
Lombardia con una straordinaria imposizione di un 
milione di fiorini, in causa della guerra contro gli 
ottomani, gli impiegati e pensionati del Monte furono 
complessivamente tassati in lire milanesi 105 soldi 10 
per trimestre. 

( 2 ) Il Monte stava chiuso nel tempo in cui si face- 
vano le vendite, i sommarii, i bilanci, il che occupava 
dodici giornate ogni mese. 



— 87 — 
Officina al servizio della classe più biso- 
gnosa, appunto in quei giorni e in quelle 
ore in cui esso Monte, restando chiuso, per- 
chè occupato nelle vendite od in analoghi 
lavori , costringeva la propria clientela a 
bussare all'uscio degli usurai. Prometteva 
di ricevere pegni sia gratuiti che paganti, 
escluse le gioje, e gli ori ed argenterie di 
alto valore. Accollavasi tutte le spese, com- 
preso il fitto della casa, purché si lasciassero 
a lui due denari per ogni venti soldi che 
sborserebbe ; tassa alla quale il Bonsignori 
esigeva si sottomettessero tutti coloro che 
deponessero pegni sia paganti che gratuiti. 

Ogni mattina all' aprirsi del Monte di 
Pietà le robe dovevano essere trasportate 
colà, in posto separato, affine di rendere 
possibili nuove operazioni. 

Ai depositanti sarebbesi consegnata il 
giorno dopo una polizza del Monte in cam- 
bio della interinale rilasciata all'atto della 
pignorazione. 



— 88 — 

Il Capitolo interpellato in proposito non 
credette di appoggiare il progetto (dicem- 
bre 1793 priore Giovanni Antonio Settala) 
che pe' suoi gusti sapeva un po' troppo del 
rivoluzionario — così cadde nell' oblìo. In 
ultima analisi, quantunque meglio studiato 
potesse contenere qualche pratica utilità, 
si risolveva in una soccursale del Monte 
stesso, con un ufficiale pagato un tanto per 
cento sulle somme sovvenute. Aggiungi che 
sarebbero cresciuti di molto i pegni gra- 
tuiti, il che avrebbe richiesto una dotazione 
più ricca di quella che V Istituto aveva di- 
sponibile all' uopo. 

D'allora in poi lo sciame di questi pe- 
gnatari , vespe della società , andò sem- 
pre crescendo in guisa che non v' ha 
consesso chiamato a presiedere questo Isti- 
tuto che non se ne preoccupi seriamente. 
Solo la istituzione di frequenti piccoli 
Monti sussidiari nei popolosi rioni della 
città, alla portata dei più infingardi, potrà 



— 89 — 
mettere un freno a quello schifoso com- 
mercio (*). 

La guerra scoppiata tra la Francia e le 
potenze coalizzate spingeva la Camera au- 
lica delle Finanze ad aprire nelle provincie 
ereditarie di Germania ed Ungheria un im- 
prestito per T oro e l'argento lavorato, du- 
raturo sei anni. Tale prestito veniva, con 
avviso 26 luglio 1793, esteso alla Lombardia 
austriaca acciocché anche i popoli italiani 
contribuissero ad accrescere i mezzi di so- 
stenere la lotta. Nel tempo stesso il Governo 
scriveva al Monte di Pietà esortandolo a in- 
tendersi col Magistrato politico camerale e 
colla Camera dei Conti per prendervi parte 
cogli oggetti affidati alla sua custodia. Il 
Capitolo, in tal modo pressato, nella seduta 
del 6 agosto presieduta dal Settala, aderì 

(') Il 31 dicembre 1795 il Capitolo informato che si 
facevano pegni di Maschere trova che questo è un ne- 
gozio da 'pattavi (rigattieri). Ordina pertanto che tali 
pegni non si accettino se non quando paghino interesse. 



— 90 — 
in massima all'invito, non senza però ma- 
nifestare alcune sue idee, secondo le quali 
si sarebbe dovuto regolare il negozio. 

Ponderata ogni cosa , per molte ragioni 
assai sottilmente discusse , fra cui vi era 
pur quella di assicurare un esito brillante 
ad un imprestito destinato a scongiurare 
la bufera che rombava non lontana, pro- 
gettò di fare direttamente la operazione per 
conto del Pio luogo, vale a dire di conse- 
gnare alla Zecca, col consenso dei rispet- 
tivi proprietarii, i capi d'oro e d'argento che 
erano nelle sue mani , ritirandone altret- 
tante cartelle col relativo premio ( ! ) — di 
trasmettere ai pignoranti il prezzo liquidato 
dalla Zecca col premio, dedottane la antici- 
pazione già fatta , coi convenuti interessi ; 

(') I prezzi erano i seguenti: Per l'oro fino lire 134. 4 
l'oncia — l'argento fino lire 8. 13 l'oncia, senza de- 
duzione a titolo di assegno od altra spesa. — I sov- 
ventori avranno immediatamente il 4 p. °/o di premio 
sul valore del prestito e l'interesse del 4 4 / 2 p. °/ 
annuo. 



— 91 — 
salvo, però, di lasciare libero ciascheduno 
di ritirare, a suo piacimento, la propria 
cartella, sempre contro la restituzione in- 
tegrale della somma originaria ricevuta sul 
pegno ed interessi scaduti. 

Ne derivava però, caso che tale progetto 
fosse accettato dal Governo, che il Monte 
metterebbe fuori di circolazione un capitale 
valutato a lire 350 mila, tale essendo a un 
bel circa il valore dei pegni in quistione; 
circostanza che l'incepperebbe non poco nei 
suoi affari. Il Capitolo, per prevenire anche 
questa difficoltà, proponeva un ripiego na- 
turalissimo j quello di prendere a mutuo dai 
particolari il denaro che verosimilmente oc- 
corresse per far fronte ai propri bisogni. 

Il Magistrato politico-camerale si affrettò 
ad appoggiare in tutto questo programma 
presso la reale Conferenza governativa, la 
quale, con decreto 28 agosto, lo approvava 
definitivamente. Allora il Priore del Monte 
di Pietà in vena di ottimismo , benché il 



— 02 — 
cannone francese tuonasse sulle Alpi, e la 
voce arcana gridasse un' altra volta che il 
gran Pan era morto, pubblicò un avviso 
colla data 7 settembre 1793 in cui dice che 
u Ad effetto che qualunque persona avente 
u attualmente Pegni d'oro, od argento sul 
u Monte di Pietà di questa città possa go- 
ti deve delle benefiche Disposizioni di Sua 
« Maestà col rimettere l'oro, ed argento alla 
« Regia Zecca, il Capitolo di detto Monte fa 
« sapere a ciascun Pignorante, che presen- 
« tando al Monte la bolletta del pegno con 
u attergata 1' adesione per 1' alienazione, si 
u farà eseguire dal Monte stesso colla scorta 
« delle persone necessarie, od anche coll'in- 
« tervento del Pignorante, o del presenta- 
u tore della bolletta, il trasporto del pegno, 
« e sarà facoltativo al Pignorante di rice- 
« vere la corrispondente cartella, mediante 
« però il contestuale pagamento da farsi 
« al Monte dell' originaria sovvenzione, coi 
« corrispondenti interessi decorsi in ragione 



— 93 — 
« del cinque per cento giusta il convenuto, 
« oppure di rilasciare la stessa cartella al 
« Monte , il quale pagherà al Pignorante , 
« previa la deduzione della sovvenzione, ed 
«interessi come sopra, quel di più dell' in- 
« trinseco valore dei pegni secondo la rea- 
u lizzazione , che verrà fatta dalla Regia 
a Zecca, oltre il premio tanto nell'uno che 
u nell' altro caso , del 4 per cento portato 
« dall'avviso 26 luglio prossimo scorso. — 
(firmato Gio. Antonio dei Capitanei di Set- 
tala, priore). 

Ecco come, delle persone oneste, per un 
malinteso spirito di subordinazione, arrivino 
a falsare l'indole di una disposizione a cui 
bisogna sottostare per forza maggiore, e 
spacciarla quasi fosse un gran benefizio 
della grazia sovrana. Decisamente il nostro 
Capitolo si mostrava più realista del re (*). 

( f ) Colla ripristinazione del Capitolo , avvenuta di 
fatto il 1.* aprile 1791, erano incaricati due deputati 
ogni settimana dell'anno, alternativamente, di assistere 
agli impegni e disimpegni che si eseguivano, i primi 



— 94 — 
Dal 1786 al 1795 riceve vansi annualmente 
circa diecimila pegni fruttiferi contro la sov- 
venzione di lire 1,500,000, e circa 34 mila 
pegni gratuiti , contro la sovvenzione di 
lire 32,000. Di tal modo, il nostro Monte, 
tenuto anche calcolo della minore quan- 
tità di numerario allora esistente, in con- 
fronto di epoche più recenti, raggiungeva 
un grado di floridezza fino allora mai co- 
nosciuta (*) , e i suoi reggitori , sostando 
un momento e percorrendo collo sguardo 



alle ore nove antimeridiane, i secondi alle ore tre po- 
meridiane, eccetto i mesi di Maggio, Giugno, Lu- 
glio ed Agosto durante i quali i disimpegni si face- 
vano alle ore quattro pomeridiane. Parimenti toccava 
loro assistere alla vendita dei pegni scaduti in fine di 
ciascun mese. Ogni due di loro avevano poi l'incom- 
benza speciale di sopraintendere ad uno dei seguenti 
rami in cui era suddivisa l'Amministrazione, cioè: 
Archivio — Guardarobe — Entrata ed Uscita — Ese- 
cuzione degli ordini e Piano — Fabbrica e ripara- 
zioni — Tesoreria. 

(') Il giorno 1.° marzo 1786 esistevano nelle guar- 
darobe del vecchio Monte pegni numero 18,172, per 
lire 244,853 di sovvenzióne. Negli anni 1786 e 1787 
furono i suddetti pegni in parte redenti ed in parte 
venduti, e conseguentemente le dette lire 244,853 si 






— 95 — 
il cammino fatto, poterono riposarsi nella 
dolce persuasione di essere giunti in porto. 
Ma, sventuratamente, non fu loro dato di 
godere a lungo di quella insolita fortuna (*). 
I repubblicani francesi, con quella forza 
espansiva oramai proverbiale, invadevano 
i paesi limitrofi ai loro Stati per insegnarvi 
le nuove idee di eguaglianza e di progresso 
sociale a colpi di cannone. Questa cattiva 
sorte, che è sempre una immensa sciagura 
se esercito straniero occupa vincitore le 
case nostre, sia pure col pretesto di pian- 
tarvi l'albero della libertà, toccò anche alla 
Lombardia. Entrate in Milano le schiere 
francesi condotte dal generale Bonaparte, il 

sono convertite in tante sovvenzioni fruttifere fatte 
ai pignoranti del nuovo Monte in ragione del 5 O/o- 

Dal 1.* marzo 1786 al 31 dicembre 1787 si sono 
ricevuti pegni num. 46,119 contro lire 2,186,673. 10 di 
sovvenzione, e si sono redenti pegni num. 28,280 per 
lire 1,210,351. 15. 

Rimanendo in guardaroba alla fine dell' anno 1787 
num. 17,839 pegni, per lire 976,321 15. 

(') Nel giorno 31 marzo 1791 l'asse liquido del Monte 
era di lire milanesi 1,419,283. 10. 1. 



— 96 — 
cittadino Saliceti, commissario del Diretto- 
rio esecutivo presso le armate d' Italia, si 
affrettò, con inaudita tracotanza, a dichia- 
rare preda dell'esercito conquistatore tutto 
quanto il denaro che possedeva il Monte di 
Pietà di Milano , nonché tutti i pegni, di 
ragione dei privati, ivi custoditi. E senza 
por tempo in mezzo, la mattina del 20 mag- 
gio, presentavasi alla porta del Pio luogo 
il cassiere generale dell'esercito francese 
Kollot con buona scorta, e fattosi aprire 
la cassa vi levava audacemente milanesi 
lire 93,722. 19. Senonchè il fatto era tal- 
mente enorme, suscitò tali clamori, che lo 
stesso Commissario, smosso, dovette dichia- 
rare che i pegni, anche consistenti in capi 
d'oro e d'argento, i quali non oltrepassas- 
sero le cento lire di sovvenzione, moneta 
di Milano, fossero esclusi dalla suddetta 
disposizione , e rilasciati senza verun pa- 
gamento ai proprietarii , come si legge nel- 
T avviso municipale del 2 pratile anno IV 



— 97 — 

repubblicano (21 maggio 1796, firmato Ser- 
belloni) (*). 

Dissipate alquanto le nubi , l' Autorità 
francese non si tenne per vinta , e si ac- 
cinse a consumare l'opera incominciata. Nel 
giorno 23 maggio , col mezzo dello stesso 
Kollot, si impadronì di num. 1152 pegni, sui 
quali il Monte aveva sovvenute lire 694,499. 
Nel giorno seguente poi, sempre col mede- 
simo individuo, tornava alla carica e poneva 
la mano sopra altre lire 23,025. 

A tali fatti , rinfocolatosi più fortemente 
lo sdegno del pubblico, e minacciando con- 
seguenze più gravi , il Commissario del 
Direttorio esecutivo, per prudenza, restituiva 
lire milanesi 2,494. 10 affinchè si pagassero 
i salarii ad alcuni impiegati. In appresso, a 
parecchi di loro furono sospesi per ordine 



(') Tanta era la folla che faceva ressa per riavere 
il fatto suo, che il 23 maggio, viene dall'Amministra- 
zione del Monte chiesto il rinforzo di venticinque dra- 
goni i quali si tenessero pronti nel cortile del convento 
di Santa Barbara. 



— 98 — 
del governo ; ed invano si rivolsero reite- 
ratamente all'Amministrazione impotente a 
far ragione ai loro giusti lagni. 

A meglio tranquillare gli animi, il Sali- 
ceti faceva pubblicare un secondo proclama 
annunziante che sarebbero restituiti gratis 
anche i pegni dalle lire 100 alle lire 200, 
esclusi però quelli d'oro e d'argento nonché 
le gioje (avviso 31 maggio 1796, visto Sa- 
liceti, firmato Visconti). 

Il danno sofferto dal Monte di Pietà in 
questa indecorosa spogliazione fu tale che 
dovette decisamente chiudere il suo banco. 
Ecco l'enumerazione delle somme mancate: 
Lire 694,499 — pel denaro sovvenuto 
sui pegni rapiti. 

Lire 114,250. 9 — per denaro levato 
dalla cassa. 

Lire 412,395. 7 — per le somme sov- 
venute sui pegni che il Monte dovette re- 
stituire gratis, in forza degli ordini prepo- 
tenti dati cogli avvisi 21 e 31 maggio 1796. 



— 99 — 
Di sì grosso capitale si può calcolare che 
il governo militare della repubblica francese 
abbia approfittato per milanesi L. 808,749. 9. 
Le altre lire 412,395. 7 andarono perdute in 
conseguenza delle insensate deliberazioni 
del Commissario francese su esposte. 

Molti anni dopo , la Congregazione di 
Carità a nome del Monte di Pietà, fece le 
pratiche necessarie per essere risarcita del 
patito danno, a termine dell'avviso 13 di- 
cembre 1814 ; ma la Commissione centrale 
di liquidazione in Parigi considerò la per- 
dita sofferta dal Monte milanese come sem- 
plice effetto di arbitrarie ed illegali misure 
dei capi dell' esercito combattente , e di- 
chiarò inamissibile la domanda. Il direttore 
d'Adda ritentò la prova presso l'impera- 
tore Ferdinando I d'Austria; ma senza nulla 
ottenere (*). 

(') In Mantova le cose erano terminate in modo 
meno sfavorevole. Neil' anno 1797 i Francesi , entrati 
in città, levarono dalla cassa di quel Monte di Pietà 



— 100 — 
Intanto il venerando Capitolo era stato 
per l'ultima volta convocato il 15 maggio, 
giorno susseguente all'ingresso delle truppe 
francesi. La inaudita gravezza degli avve- 
nimenti aveva alquanto sconcertato quel pa- 
cifico consesso; e, dei dodici illustrissimi 
cavalieri deputati, soli cinque comparvero 
alla chiamata del loro capo, chiamata che 
somigliava pur troppo ad un grido d' al- 
larme. I presentatisi furono don Antonio 
de' Capitanei di Settala, pro-priore, il conte 
Pietro Lurani, don Carlo Frisiani, S, E. il 
conte Marco Serbelloni e il conte Mario 



il denaro , ed obbligarono lo stabilimento a rilasciare 
parecchie cambiali alla ditta Boselli , le quali furono 
dallo stesso Monte estinte con altrettanto capitale di 
pegni. Nell'anno 1799, dichiaratasi la città in istato 
d'assedio , il generale che la governava fece requisire 
al Monte tutti i pegni d'argento e li mandò alla zecca 
per coniar moneta. Però nel 1807, mediante conven- 
zione seguita presso la Direzione generale della liqui- 
dazione del debito pubblico , fu stabilito in favore del 
Luogo pio un compenso che venne concesso con car- 
telle sopra il Monte dello Stato. 



— 101 — 
Andreani. Ma che mai avrebbe potuto de- 
cidere quella spirante autorità, circondata 
com'era da tutte parti dalle insolenti bajo- 
nette straniere ! Si limitava a constatare 
che, visto il suggello posto sulle guarda- 
robe e sugli uffici del Monte, nulla v'era 
da fare. Solamente, cred' io, per obbligo di 
coscienza , incaricarono i signori Settala , 
Apollonio Casati e marchese Carlo Arconati 
Visconti, a muovere una arcadica rappre- 
sentanza al Consiglio generale — Questa 
fu l'ultima parola che pronunziò il blaso- 
nato Capitolo prima di lasciare il suo posto. 
L' avidità dei commessi repubblicani si 
era estesa non solo su quella parte, ed era 
di gran lunga la più importante, che po- 
teva essere intascata sui due piedi dagli 
agenti armati spediti dal Saliceti ad impa- 
dronirsene colla forza e ad eseguire così 
quell'atto di violenza che i governanti d'al- 
lora benignamente chiamavano trasporto ; 
ma non risparmiò neppure tutte quelle 



— 102 — 
somme che poteronsi esigere anche in se- 
guito ; in modo che la sostanza posseduta 
dal Monte si trovò ridotta ad un capitale 
di lire 78 mila, impiegato presso il citta- 
dino Antonio Litta — in lire 40 mila rea- 
lizzabili dai crediti verso il concorso Ter- 
rario — in alcuni piccoli livelli e legati 
fruttanti annue lire 1,679, e in altre annuali 
lire 950 ricavantisi dalla pigione di una 
porzione del palazzo che si sarebbe potuto 
tenere appigionato anche in caso di ria- 
pertura dello Stabilimento ( 1 ). 

Il 1° marzo 1786 la sostanza del Monte, 
escluso il prezzo d' acquisto del convento 
di Santa Chiara e le successive spese di 
fabbrica ed adattamenti , era di milanesi 

(*) L' Amministrazione centrale del dipartimento del- 
l'Olona, con lettera 8 germile, anno VII repubblicano, 
diretta alla Municipalità, invita i cittadini che la pre- 
siedono a consegnare alla predetta Amministrazione, a 
titolo di prestito, quella maggiore somma che si tro- 
vasse esistente nella Cassa di questo Monte di Pietà, 
assicurandoli sarebbe presto restituita. 






— 103 — 
lire 477,712. 16. 9. Quella pervenuta da 
Santa Valeria era stata liquidata il suddetto 
giorno, ed ammontava a lire 930,333. 8. 3. 
In tutto milanesi lire 1,408,046. 8. 3. Ora 
lo stato del patrimonio si trovò nel 30 giu- 
gno 1796, di milanesi lire 175,558. 18. 9. 
Quindi, a fronte della sostanza realizzata 
il 1° marzo 1786, risultava una mancanza 
di milanesi lire 1,232,487. 9. 6; il che, non- 
dimanco sembrò ancora insufficente alla vo- 
racità del predatore. Infatti il Saliceti pre- 
tendeva che anche il palazzo del Monte 
fosse devoluto allo Stato, negando i diritti 
del Pio luogo. Senza più fu invaso dalla 
soldatesca e adoperato come magazzino 
dell' esercito — poi servì di quartiere alla 
Guardia nazionale. In appresso i diritti del 
Monte venivano implicitamente riconosciuti, 
giacché il 6 aprile 1802 l'Agenzia diparti- 
mentale dei beni nazionali vi prende due ca- 
mere per porvi le scuole normali, corrispon- 
dendo lire centonovanta annue. — Nel 1805 



- 104 — 
il Governo chiese parte del locale per col- 
locarvi il Lotto ; ma l'Amministrazione, ben- 
ché messa alle strette, ricusò. ■ — Nel 1807 
il Magistrato di Sanità vi occupava una 
vasta guardaroba per porvi il suo archi- 
vio. Nel 1810 il Ministro dell'interno, per 
mezzo del Podestà, insistette colla Congre- 
gazione di Carità acciocché volesse accor- 
dare il palazzo, sia con livello, sia con af- 
fitto, per uso del Liceo e della Scuola 
comunale di Brera , proponendo altra casa 
per installarvi il Monte ; ma trovò oppo- 
sizione sì ostinata che dovette desistere. Il 
15 febbrajo 1808 lo Scorpioni , a ciò spe- 
cialmente delegato dalla nostra Ammini- 
strazione , cede ai Negozianti tre stanze 
terrene per stabilirvi la Borsa di commer- 
cio, mediante il corrispettivo di annue lire 
settecento di Milano ; che qui rimase at- 
tendata fino al settembre del 1809, epoca 
in cui si trapiantò in piazza Mercanti , dove 
ancora si trova. 



— 105 — 
In quei primi giorni di guai, a complicare 
la cosa, nasceva un curioso episodio. Fu 
denunciato all' Autorità un cotal Lazzaro 
Camozzi ; abitante il corso di Porta Ticinese 
al N. 3479 , al secondo piano , e lo si ac- 
cusava: 

1.° Di ricevere in pegno dai poveri i 
biglietti del Monte di Pietà, sovvenendo loro, 
con forte usura, qualcosa di più della sov- 
venzione del Monte stesso ; 

2.° Di ricevere le loro robe , che egli 
impegnava per conto suo, complessivamente 
al Monte, ritenendo i biglietti presso di sé ; 
cosicché ciascun biglietto comprendeva le 
robe di due, tre e più individui -, 

3.° Di fare egli stesso pegni con usura 
duplicativa del capitale. 

In conseguenza di ciò, moltissimi popo- 
lani, che avrebbero potuto approfittare del 
provvedimento del Saliceti , ne furono im- 
pediti dall'avere appunto consegnato il bi- 
glietto nelle mani del Camozzi. Il giorno 23 



— 106 — 
maggio una folla di popolaglia, composta 
principalmente di donne, si portava minac- 
ciosa sotto le finestre del pignoratario, gri- 
dando fossero loro resi i biglietti del Monte 
di Pietà. In quel difficile frangente, il Ca- 
mozzi, preso alla sprovvista, per acquietare 
la turba inferocita , non trovò migliore spe- 
diente che di mandare in istrada un pro- 
prio commesso, il quale, fingendo di arrivare 
in quel punto sul posto, tutto trafelato, gettò 
tra la gente la notizia essere lì per soprag- 
giungere una masnada di croati , i quali , 
tenendo ancora il castello per l'Imperatore, 
si sarebbero, diceva lui, sprigionati a sco- 
razzare furibondi per la città. Questo an- 
nunzio bastò per mettere lo spavento nei 
tumultuanti. Si chiusero prestamente le bot- 
teghe, si sbarrarono i portoni, e fu gran 
ventura se, in quel fuggi fuggi, asseri- 
sce un testimonio oculare, la Guardia na- 
zionale si tenne dal darla a gambe. Tale 
episodio servì di tema ai motteggi dei 






— 107 — 
capi ameni della città per qualche setti- 
mana (*). 

Però, in quei tempi , prendevansi provve- 
dimenti pronti ed energici. Il 19 giugno la 
Municipalità di Milano , in conformità ad 
una laconica nota del democratico sacri- 
pante generale Despinoy, ricevuta il giorno 
stesso, incaricava il cittadino capitano Carlo 
Casiraghi (che aveva già avuto mano nella 
scoperta di questo imbroglio), a comporre 
la bisogna per benino ; ed egli, il capitano, 
andò difilato dal Camozzi, ed arricciandosi 
i mustacchi; e facendo suonare un pochino 
la sciabola sul pavimento, persuadevalo, in 
nome dell'uguaglianza, a restituire gratis 
ai proprietarii, senza por tempo in mezzo, 
tutti i pegni esistenti presso di lui; salvo 
indennizzo, qualora in un avvenire non de- 
terminato , se ne fosse giudicato il caso. 

(') Questo aneddoto è ricavato dal rapporto confiden- 
ziale di un agente di Pubblica sicurezza, esistente nel- 
l'Archivio civico di San Carpoforo. 



— 108 — 
Oltracciò lo costrinse a restituire ai pigno- 
ranti i biglietti del Monte di Pietà di cui 
fosse detentore, invitandolo, per giunta, a 
mostrarsi disinvolto così da far buon viso 
a qualunque siasi compenso pecuniario i 
pignoranti medesimi avessero avuto la 
bontà di offrirgli di loro spontanea volontà. 
Il danno del Camozzi fu valutato in lire 
14,138. 5. 6, che egli reclamò più volte, 
non so con quale profìtto. 

L'Autorità francese aveva congedato l'in- 
cipriato Capitolo istituito secondo gli ordi- 
namenti antiquati di Lodovico Sforza , e 
nominava a Deputati amministratori, con 
lettera 18 pratile stesso anno , del com- 
missario Saliceti, l'avvocato Cesare Sala, 
Gaetano Landriani, Bartolammeo Zanella 
e Giuseppe Carozzi in qualità di sindaco 
e cancelliere, i quali venivano insediati tre 
giorni dopo. 

I tre amministratori che rappresentavano 
appunto quel terzo stato che stava per 



— 100 — 
divenire il nerbo della Società rinnovellata, 
se non avevano la permalosa esclusività dei 
loro antecessori , ignoravano un po' la fie- 
rezza delle antiche prosapie ; sicché non si 
peritarono a rivolgersi al Governo cisalpino 
per invocare una gratificazione pel loro in- 
comodo. Il che venne concesso dalla Ammi- 
nistrazione centrale del dipartimento del- 
l'Olona il 18 frimale anno VI repubblicano, 
assegnando cinquanta zecchini al primo e 
trenta zecchini cadauno agli altri due. 

Al sopraggiungere degli austro-russi (26 
aprile 1799), la scena cambia, i partitanti 
del passato che il turbine giacobino aveva 
dispersi si rannodano di nuovo e si ritorna 
di botto allo stile baronale, che contrastava 
passabilmente coli' andazzo popolaresco di 
qualche mese addietro. Furono eletti depu- 
tati, il 16 luglio 1799, il marchese Apollonio 
Casati in qualità di priore (che indarno in- 
tercedeva presso S. E. il Regio delegato 
governativo pel riaprimento dell' Istituto) ; 



— 110 — 
don Antonio Settala, conte don Pietro Fran- 
cesco Lurani Cernuschi, don Tiberio Con- 
falonieri, Don Francesco Vitali, Marchese 
don Febo d'Adda (che non accettò). 

Ma, dopo tredici mesi, colla seconda in- 
vasione francese (2 giugno 1800) il vecchio 
congegno si sfascia; questa volta per non 
più rivivere; al codino viene di nuovo so- 
stituito il berretto frigio, sebbene di un co- 
lore meno spiccato di prima. Il 19 brumale, 
anno IX della repubblica (10 novembre 1800), 
sono destinati amministratori di un Monte 
di Pietà divenuto quasi ipotetico , che da 
anni più non funzionava e del cui patri- 
monio restavano solo poche reliquie, Carlo 
Arconati, Carlo Zanella, Camillo Balabio. 
Anche costoro durarono poco in carica. 
Vediamo il 21 termidoro dello stesso anno 
(9 agosto 1801), insediati i signori Perego, 
Vannotti, Scorpioni. 

I patrizii , eredi dei prischi benefattori , 
ma snervati da quelle abitudini imbelli e 



— Ili — 
viziate che il Parini sferza di santa ragione, 
i quali fino a questo punto avevano con- 
servato il privilegio di amministrare il pa- 
trimonio dei poveri, di cui erano, per lunga 
tradizione, i naturali protettori, si trovarono 
di fronte una falange di cittadini compatta 
ed armata di tutto punto, troppo numerosa 
e sicura di sé per essere assimilata , che 
domandava di avere la sua parte nel di- 
rigere l'andamento degli affari del paese. 
Così, spazzate via dalle torme francesi le 
ultime forme che ancora rammentassero co- 
stumanze figlie del medio-evo, il mondo mo- 
derno colle sue grette abitudini, ma colla 
sua logica inesorabile, si piantava definiti- 
vamente arbitro degli ordini sociali. 



III. 



Durante la Repubblica cisalpina non man- 
carono l'Amministrazione municipale , la 
Commissione di pubblica beneficenza, i Mi- 
nistri dell'interno e del culto di prendere a 
cuore i destini del Monte di Pietà di Milano 
e di inculcare la necessità di riattivarlo al 
più presto. Su questo tema si scrissero vo- 
lumi; ma le grandi guerre non interrotte 
che da brevi soste, distolsero l'attenzione 
di tanti egregi uomini dall' ascoltare « il 
grido di dolore n delle classi indigenti. Fu 
solamente il vice-presidente della Repub- 
blica italiana, Francesco Melzi d'Eril, che, 
con decreto governativo dell'ottobre 1802, 



- 114 — 
aderì al riaprimento di questo Monte, man- 
tenendo il regolamento vigente nel 1796, 
salvo poche modificazioni; e ingiunse che, 
a sopperire alla deficenza dei mezzi, il Ca- 
pitolo centrale dei Luoghi Pii elemosinieri 
contribuisse a sostenerlo coll'annuo appun- 
tamento di lire 4 mila. 

Dopo un intervallo di due anni , il 30 
giugno 1804, T Amministrazione del Monte 
di Pietà pubblica un avviso, firmato Scor- 
pioni, Perego, Vannotti, con cui previene 
la cittadinanza che 1' apertura del Monte 
avrà luogo il giorno 15 agosto di quel- 
T anno (giorno della festa nazionale), per 
i soli pegni infruttiferi : patto però che la 
somma somministrata non ecceda le lire 
venti per ciascun pegno, che il pignorante 
paghi soldi cinque pel taglio della bol- 
letta. Fosse ridotto a mesi sei V intervallo 
lasciato al riscatto dei pegni. Si riceve- 
ranno i pegni nei giorni di lunedì e gio- 
vedì. Si faranno i disimpegni il martedì e il 



— 115 — 
venerdì. Rimanga chiuso dalla metà di ot- 
tobre alla metà di novembre. In quegli 
anni successivi il numero dei pegni am- 
montò a circa 14,500. Le somme sovvenute 
a lire 190 mila. 

Proclamato il Regno d'Italia, Napoleone I, 
con decreto 21 dicembre 1807, ordinava la 
concentrazione dei Luoghi Pii in una sola 
amministrazione denominata Congregazione 
di Carità, sotto la presidenza del Prefetto 
del dipartimento, dell'Arcivescovo e del Po- 
destà di Milano e composta da dodici cit- 
tadini. Tale azienda venne divisa in tre 
sezioni : 

l. a L'Ospitai Maggiore, cogli annessi 
Luoghi Pii di Santa Corona; degli Esposti 
in santa Caterina alla ruota; ed Ospitale 
dei pazzi detto della Senavra; 

2. a L' Orfanatrofio dei maschi a San 
Pietro in Gessate e delle femmine alla 
Stella; l'Ospizio Trivulzio; il Collegio delle 
vedove ; 



— 116 ^- 
o. a 1 Luoghi Pii elemosinieri; le Pie 
Case degli incurabili ad Abbiategrasso ed 
il Monte di Pietà. 

Il capitale destinato ai pegni era ridotto 
a sole lire 115 mila circa, insufficiente ai 
bisogni di una grande città. Allora il mar- 
chese Giulio Beccaria Bonesana (che nella 
nuova nobiltà napoleonica aveva assunto il 
titolo di barone), dirigente l'Amministra- 
zione del Monte, con saggio consiglio pro- 
pose ed ottenne la cessione ai Luoghi Pii 
elemosinieri di tutte le attività e passività 
del nostro Stabilimento mediante il corri- 
spettivo di un capitale di lire 160 mila , che, 
unito al già esistente, dava un patrimonio 
complessivo di lire 265,000, bastante a ri- 
prendere le operazioni con qualche lena. 

Intanto la Congregazione di Carità pro- 
poneva al Ministero di rifondere il Piano 
organico del 1785. Accolto il progetto da 
quella presentato , promulgavasi un nuovo 
Piano del Monte di Pietà in Milano calcato 



— 117 — ' 
sull'antico (firmato il Ministro dell' interno 
Vaccari , 20 giugno 1810) (*). In conse- 
guenza il Prefetto del dipartimento del- 
l'Olona G. M. Caccia, addì 5 luglio 1810, 
nella sua qualità di presidente di detta Con- 
gregazione , visto che furono u superior- 
mente approvate le rettificazioni , modifi- 

(') Il Prefetto del dipartimento , il 23 giugno 1810, 
nel rimettere copia di questo ministeriale dispaccio , 
approva : 

1.° Che il Capitale girabile del Monte in L 86,822.63, 
sia portato a lire 199,665.23. 

2.° Che l'Asse limosiniero si affranchi, in ragione 
del 5 per cento dall'annualità di lire 3,070, solita a 
corrispondersi al detto Monte ; e si addossi i pesi a 
questo inerenti di annue lire 128.94 ; contro il com- 
penso sul capitale dovuto, per detta affrancazione. 

3.° Che l'Asse limosiniero faccia al Monte la sov- 
venzione di lire 54,020, ricevendo tante annualità at- 
tive perpetue in proporzione del 5 per cento. 

4.° Che , a sgravio del Monte, sieno addossate ai 
Luoghi Pii elemosinieri, le pensioni fissate o da fissarsi 
ad impiegati dello stesso. 

5.° Che resta approvata la pianta dei salarii, unita 
al nuovo Piano, salvo ridurre a sole lire 1,200 quello 
proposto in lire 1,500 pel ragioniere coadiutore. 



— 118 — 
cazioni ed aggiunte all'attuale Piano disci- 
plinare n rende noto : 

Che dal giorno primo del settembre di 
quell'anno il Monte farà sovvenzioni sopra 
pegni sino alla somma di lire 25 per cia- 
scun pegno, contro il pagamento di mezzo 
centesimo al mese pel taglio della bolletta 
per ogni lira sovvenuta al pignorante, equi- 
valente al sei per cento all'anno; ritenuto 
a carico del medesimo il bollo per quei 
pegni che non ne sono esenti per governa- 
tiva disposizione. 

Che il pagamento pel taglio della bolletta 
si farà dal pignorante quando leverà il pe- 
gno, in proporzione del tempo che il mede- 
simo rimase depositato: sempre ritenendo 
per compiuto il mese incominciato. 

Che quando il pignorante, nello spazio di 
tre anni, non richieda il soprappiù ricavato 
in caso di vendita all' asta del pegno , ri- 
manga la somma eccedente a profitto del 
Monte. 



— 119 — 

Che, nelle stime dei pegni in oro od ar- 
gento, si starà all'intrinseco loro valore, 
meno però un dieci per cento a maggior 
garanzia del Monte stesso. 

Che il Monte sarà aperto tutti i giorni 
dell' anno non festivi , dalle ore 9 sino 
alle 2 pomeridiane. Un giorno si faranno 
i pegni, l'altro si restituiranno. 

In questo Piano organico vediamo ricon- 
fermato il privilegio già sancito dal Piano 
di regolamento del 1785 , privilegio go- 
duto in genere da tutti i Monti di Pietà , 
senza cui si può francamente asserire che 
non potrebbero neppure sussistere — in 
forza di esso, derogandosi al diritto comune, 
le cose rubate o semplicemente sospette di 
furto non sono, né queste rese al giudice, 
né quelle restituite al derubato , se non 
dopo risarcito il Monte del capitale sbor- 
sato , interessi e spese relative. In talune 
circostanze speciali si volle mettere in dub- 
bio una parte di questo privilegio che 



— 120 — 
pareva esorbitante; quella cioè che si rife- 
risce al diniego di una temporanea conse- 
gna dell 7 oggetto sospetto di essere stato 
rubato , al giudice processante. Ciò avve- 
niva nell'anno 1809, quando la Corte di 
Giustizia domandò all'Amministrazione del 
Monte la consegna pura e semplice di al- 
cuni oggetti impegnati, fortemente sospetti 
di formar parte di un ingente furto : ma 
alla contestazione che ne nacque pel pro- 
nunziato rifiuto, pose termine una decisione 
del Ministro di Giustizia, come leggesi nel 
dispaccio (7 febbraio 1810) del Prefetto del 
Dipartimento dell' Olona nel Regno Italico, 
indirizzato alla Congregazione di Carità, da 
cui allora dipendeva il nostro Monte , così 
concepito: « S. E. il conte Ministro dell' in- 
u terno partecipa, che dietro le rimostranze 
« da quel Ministero comunicate all' Ecc. mo 
« signor Conte gran Giudice ministro della 
« Giustizia . si è questi compiaciuto di ri- 
« scontrare che ha trovato giusto che le 



— 121 — 
u Autorità giudiziarie non possano ritirare 
« dal Monte di Pietà effetti sospetti di fur- 
ti tiva provenienza , senza la previa inden- 
ta nizzazione del capitale e frutti compe- 
« tenti allo stesso Monte, come è stabilito 
« dall' articolo 44 del suo Piano organico 
« (del 1785). » 

Nel maggio 1835, ridestatasi la contro- 
versia, l'I. R. Tribunale Criminale, nonché 
il Tribunale d'Appello, appoggiandosi alla 
disposizione del Codice penale austriaco, 
richiesero al Monte fossero consegnati de- 
gli oggetti depositati in pegno, contro sem- 
plice ricevuta, rifiutando il previo indennizzo 
del capitale ed interessi sborsati dal mede- 
simo, secondo la massima stabilita dall'arti- 
colo 31 del Piano allora vigente (del 1810). 
La questione , esaminata dalle competenti 
autorità, fu risolta in modo decisamente fa- 
vorevole al Monte, col responso contenuto 
nel Dispaccio dell' I. R. Governo 28 lu- 
glio 1836 , comunicato alla Direzione del 



— 122 — 
Monte di Pietà per mezzo della Delega- 
zione provinciale (Ordinanza 9 agosto 1836). 
Il Re d' Italia nel decretare lo Statuto or- 
ganico del 26 febbraio 1865 e del 22 set- 
tembre 1867 pose un'ultima e solenne san- 
zione a quanto si era fin allora praticato. 
L'estrema limitazione della somma con- 
cessa in sovvenzione sopra un singolo pe- 
gno , obbligava i bisognosi di denaro a 
moltiplicare le operazioni per raccogliere il 
peculio occorrente ; da ciò un' amministra- 
zione sempre più sminuzzata, dispendiosa; 
un gran numero di accorrenti rinviati. Al- 
lora la Congregazione di Carità (avviso 
del 6 dicembre 1810 firmato, per il presi- 
dente, Arconati) determinò che, in via or- 
dinaria , le sovvenzioni montassero fino alle 
cento lire. Il Beccaria, inoltre, ottenne, il 7 
marzo 1812, alcune importanti modifica- 
zioni al regolamento. Tra le altre , il pe- 
gno fosse duraturo un anno invece di mesi 
sei; le sovvenzioni potessero elevarsi fino 



— 123 — 
alle lire 300. Finalmente si fosse autorizzati 
a ricevere sussidii dai Luoghi Pii, col mezzo 
di mutui al cinque per cento. E il zelante 
direttore, non pago di prestare un'assidua 
assistenza alla gestione degli affari, aiutava 
il Pio luogo sovvenendo gratuitamente del 
proprio lire 9 mila, che vennero restituite 
il 31 dicembre 1812. Dopo quest'epoca si 
erogarono fino a lire 60 mila al mese, sopra 
circa 2300 pegni. 

Ricaduta la Lombardia sotto il dominio 
dell'Austria (28 aprile 1814) l'I. R. Governo 
accordava, nel novembre 1815, un capitale 
senza interessi di lire 30 mila a tempo illi- 
mitato, restituito non appena il Monte tro- 
vossi in grado di farlo. 

Al marchese Beccaria subentrava, a diri- 
gere questa amministrazione, oramai diret- 
tamente tutelata dalla Delegazione provin- 
ciale, il conte Giovanni Sormani Andreani, 
come risulta dall'Ordinanza 24 giugno 1816 
della Congregazione di Carità. Sotto il 



— 124 — 
regime del Sorniani andò sempre più pro- 
sperando 1' azienda , che acquistava im- 
portanza più spiccata , quando , con so- 
vrano dispaccio 19 luglio 1819, disciolta 
la Congregazione di Carità e divisi i Luo- 
ghi Pii in amministrazioni e direzioni se- 
parate , venne di diritto emancipata dalla 
suddetta Congregazione. Però, non acqui- 
stò la completa autonomia se non il 7 
marzo 1828 (come da lettera delegatizia 
provinciale). 

Nell'anno 1822, quando trattavasi di fon- 
dare in Milano una Cassa di risparmio sul 
modello di quelle già stabilite in Vienna e 
Venezia, si parlò, per iniziativa del Governo, 
di associarla al Monte di Pietà; ma in tale 
connubio si vollero rinvenire molti incon- 
venienti che fecero abbandonare il progetto. 
Ci si tornò nel 1839, ma collo stesso esito 
negativo. L'idea di riunire le Casse di ri- 
sparmio ai Monti di Pietà , per la prima 
volta esposta da Arnould nel 1815, venne 



— 125 — 
in molte città d'Europa posta in atto con 
evidente vantaggio delle due parti. 

Con decreto 6 gennaio 1825, fu nominato 
direttore (già il sistema di un unico diret- 
tore, in tutto dipendente dall'autorità gover- 
nativa, era stato decisamente adottato dal 
Governo austriaco) il signor Gaetano Fran- 
chete nobile da Ponte, il quale, alla sua 
volta, introdusse regolari discipline in molte 
parti della manipolazione quotidiana, e, quel 
che più monta, seppe ottenere dalla autorità 
governativa il permesso di ricevere capitali 
a mutuo dal pubblico, concessogli il 26 ago- 
sto 1827 dalla Delegazione provinciale , 
fatto che deve ritenersi il germe fecondo da 
cui ebbe origine quello sviluppo che il pio 
Stabilimento doveva prendere coll'andar de- 
gli anni, e, in speciali contingenze; punto 
di partenza di quelle larghe operazioni in- 
trodotte non è molto , come si vedrà più 
innanzi, le quali dovevano aver tanta parte 
nella trasformazione di questo grande Isti- 



- 126 — 
tuto. Con ciò la sua posizione migliorava 
tosto. (*). La sovvenzione (anni 1828-1830) 
si portò fino a 350 lire sopra un unico 
pegno. Il numero dei pegni ascese a 35 mila, 
contro lo sborso di lire 960,000. 

Durante la direzione del Franchetti l'Im- 
peratore d'Austria Francesco I, visitando 
le provincie conquistate d'Italia, perlustrò 



(') Il Governo imperiale con dispaccio 20 maggio 1829 
approvò in via interinale la seguente pianta degli im- 
piegati : 

Ragioniere Ispettore con lire 2,100. — Ragioniere 
Coadiutore con lire 1,200. — Ufficiale incaricato del 
protocollo , archivio e spedizione con lire 1,000. — 
Scrittore (ammanuense) con lire 900. — Altro scrittore 
con lire 800. — Cassiere con lire 2,100, coll'obbligo di 
mantenere un coadiutore e dare una cauzione di lire 15 
mila. — Due Guardaroba con lire 1,300 cadauno. — 
Due stimatori con lire 920 cadauno. — Portiere tuba- 
tore con lire 750 oltre abitazione e vestiario. — Fac- 
chino con lire 500 oltre alloggio e vestiario. 

Ma poi con governativo dispaccio 7 marzo 1831 venne 
così organizzata: 

Ragioniere Ispettore con lire 2,100. — Coadiutore 
al Ragioniere con lire 1,200. — Ufficiale con L. 1,000. 
— Scrittore (ammanuense) con lire 900. — Altro scrit- 



— 127 — 
anche il Monte, fatto che si volle solenniz- 
zare con una epigrafe latina, in cui si finiva 
per tramandare ai posteri che 1' austriaco 
monarca, correndo l'anno 1825, diligentis- 
sime lustravit tuttoquanto lo Stabilimento. 
A questa iscrizione venne, per decreto del 
direttore Casati (20 marzo 1860), sostituita 
un'altra al Re Vittorio Emanuele, nella quale 
si ricorda che l'undici agosto 1859 redimeva 
e restituiva gratuitamente i pegni non supe- 
ranti le cinque lire. 

Qualche anno dopo, il conte Paolo Ta- 
verna, nominato direttore con dispaccio vice- 



tore con lire 800. — Cassiere con lire 2,200. Il Cas- 
siere ha l'obbligo di mantenere un coadiutore, quindi 
il soldo del Cassiere medesimo è ritenuto come fosse di 
lire 1,500. — Alunno con lire — Due Guar- 
daroba con L. 1,300 cadauno. — Stimatore con L. 1,350, 
sotto gli obblighi di cauzione come dal Piano organico. 
— Altro Stimatore con lire 1,200, sotto gli obblighi di 
cauzione come dal Piano organico. — Portiere tubatore 
con lire 750, con alloggio e vestiario. — Facchino con 
lire 600, con alloggio e vestiario. — Altro Facchino 
con lire 600. — Totale lire 15,300. 



— 128 — 

reale 12 aprile 1831, osservava nell'assistere 
alle aste degli oggetti non riscattati (*), aste 
le quali non mancano mai di attirare gran 
folla di compratori, che venivano venduti a 
prezzi di molto superiori alla stima. Ciò 
era naturale. Il Piano organico , in vista 
di assicurare il Monte dell'operato degli 
stimatori , prescriveva che, qualora dopo tre 
esperimenti di aggiudicazione non si otte- 
nesse da un dato pegno il prezzo pel quale 
era stato accettato, più le spese accesso- 
rie, fosse tenuto a comperarlo lo stimatore 
stesso che ne pronunciò la perizia. E quindi 
evidente che il suo interesse sia di atte- 
nersi ad una valutazione minima , giac- 
ché , diversamente operando , si potrebbe 
facilmente trovare nella eventualità di ri- 
fondere i danni, qualora, in caso di ven- 
dita , non si ricavi abbastanza da coprire 
le competenze del Monte. Tali emergenze 

( 4 ) I direttori erano allora tenuti ad assistervi per 
l'art. 21 del Piano organico 1810. 



— 129 — 
ridondavano a scapito dei necessitosi, poiché 
l'interesse di questi è sempre di ricevere la 
più gran quantità di denaro possibile, col 
minor deposito di roba — causa che spin- 
geva molti a ricorrere alla privata pigno- 
razione, il cui canone, per altro, ondeggiava 
tra il dodici ed il cinquanta per cento. 

Per ovviare a questo inconveniente , il 
conte Taverna accortamente progettò di 
pagare i periti non più con soldo fisso, ma 
in ragione proporzionale delle somme che 
il Monte erogasse sugli oggetti da ciascuno 
di loro stimati. Né il Monte avrebbe potuto 
temere di trovarsi esposto per un eccesso 
di sovvenzione, giacché gli stimatori sareb- 
bero sempre trattenuti dall' obbligo di in- 
dennizzo che loro incombe costantemente. 
Allettati così, per una parte, dalla brama 
di aumentare il lucro ; frenati dall'altra dalla 
minaccia di sottostare alle disastrose con- 
seguenze di una valutazione esorbitante; in 
quel bivio perfettamente equilibrato, si tro- 



— 130 — 
veranno, pensava il Taverna, nella conve- 
niente posizione di usare di un giusto criterio 
che varrà a fare entrare nelle tasche dei 
pignoranti la quantità di denaro che corri- 
sponda equamente al merito reale delle robe 
date in pegno. Aggiungi, che avranno inte- 
resse a disbrigare colla massima speditezza 
le loro incombenze — più si lavorerà, mag- 
giore sarà il guadagno. 

L'I. R. Governo permise V innovazione, 
in via di esperimento, per un biennio. — 
Il 23 maggio 1833, la direzione comunicava 
agli stimatori, che, incominciando dal ve- 
gnente primo giugno, sarebbero stati rimu- 
nerati con uno stipendio rappresentato da 
un tanto per cento delle somme accordate 
sugli oggetti da essi stimati. Questo premio 
proporzionale non sarà applicabile alle 
gioie, troppo soggette a rapido decadi- 
mento. In massima l' ingegnoso trovato 
riuscì — e forma tuttora la base del sistema 
misto in vigore. Ma quest'ultimo, a dir vero, 



— 131 — 
non toglie del tutto l'inconveniente enun- 
ciato. Consistendo nel conservare insieme 
lo stipendio fisso, e il tanto per cento sulle 
somme prestate, ne consegue che il danno 
possibile , quantunque dubbio , è troppo 
grave a petto di un guadagno tenue ; quindi 
insufficiente a rendere arditi gli stimatori. 

In quegli anni il Monte girava 1' annuo 
capitale di lire 705,037. 64 austriache. Di 
propria ragione non possedeva che lire au- 
striache 299,984. 75: le altre 435,052. 89, ap- 
partenevano in parte a differenti Corpi mo- 
rali. La somma di L. 136,347 era dei privati 
depositanti coli' interesse del 4 per cento. 

Gli anni che seguirono immediatamente 
alla innovazione di cui si disse , segnala- 
rono un aumento sulle somme sovvenute 
di lire 113,638 pei pegni preziosi — di 
lire 144,248 pei pegni comuni. Calcolavasi 
il numero dei pegni annuali per adequato 
a 2,901 per gli oggetti preziosi; e di 7,176 
pei comuni. 



Il 31 maggio 1839, il direttore, marchese 
Ferdinando d'Adda (succeduto per dispac- 
cio governativo 4 gennaio 1836 al Taverna), 
annunziava che i pegni erano annualmente 
in numero di 58,253 con un capitale di sov- 
venzione di L. 1,480,180; notandosi una dif- 
ferenza in più di 8,385 pegni e di L. 194,119 
di capitale sul periodo precedente. 

Degli oggetti preziosi, pegni num. 3,116, 
con un capitale di lire 113,709. — Delle 
robe comuni, pegni num. 5,268, con un ca- 
pitale di lire 80,410. — Nel 1840 ascesero 
i pegni a 57,402 contro la sovvenzione di 
lire 1,483,629. 

Più tardi, il direttore d'Adda, compreso 
dall'utilità di allargare le operazioni di que- 
sto Istituto anche col renderne più comodo 
il servizio , pensava di erigere una casa 
succursale di pegni, e a quest'uopo si rivol- 
geva, con foglio 17 febbraio 1838, all' Am- 
ministrazione dell' Ospedale Maggiore e 
Luoghi Pii di questa città , chiedendo gli 



— 133 — 
fosse ceduto, per contratto di livello, parte 
del vasto casamento di spettanza della ere- 
dità Calvi , posto in via del Crocifisso al 
num. 4326; il quale, per la sua posizione 
a cavallo fra le porte Ticinese e Romana, 
si trovava singolarmente addatto all'uso cui 
si voleva destinare. Venne infatti ceduta al 
Monte di Pietà a titolo di livello perpetuo 
(che venne recentemente redento) rappre- 
sentato da un canone di lire austr. 3,900, 
previo lo sborso di lire austriache 11,700, 
una volta tanto a titolo di adeale. Con ciò 
si aveva anche di mira di scemare i danni 
arrecati alle classi povere dalle case private 
di pignorazione che andavano pullulando 
— le quali, come risulta dalle informazioni 
di quel tempo, estorcevano un mezzo soldo 
per ogni lira di sovvenzione , il che corri- 
sponderebbe al 30 per cento all'anno. Era 
stata 1' opinione del direttore Franchetti , 
che l'unico mezzo per annichilarle fosse di 
diffondere le operazioni del Monte fino al 



— 134 — 
punto di essere in grado di soddisfare al 
bisogno della intera città. Solo allora l'au- 
torità politica avrebbe avuto il diritto di 
non più tollerare sì vituperevole traffico. 

Il Governo austriaco, con dispaccio 11 lu- 
glio 1840 , approvava la istituzione di un 
Monte filiale di pietà ; in conseguenza si 
diede mano a prepararne 1' aprimento, che 
ebbe luogo con qualche solennità , nella 
casa all'uopo acquistata, il giorno 30 otto- 
bre dell'anno 1841; colla restrizione che 
dovevano essere esclusi i pegni di gioie di 
pregio, accettate solamente presso il Monte 
principale. In via del Crocifisso si effettue- 
rebbe la pignorazione nei giorni di martedì, 
giovedì e sabbato: mentre al Monte di Porta 
Nuova avrà luogo nei giorni di lunedì , 
mercoledì e venerdì. Negli altri tre giorni 
rispettivi farebbonsi le restituzioni. A ren- 
dere meglio adatto il locale , si pensò ad 
incorporare anche l'attigua casa al N. 4328, 
di proprietà di certa Alemanni Berrà; poi- 



— 135 — 
che , non solo internavasi da un lato in 
quella di provenienza dell'Ospitale, ma vi 
aveva anche qualche diritto a titolo di ser- 
vitù. Il solerte direttore d'Adda ; prevedendo 
i futuri bisogni, affine di conservarla all'Isti- 
tuto, ad ogni buon conto avevala compe- 
rata a suo rischio con istrumento 14 gen- 
naio 1839 per lire milanesi 20,500. Venuto 
il momento opportuno , cioè quando fu 
aperto il Monte sussidiario di cui si ragiona, 
si fece premura di sottoporre al Governo , 
allora arbitro di ogni cosa, il progetto del 
nuovo acquisto , progetto autorizzato al 
prezzo identico pagato da lui , oltre il ri- 
sarcimento delle spese e i meritati ringra- 
ziamenti. Era incaricato della stipulazione 
del contratto (28 giugno 1842) il marchese 
Giulio Beccaria deputato alla Congrega- 
zione centrale. Vediamo ora 1' esito di sì 
capitale provvedimento (*). 

( J ) Al D'Adda succedeva il conte Luigi Dal Verme 
(decréto 27 agosto 1843). 



— 136 — 

Nel 1845 al Monte principale i pegni 
sommarono a 57,435 contro la sovvenzione 
di lire 1,414,370. I pegni al Monte filiale 
furono di num. 47,448, contro una sovven- 
zione di lire 752,506. In totale n. 104,903 
pegni, contro lire 2,166,876. 

Nel 1850 troviamo num. 64,650 pegni al 
Monte principale, contro lire 1,287,496. Al 
Monte filiale n. 62,453 pegni contro 951,020 
lire di sovvenzione. Totale pegni n. 127,103 
contro lire 2,238,516. 

Dieci anni dopo, nel 1860, al Monte prin- 
cipale si contano 57,718 pegni, sovvenendo 
lire 1,338,960. Al Monte filiale num. 54,019 
pegni contro L. 1,151,600. Totale n. 111,737 
pegni contro lire 2,490,560. 

Come qui si vede, le sovvenzioni anda- 
vano sempre aumentando, ma le risorse 
non crescevano in proporzione. In ogni 
modo le cose camminarono su questo piede 
per dieci e più anni; ma in tal lasso di 
tempo i capitali affidati a mutuo andavano 






— 137 — 
disastrosamente diminuendo, e col ritirarsi 
minacciavano l'Istituto nella sua stessa esi- 
stenza ; d'altronde il corrispettivo dei pegni 
non equiparava l'importo degli interessi 
passivi e delle spese di amministrazione. 
Allora il direttore De-Capitani d'Arsago 
(nominato con dispaccio vicereale 20 mag- 
gio 1845) si rivolse all' arciduca Ranieri, 
viceré del Regno Lombardo-Veneto , pre- 
gandolo volesse intromettersi per far avere 
al Monte un sussidio dalla Cassa di Ri- 
sparmio ; di più chiedeva fosse da quella 
aperto un conto corrente; ma gli venne 
risposto con parole vaghe, nulla accordan- 
doci. Sorvenuti poi, dopo le vicende del 
quarantotto, tempi politicamente difficili, in 
9 cui l'avversione della cittadinanza pel Go- 
verno straniero di Vienna, allontanava i 
più capaci dalle cariche onorifiche che aves- 
sero una qualche dipendenza dal Governo 
imperiale , rinunciando il De-Capitani , il 
conte Montecuccoli , commissario imperiale 



— 138 — 
plenipotenziario , con dispaccio 16 otto- 
bre 1849 ricorreva, con nuovo esempio, ad 
un direttore stipendiato , che fu il dottor 
Giacomo Casati. Capitato in un momento 
di strettezze finanziarie, per rinsanguinare 
le esauste casse faceva alla Delegazione 
provinciale (8 luglio 1852) la proposta di 
vendere il quadro, già ornamento dell' an- 
tica chiesa , dipinto da Gr. B. Crespi detto 
il Cerano, uno dei più insigni pittori lom- 
bardi della decadenza. Ma fortunatamente, 
il 30 dicembre dello stesso anno, il dele- 
gato provinciale Villa credette di disap- 
provare quella misura troppo meschina 
per uno Stabilimento di sì antica riputa- 
zione, tenuto a mostrarsi, più che altri, 
geloso delle glorie cittadine anche le più 
modeste. Sotto la stessa Amministrazione 
si operarono importanti modificazioni nelle 
dipendenze annesse al palazzo di residenza, 
raffazzonandosi un progetto di permuta col 
proprietario del confinante fabbricato (ap- 






— 130 — 

provato con reale decreto 11 aprile 1863, ed 
attuato con istrmnento 6 giugno 1863, ro- 
gato Sorniani) di cui a dir vero, non ho 
potuto comprendere la pratica utilità, che 
dovrebbe sempre prevalere ogni qua! volta 
si tratti di portare essenziali innovazioni 
in possessi patrimoniali. 

Instaurato il Governo nazionale del Re- 
gno d ? Italia sotto lo scettro di Vittorio 
Emanuele II, per qualche anno, come si 
vede dal suesposto, non veniva fatta novità 
nella Amministrazione. Per altro la Depu- 
tazione provinciale , con deliberazione 18 
aprile 1862, nominava una Commissione 
composta dei signori Francesco Della Porta, 
Achille Griffini e Francesco Gorla, incari- 
candola di studiare le condizioni del Monte 
di Pietà in discorso, e proporne adeguate 
riforme, finche, in forza della Legge sulle 
Opere pie, 3 agosto 1862, vennero dal Con- 
siglio comunale della città di Milano, con 
deliberazione del 24 settembre 1863, chia- 



— 140 — 
mati a formar parte del Consiglio di am- 
ministrazione dei Monti di Pietà di questa 
citta nostra , il commendatore Giuseppe 
Tornaghi come presidente , e i signori 
Tanzi e Fano, come consiglieri; ai quali 
ultimi, in progresso di tempo, furono ag- 
giunti , per iniziativa di questo Consi- 
glio, (seduta 31 dicembre 1866), altri due; 
portandosi così definitivamente il numero 
dei consiglieri a quattro. Il nuovo Consi- 
glio veniva dal Prefetto della provincia, mar- 
chese di Villamarina, e dal Sindaco della 
città , conte Beretta , solennemente inse- 
diato il primo dicembre dello stesso anno, 
coli' intervento anche di rappresentanze , 
tanto della Deputazione provinciale, quanto 
della Giunta municipale. Da questo mo- 
mento cessavano di diritto e di fatto gli 
attributi principali del direttore, (a cui fu 
ben presto concesso il meritato riposo) , 
giacche il Consiglio doveva stringere nelle 
sue mani tutta quanta l'opera amministra- 



— 141 — 
tiva dei detti Monti , e godere necessaria- 
mente di una indipendenza quasi intera dal- 
l'Autorità governativa, in paragone della 
decaduta Direzione. 

Il Consiglio, nel prendere le redini del- 
l'azienda, riceveva un patrimonio valutato a 
lire 482,715. 08 italiane, compreso il prezzo 
attribuito ai fabbricati. Né il sentiero che 
dovette percorrere fu , in sul principio , 
seminato di rose. Essi, i valenti ammini- 
stratori , trovarono l'Istituto ridotto agli 
estremi ; in onta alla cifra abbastanza tonda 
che abbiamo riportato. A segno che un 
giorno (16 marzo 1864) si videro co- 
stretti , per mancanza di fondi, a rifiutare 
a certa Mazzucchelli la restituzione della 
tenue somma scadente di 8000 lire, da essa 
affidata a titolo di mutuo; ridotti quindi a 
dover stendere la mano al Governo , al 
Comune, agli Istituti di beneficenza me- 
glio forniti per avere soccorso in tanta 
distretta. 



— 142 — 

La Giunta municipale J compresa dalla 
gravità della circostanza, accordava in pre- 
stito la piccola somma occorrente per la 
Mazzucchelli; e la Amministrazione della 
Cassa di risparmio, il 22 marzo 1864, con- 
cedeva, dal canto suo, 40 mila lire, coli' in- 
teresse del 4 e mezzo per cento, da restituirsi 
alla fine del giugno 1865; accordando inol- 
tre di protrarre fino alla stessa data la 
scadenza del debito complessivo che i Monti 
di Pietà avevano verso la Cassa di rispar- 
mio, debito che, tutto sommato, ammontava 
a lire 300 mila; senza garanzia di ipoteche 
od altro pegno di sorta. 

Allora, per far fronte agli impegni, si au- 
mentarono gli interessi sulle sovvenzioni ai 
pignoranti; si accrebbe la tassa di custodia, 
si diminuì la durata del pegno, affine d'esten- 
dere sopra di un numero maggiore di per- 
sone i vantaggi che offre la Pia istituzione. 

Già, fino dai primi mesi del 1864, erasi 
gradatamente ridotta la somma di sovven- 



— 143 — 
zione, tanto da prescrivere non si sborsas- 
sero sopra singoli pegni oltre a cinquanta 
franchi. Sforzi inutili ; la cosa peggiorava 
sempre. Per dir tutto, il 2 maggio 1864 il 
Consiglio di Amministrazione rassegnava le 
proprie dimissioni al sindaco di Milano; 
dimissioni che non furono accettate , e 
provocarono anzi , da parte della autorità 
comunale, calde parole di fiducia e di in- 
coraggiamento. 

A quelle dimostrazioni il Corpo ammini- 
strativo , alla vigilia di chiudere le porte 
dello Stabilimento, ripigliando vigore, si de- 
cise a rimanere sulla breccia e lottare fino 
all'ultimo. Abbandonato perfino dalla opu- 
lenta Cassa di risparmio, la quale rido- 
mandava con qualche insistenza di essere 
rimborsata della somma di cui era credi- 
trice (*), sopprime la Casa filiale in via del 

(') Giova notare che la stessa Cassa di Risparmio, 
con lettera 9 maggio 1864, aveva largito al Monte lire 
ventimila a fondo perduto. 



- 144 — 
Crocifisso (1 ghigno 1866), e, non riuscendo 
a venderne il locale a un prezzo conve- 
niente, ne riatta e ne appigiona i locali, 
per concentrare tutte le forze sopra un solo 
obbiettivo ; e si accinge a rilevare l'Istituto 
dall'avvilimento in cui giaceva, coli' esten- 
dere la sfera delle sue attribuzioni sino a 
farne uno degli strumenti oramai indispen- 
sabili al meccanismo della moderna società. 
Comprese che si poteva sviluppare una 
delle molle che già, quasi inavvertitamente, 
funzionava nel suo organismo e, senza uscir 
troppo dalla consuetudine, attivare sopra 
più vaste proporzioni un Istituto di credito; 
quindi faceva edotto il pubblico, con reite- 
rati indirizzi (primavera 1866), che si riceve- 
rebbero capitali a mutuo, senza restrizioni, 
corrispondendo un interesse del cinque per 
cento ( A ). Tolto ogni incaglio, si adottò una 
procedura spiccia e comoda nel ricevere e 

(') L'interesse viene modificato a seconda delle cir- 
costanze, 



— 145 — 
nel pagare; e siccome le somme incassate 
sorpassavano di gran lunga quel che abbi- 
sognava ad alimentare il servizio ordinario 
del Monte di Pietà, si organizzarono sov- 
venzioni sopra effetti pubblici, rafforzando 
il pegno di tutte quelle garanzie che val- 
gono ad assicurare l'Istituto, anche nei casi 
di commozioni finanziarie le più impreve- 
dute, le più disastrose. Oltre di che entrò 
come base di amministrazione la indispen- 
sabile previdenza di tenere impiegata una 
grossa riserva di denaro in Boni del Tesoro. 
Tali operazioni, rispondendo di fatto ad un 
bisogno generalmente sentito dalle popola- 
zioni, ebbero pienissimo effetto, e valsero 
ad avviarlo verso quella rigogliosa flori- 
dezza a cui tendevano i secolari sforzi delle 
succedentisi amministrazioni. 

Alcuni forse opporranno che queste in- 
novazioni oltrepassano gli scopi a cui è 
destinato il nostro Istituto , e ne falsano 

l'indole tutta di beneficenza. Sia pure, ma 

io 



— MG - 
non è, per questo, meno vero che non con- 
corrasi potentemente ad aumentare la ric- 
chezza del paese. Si adescano molti privati 
cittadini a mettere in circolazione copia di 
denaro , che altrimenti avrebbero tenuta 
stagnante, inoperosa negli scrigni, per man- 
canza di facile impiego a brevi scadenze e 
senza rischii ; a farlo scorrere , come san- 
gue nelle vene, nel mondo commerciale, in 
cui senza quel prezioso ausiliario tutto lan- 
gue, e la vita stessa s'arresta: cosicché si 
può dire, il continuo movimento lo molti- 
plichi con reciproco profitto e di quelli che 
lo hanno disponibile: e di coloro che ne 
soffrono momentanea deficienza. 

Due sono dunque i campi in cui si spiega 
V attività di questo nostro Istituto nella 
nuova attitudine in cui si è posto. Mentre 
nell'esercizio di semplice Monte di Pietà è 
perdente , e , per ciò appunto in questa 
parte conserva più che mai il carattere 
di pubblica beneficenza e mantiene intatte 



— 147 — 
le tradizioni primitive; colla nuova sfera 
d'azione, arrendendosi alle mutate esigenze 
dei tempi, che ci domandano per avventura 
identici servigi sotto forma diversa, presta 
indispensabile appoggio alle operazioni pas- 
sive del primo, senza di cui non potrebbe 
reggersi; e fa sì che ne emerga un tutto 
complesso e fecondo di utili risultamene. 
Sarebbe qui opera immatura lo scendere a 
particolari informazioni su tali risultati po- 
sitivi e assai incoraggianti, nonché sulle 
speranze che si ponno fondatamente conce- 
pire circa il suo futuro organamento, dato 
si riesca a rifare un sufficiente patrimonio ; 
salvo a deliberare sulla convenienza, del 
resto assai discutibile , di ridursi stretta- 
mente agli antichi e meschini andamenti. 
Intanto si tolse ogni limite nell' accordare 
somme sopra pegni ordinarii, onde non di- 
venne raro il caso che si sborsino parec- 
chie migliaia di lire sopra gioielli di gran 
valore. 



— 148 — 

A dare una adeguata idea dello sviluppo 
dello Stabilimento , aggiungeremo ancora 
alcune notizie statistiche riferibili agli ul- 
timi anni. Nell'anno 1868 sopra n. 146,417 
pegni il Monte prestò lire 3,088,867. Furono 
disimpegnati num. 135,805 pegni, sui quali 
erasi sovvenuta la somma di lire 3,066,393. 
Si procedette poi alla vendita di n. 17,559 pe- 
gni, su cui erano state sovvenute L. 219,838. 

Nel seguente anno 1869 si prestarono 
lire 3,143,108 sopra num. 132,405 pegni. Ne 
furono disimpegnati num. 122,017, su cui 
erano state prestate lire 2,936,799. Si ven- 
devano all'incanto num. 15,862 pegni, su 
cui erano state sborsate lire 222,739. 

In quanto poi alle operazioni di cre- 
dito, si era sì bene messo in sella, che nel- 
l'anno 1868 ebbe l'onore di prestare lire 300 
mila a quello stesso Municipio (sindaco il 
commendatore Giulio Belinzaghi) verso il 
quale aveva, anni prima, umilmente steso la 
mano per mendicare poche migliaia di lire. 



— 149 — 

A meglio fissare la fortunata evoluzio- 
ne, lo stesso Consiglio redigeva un nuovo 
Statuto organico, approvato con Regio de- 
creto 22 settembre 1867, nel quale veniva 
in parte rifuso quello del 1865 , e quindi 
un Regolamento approvato dalla Deputa- 
zione provinciale il 30 aprile 1869 ( 4 ). 

Le norme principali di questo Statuto, in 
sostanza, non variano gran fatto da quelle 

( 4 ) Riproduciamo la Pianta degli Impiegati secondo 
questo Regolamento. 

Segretario-Capo, lire 3,000 ed abitazione nel locale 
del Monte. — Ufficiale di Segreteria, lire 2,200. — Ra- 
gioniere, lire 2,600. — Protocollista, lire 2,200. — Capo 
d'Ufficio alla pignorazione, lire 2,300. — Capo d'Ufficio 
alla liquidazione , lire 2,300. — Aggiunti ai due Uffici 
sopra indicati, lire 1,600 cadauno. — 1° Stimatore di 
effetti preziosi, lire 1,600. — 2° Stimatore come sopra, 
lire 1,500. — 1° Stimatore di effetti diversi, lire 1,400. 

— 2° Stimatore come sopra, lire 1,200; (gli Stimatori 
hanno inoltre una provvigione di un tanto per cento 
sull' ammontare delle sovvenzioni fatte in base alle 
loro rispettive stime). — Conservatore dei magazzeni, 
lire 2,800. — 1° Aggiunto Conservatore dei magaz- 
zeni, lire 1,800. — 2° Aggiunto come sopra, lire 1,600. 

— 3° e 4° Aggiunto come sopra, lire 1,500 cadauno. — 



— 150 — 
già in vigore. li Monte concede prestiti 
sovra una somma non minore di lire due, 
e per somme maggiori a misura dei fondi 
disponibili. I pignoranti pagano all' atto 
della pignorazione un diritto fisso per lo 
stacco della polizza , ed all' epoca del ri- 
scatto un congruo interesse per le somme 
ricevute in prestito. Grli effetti impegnati 
sono custoditi per un periodo di tempo non 



Cassiere, lire 3,000. — 1° Aggiunto al Cassiere, L. 2,000. 
— 2° Aggiunto come sopra, lire 1,700. — 3° Aggiunto 
come sopra, lire 1,600. — 4° Aggiunto come sopra, 
lire 1,500. — Tre Applicati di 1." classe con lire 1,400 
cadauno. — Tre Applicati di 2." classe con lire 1,300 ca- 
dauno. — Quattro applicati di 3. a classe con lire 1,200 
cadauno. — 1.° Portiere tubatore, lire 1,000 con al- 
loggio e vestiario. — 2° Portiere idem , lire 800 con 
vestiario. — Portiere d'ufficio, lire 800 con vestiario. — 
Bue Inservienti ai magazzini , lire 800 cadauno con 
alloggio e vestiario. — Altri due come sopra, lire 750 
cadauno con alloggio e vestiario. — La somma totale 
è di lire 61,100. 

I signori Impiegati poi che in grazia delle operazioni 
da pochi anni introdotte, sopportano il peso di un la- 
voro e di una responsabilità aumentata, vengono rimu- 
nerati con gratificazioni. 



— 151 — 
maggiore di un anno se appartengono alla 
categoria degli oggetti preziosi; di mesi sei 
se a quella degli oggetti diversi ( 4 ). Se non 
sono nei prescritti periodi di tempo riscat- 
tati, vengono venduti al pubblico incanto. 
Prelevata ogni competenza a favore del 
Monte, il prezzo che sopravanza dalla ven- 
dita sarà integralmente restituito al proprie- 
tario del pegno. Trascorsi tre anni dalla 
vendita fatta all'incanto, senza che il pigno- 
rante abbia reclamato tale sopravanzo , si 
intenderà vi abbia rinunciato a beneficio del 
Monte. I pignoranti potranno sempre otte- 
nere, alla scadenza del termine fissato pel 
riscatto, la rinnovazione di quei pegni sui 
quali vennero sovvenute almeno dieci lire. 
L'Amministrazione è affidata ad un Consi- 
glio composto dal Presidente e da quattro 
membri. Il Presidente è nominato dal Con- 
siglio Comunale e sta in carica quattro 

(') Questa distinzione è portata dal Regolamento. 



— 152 — 
anni. — Del paro i Consiglieri ; ma questi 
si rinnovano per quarto ogni anno e sono 
sempre rieleggibili. 

Nei primi tre anni la scadenza è deter- 
minata dalla sorte — in appresso dalla an- 
zianità. Il Consiglio si raduna una volta 
alla settimana nella sua residenza, ed ogni 
qualvolta sia convocato dal Presidente. — 
I fondi del Monte sono costituiti dal suo 
capitale patrimoniale e dai capitali che gli 
vengono offerti dai privati, a cui viene cor- 
risposto un congruo interesse ( d ). 

(') Il Monte tiene ancora presso di sé il fondo del 
Corpo de' Civici Pompieri , affidatogli al tempo della 
loro istituzione. Il Prefetto del Dipartimento d' Olona 
scrive alla Congregazione di Carità che, avendo S. A. 
il Viceré del Regno d' Italia , con decreto 10 dicem- 
bre 1811, ordinato fosse organizzata in Milano una 
compagnia di Zappatori Pompieri forte di settant' uo- 
mini , i quali dovessero funzionare col primo feb- 
brajo 1812, vuole che i fondi derivanti dalle ritenute 
stabilite, formino un fondo per le pensioni, e soccorsi 
a favore degli stessi Pompieri, loro vedove ed orfani, 
e debbano versarsi ogni mese nella cassa del Monte di 
Pietà, la quale ne pagherà l' interesse del cinque per 



— 153 — 
Finalmente dimessosi , nel luglio 1869 , 
il Consiglio amministrativo presieduto dal 
Tornaghi, i successori, (') insediati nell'au- 
tunno dello stesso anno, approvavano piena- 
mente la linea di condotta da quello seguita, 
come proficua insieme e conforme alle re- 
gole più severe di amministrazione, e sta- 
bilirono di mantenersi più che mai rigoro- 



cento. Il frutto sia ogni mese accumulato col capitale. 
L'ammontare netto del soldo di tutti i gradi, durante 
le vacanze di impiego, quando non eccedino un mese, 
si riunisca al fondo di ritiro. I ritiri accordati saranno 
pagati coi frutti , e se occorra col capitale depositato 
allo stesso Monte di Pietà. L'Amministrazione di detto 
Monte invierà ogni anno al Podestà un conto generale 
dei fondi versati nella cassa. 

(*) Il Consiglio Comunale nominava a formar parte 
di questa Amministrazione come Consiglieri — due mes 
dopo la nomina, allo stesso posto, dello scrivente — 
signori avvocato Lazzaro Frizzi, nobile Lorenzo Medie 
di Marignano e ragioniere Gio. Maria Albertini. — L'e- 
letto a presidente non accettava. 

Nei mesi successivi altri due personaggi venivano 
chiamati a quel posto, ma l'uno e l'altro rifiutarono. 
Dimodoché l'Istituto veniva per più di un anno gover- 
nato dal Consigliere anziano. 



— 154 — 
samènte nei confini da queste segnati, non 
tralasciando, nel tempo stesso di dare tutto 
il possibile incremento alle operazioni di 
credito, sia coli' incoraggiare i mutui pas- 
sivi, sia coll'aprire conti correnti attivi per 
l'Istituto, con privati od anche con pubblici 
stabilimenti; sempre garantiti largamente 
con effetti di pubblico credito, indi a sem- 
pre meglio tutelare gli interessi dei citta- 
dini, e quasi a compimento dell'opera sì 
opportunamente iniziata, decretavano, nella 
seduta 27 maggio 1870, la costruzione di 
una cassa forte sul modello di quelle che 
vantano i grandi Istituti di credito di 
Europa (*). 

(') Il capitale circolante ondeggia fra i dieci e i quin- 
dici milioni di lire. Il patrimonio è di circa ottocento 
mila lire senza tener conto del valore delle case (quella 
ove ha sede il Monte e l'altra in via Crocifisso). Du- 
rante l'anno 1870, si sborsarono lire italiane 3,271,944 
sopra un numero di 127,370 pegni. Si confrontino que- 
ste cifre con quelle che offrono alcuni bilanci dello 
scorso secolo, nei momenti più infausti. 

Col giorno 9 agosto 1730 il capitale giro ammonta 



— 155 — 
Rimane ancora da studiarsi e da scio- 
gliersi il problema del modo con cui si 
possa, non dico estirpare, che sarebbe im- 
possibile , ma, se non altro, diminuire la 
sempre crescente falange dei privati pegna- 
tarii, a cui va connessa l'altra sul tasso che 
dovrebbesi far pagare ai pignoranti nel caso 
favorevole che i fondi abbondassero, senza 
bisogno di ricorrere a capitali esteri (*). 
Certo è però che , se oggidì , come negli 
anni di cui si ragionò nel corso di queste 
notizie, si dispensassero somme, anche te- 
nuissime, senza pretendere interesse, quella 
sconsigliata generosità sarebbe nella mas- 
sima parte sprecata ; poiché , invece di 

a lire milanesi 123,624 soldi 8. — Cioè lire 106,517, per 
num. 10,103 pegni. — In denari contanti lire 17,107. 8. 

Col giorno 28 febbraio 1733 lo stesso capitale am- 
montava a lire 124,036 soldi 11. — Cioè lire 109,021. 5, 
per num. 9,580 pegni. — In denari contanti lire 15,015. 

La differenza è abbastanza significativa. 

(') Ora il Consiglio sta studiando il modo di stabilire 
delle piccole succursali per ricevere pegni, in qualcuno 
dei quartieri più popolati della città. 



— 15G — 
ridondare a vantaggio della onesta miseria, 
diverrebbe pascolo all'avidità di speculatori 
di ogni risma. 

In questa rapida corsa traverso quattro 
secoli abbiamo visto il nostro Monte di 
Pietà incarnarsi , per così dire , nella vita 
stessa del paese. Fondato da Lodovico 
Sforza, il Pericle milanese, il mecenate di 
Bramante da Urbino e di Leonardo da 
Vinci — veniva affidato alle cure di quel 
consorzio di famiglie che, formato da pochi 
rampolli di antichissimi feudatarii , da cit- 
tadini maggiorenti e da mercadanti arric- 
chiti fattisi gentiluomini, i quali , per la 
loro stessa origine, di umore punto batta- 
gliero , non vedevano nella plebe gregge 
da conculcare, ma amici meno fortunati da 
proteggere — avevano preso a guidare le 
faccende dello Stato. Si stabilì colle largi- 
zioni ducali ; finché , sopraggiunte rivolu- 
zioni che cangiarono radicalmente la faccia 
delle cose — guerre combattute sui nostri 



— 157 — 
campi — pestilenze — dovette rivolgersi 
alle due grandi autorità che reggevano il 
mondo , la Chiesa e lo Stato, per cavarne 
privilegi dall'una, dall'altro sterili incorag- 
giamenti — allora campa stentatamente a 
seconda delle meschine condizioni fattegli. 
Alla epopea politica succede V intermina- 
bile periodo della dominazione spagnuola , 
notte profonda rischiarata solamente da 
un raggio di luce, l'età dei Borromei , in 
cui il cardinal Federigo colla Accademia 
ambrosiana, presieduta da Fabio Mangoni 
architetto, da Gio. Andrea Biffi scultore, e 
da Gr. B. Crespi pittore, tiene per qualche 
tempo in onore le arti milanesi. Intanto i 
nobili, salvo una minoranza, abbandonano 
non solo i pubblici, ma anche i privati 
negozii ; imbevendosi degli usi spagno- 
leschi, si sprofondano nell' ozio , e sepa- 
rando la causa propria da quella del po- 
polo, disertano dalla decaduta città per la 
campagna, dove si fanno investire a josa 



— 158 — 
di feudi, di cui i re Cattolici furono ognora 
prodighi fino all' ultimo. 

Il Monte di Pietà segue le triste sorti 
di Milano ; vive di espedienti , cioè di in- 
dulgenze , di processioni, di elemosine, di 
tenui legati. Ma, la Lombardia, sul prin- 
cipio del secolo decimottavo, venuta sotto 
il dominio riparatore di casa d'Austria, ri- 
margina alquanto le piaghe , e , dopo la 
metà del medesimo secolo , accenna ad un 
superbo rinascimento. Cogli auspici di un 
principe della famiglia imperiale, si va svi- 
luppando una novella civiltà presieduta dal 
Parini, dal Verri, dal Beccaria; mentre il 
Piermarini ristora gli edifizii di Milano, ed 
erige il Teatro della Scala , che sarà il 
tempio nel quale da Cimarosa a Verdi , il 
genio italico manifesterà colla più ideale 
delle arti, la sua vergine e ricca ispirazione. 

Il Monte eli Pietà aveva raccolto la sua 
parte di bottino. Magnificamente dotato , 
subì una vera trasformazione ; residenza 



— 159 — 
degna ; fondi proporzionati : insomma que- 
sto avvenimento segna , dopo quello della 
sua fondazione , F epoca la più spiccata 
della umile sua istoria. In pari tempo, an- 
che nel suo organismo amministrativo era 
penetrato il soffio rinnovatore che spirava 
dal trono imperiale — ma i tempi non erano 
ancora maturi ed è giocoforza tornare al 
punto di partenza; però è rotto l'incanto, 
e la borghesia è finalmente ammessa nei 
penetrali. Così quando, pacificamente, senza 
sussulti, la società, entrata in una splen- 
dida fase, sembra veramente chiamata ad 
alti destini, ecco ricominciare più che mai 
terribili le invasioni violenti. E il nostro 
Istituto , travolto di colpo nelle sventu- 
rate crisi del paese come abbagliato da 
quello sprazzo di democrazia , derubato 
dalle orde forestieri di quasi tutto il suo 
avere, si vede, per la prima volta, obbli- 
gato a chiudere le porte. 

Un effimero e vanaglorioso regno d'Italia, 



— 100 — 
italiano soltanto di nome , la prosperità 
del quale è tntta di apparato , poiché una 
sequela di feste ufficiali nascondono la 
miseria che sta nel fondo , fa rivivere il 
Monte di Pietà permettendogli una esi- 
stenza precaria e subordinata , la quale 
continua anche sotto il governo impo- 
stoci dalla reazione europea rassembrata 
in Vienna — e cade in completa atonia il 
giorno in cui esso governo, più non avendo 
nemmeno una scusa , nonché una ragione 
di essere , diventa irreparabilmente esoso 
alle ritemperate popolazioni. 

Intanto i costumi erano mutati. — La 
nobiltà, che pure aveva efficacemente con- 
tribuito ai progressi del secolo scorso ed 
era tenera dell' ordine di cose allora esi- 
stente , scompaginata dai politici rivolgi- 
menti, si era scissa : mentre una parte, pro- 
gredendo nella via aperta da Giuseppe II, 
accoglieva le nuove idee importate di Fran- 
cia, e finiva, associandosi il terzo stato, a 



— 101 — 
farsi col Confalonieri antesignana della na- 
zionale indipendenza, un piccolo nucleo si 
trincerò impassibile nelle sue convinzioni 
estreme, tanto più esagerandole, quanto più 
la diserzione assottigliava le sue file. Però, 
le atroci convulsioni lasciarono tracce im- 
periture. Dimenticasi la tradizionale bono- 
mia , effetto della persuasione indiscutibile 



P 



del sapersi amato e rispettato, per rinchiu- 
dersi in sé stesso ; la buona fede intera per 
il non fidarsi è meglio — parimenti in ogni 
ordine di cittadini , la ingenuità credula 
cede il posto alle diffidenze dell'astuzia. 
Così, aboliti i privilegi di casta, è più che 
mai libero il passo a chiunque, coli' inge- 
gno e col lavoro, sappia innalzarsi dalla 
folla coli 7 intento di arrivare fra i primi (*). 



(') Non sarà inutile il paragonare lo stato di per- 
fetta uguaglianza di cui gode la popolazione milanese 
ai nostri giorni monarchici, colle demarcazioni di classi 
esistenti nei tempi repubblicani. Al dire del Giulini , 
sulla fine del duodecimo secolo Milano, in piena repub- 

11 



— 162 — 
L'Amministrazione del Monte continuava 
di fatto ad essere di preferenza nelle mani 
dei discendenti degli antichi Priori , fatti 
per altro più esperti degli avi nel maneggio 
degli affari, per venire più tardi assorbita 
dalla burocrazia austriaca. Finche col ri- 
sorgere della Nazione la nostra città non 



Mica, era realmente suddivisa in quattro fazioni , specie 
di caste : 

1.° Dei Nobili Capitanei e Valvassori minori. 

2.° Della Motta ; società composta di famiglie il- 
lustri per cariche e dignità, le quali, non curanti di 
aver feudi, per la maggior parte attendevano al com- 
mercio. Famiglie che, per sedersi fra gli ottimati non 
aspettarono il beneplacito di Regnanti, ma seppero per 
potenza propria afferrare a tempo opportuno la civile 
supremazia e farsi numerosa e devota clientela. Sembra, 
la Motta, in origine fosse fondata da quei Valvassori 
minori, i quali, annojati dallo starsi soggetti ai loro 
Capitanei, avevano rinunziato agli ottenuti feudi , per 
rendersi interamente liberi. 

3.° Dei mercanti, più propriamente detti Paratici. 

4.° Della nuova Credenza di Sant' Ambrogio , la 
quale accoglieva la infima plebe, ed era, da sola , più 
numerosa di tutte le altre fazioni insieme sommate. 



— 1G3 — 
tarda a prendere arditamente una stupenda 
rivincita di tanti anni di avvilimento. 

Il nostro Monte , a quei solenni eventi, 
dapprincipio si raccoglie , quindi gradi a 
gradi ripiglia lena , vigore , slancio ; reso 
indipendente, autonomo, acquista grandezza 
non più per donazioni sovrane, ma per pro- 
pria iniziativa , valendosi delle forze vive 
di una società che , liberandosi come da 
un penoso incubo, si accinge a guadagnare 
il tempo perduto. Sicché quando (3 giu- 
gno 1870) l'erede del primo re dell'Italia 
redenta, il principe Umberto di Savoja, si 
fa a visitarlo, lo trova non solo attraente 
per le memorie cittadine che ricorda, ma 
anche per una esuberante attività , che va 
del paro con tutta la spigliatezza compati- 
bile colle forme severe inerenti all' indole 
di un istituto di beneficenza. 

Intanto è mio compito guidare pruden- 
temente, insieme co' miei colleghi (i con- 
siglieri: Avvocato Lazzaro Frizzi deputato 



— 164 — 
al Parlamento nazionale — Nobile Lorenzo 
Medici di Marignano — Ragioniere Gio- 
vanni Maria Albertini — Cesare Finzi), 
questa provvida istituzione , una fra le 
tante legateci dalla munificenza dell'antica 
dinastia dei nostri duchi , a toccare quella 
meta, la quale già si discerne luminosa , 
in un avvenire non troppo lontano. 



ELENCO 

DEI 

PRIORI, AMMINISTRATORI, DIRETTORI E PRESIDENTI 

DEL 

MONTE DI PIETÀ IN MILANO 
dal 1497 al 1871 



PRIORI 



DATA 


NOME e COGNOME (') 


Anno 


Mese 


Gior 
16 


1497 


Giugno.... 


Diìus Jo. Antonio da Arezo 
(Corvini d'Arezzo) 


» 


Agosto ... 


23 


d. Jo. Antonio Amadeo 


» 


Novemb . 


8 


d. Stefano da Melzo 


1498 


Gennajo.. 


3 


d. Vercelino Veschonte (di- 
scendente da Uberto; Ca- 
stellano di Trezzo) ( 2 J 


» 


Marzo.... 


14 


d. Paulo Sclafenato (Schiaf- 
fìnati) 


» 


Maggio... 


9 


d. Nicolò da Gyerenzano 


» 


Luglio.... 


11 


d. Baldassare Trincherò 


» 


Agosto.... 


29 


d. Vercelino Veschonte 


1499 


Gennajo . 


9 


d. Giovanni Peregallo 


origina] 
stendo ] 

gono, se 
differen 
secolo ( 


ìi nomi di cs 
e. Non sem 
aer questi le 
Risconti che 
condo la ger 
ti gruppi, tu 
iecimoterzo, 


isato s 
pre co 
stesse 
figurai 
lealogi 
Ai deri 
con 


i conserva la dicitura e l'ortografìa 

sì nei nomi di battesimo, non esi- 

ragioni. 

io negli annuali milanesi, apparten- 

a del Litta ( Famiglie celebri ) a tre 

vanti dalla grande famiglia che nel 

ttone , fu dapprima alla testa dei 



— 168 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 

6 


1499 


Marzo... 


d. Andrea Pagnano 


» 


Maggio... 


8 


d. Frane." da Pietrasancta 


1500 


Gennaio.. 


8 


d. Filippo da Ro 


1501 


Gennaio. 


13 


d. Simone Crotto 


» 


Giugno.. 


9 


d. Jo. Jac. di Barzy; oBarza 


1503 


Gennaio.. 


9 


d. Paulo da Marlyano 


1504 


Ottobre.. 


2 


d. Stefano Cribello 


1505 


Gennaio.. 


29 


Monsignor C. Latuada (Cri- 
stoforo Lattuada vescovo 
di Glandèves) < 


1506 


Gennaio.. 


14 


d. Prepositino Piola; o Pyora 
(Prevostino Piola) 


1507 


Gennaio.. 


20 


d. Maffeo de Landriano 


nobili r 

popolo, 

schiavo 

la fami' 

fu accia 

splendic 

deturpa 

rebbe p 

arcivesc 

Magno 

e da Sa 


QÌlanesi nelk 
i quali sott 
— e che , d 
jlia avversa < 
mata alla su? 
a per egreg 
ta da scellen 
roveniente di 
ovo — il sec 
Matteo) Ver 
gramoro, en 


i guer 
o colo 
opo m 
ihe vi 
i volta 
i fatti 
ite pas 
i Gasf 
:ondo t 
Cellino 
tramb 


ra contro i della Torre capi del 
re di proteggerlo se lo tenevano 
olte avventure, cacciata da Milano 
tiraneggiava in nome della plebe — 
e vi tenne lungamente una signoria 
e per aspirazioni sublimi , come 
sioni. Il primo di questi gruppi sa- 
are fratello di Ottone, il famoso 
lai due figli di Uberto (fratello del 
ed Ottorino — il terzo da Ettore 
figli naturali di Barnabò. 



— 169 



DATA 



Anno Mese Gior 



1507 



1516 
1518 
1523 
1525 
1526 

» 
1527 
1528 

1532 



Marzo .... 
Dicembre 



Aprile 

Aprile .... 

Marzo 

Gennaio.. 
Febbraio. 
Marzo.... 



Luglio 



Gennaio. 



Settemb. 



Dicembre 31 
1533 Marzo.. 

Maggio... 23 

(') Da questo anno fino al 
Priore nominato alcuno. 



23 

1 

16 

5 

17 

25 

21 

1 

7 

20 



NOME e COGNOME 



d. Luigi Trivultio 

d. Princivale Visconte (ajo, 
poi consigliere di Massi- 
miliano Sforza) (') 

d. Lellio de Valle 

d. Francesco Rodo 

d. Lellio de Valle 

d. Maffeo de Landriano 

d. Jacobo Raynoldo 

d. Ambrogio da Gallarate 

d. Bartolomeo Panigarola 

d. Julius Vicomerchatus (Vi- 
mercati) 

d. Ottaviano Vesconte (Se- 
natore nel 1536; dei Si- 
gnori di Cassano Magnago) 

d. Battista Archinto 

d. Ottaviano Brascha 

d. Giovan Angelo Aliprando 

1516 non trovasi sotto il nome di 



170 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 


1533 


Agosto.... 


7 


d. Bernardino Chasato 


1534 


Marzo 


26 


d. Graciadeo de Prato 


1535 


Gennaio.. 


2 


d. Agostino de Terzago 


» 


Febbraio 


24 


d. Giovan Enrico Pagnano 


» 


Marzo 


17 


d. Carlo Ant. Gambaloyta 


» 


Giugno.... 


30 


d. Carlo (Favagrossa) de Cre- 
mona 


1536 


Giugno. .. 


1 


d. Alessandro Grasso 


1538 


Gennaio . 


11 


d. Ludovico Cavenagho 


1539 


Gennaio- 


6 


d. Scaramuzia Vesconte (fa- 
miglia Aicardi) ( { ) 


1541 


Gennaio.. 


8 


d. Agostino Terzagho 


1542 


Gennaio.. 


5 


d. Jeronimo Archinto 


» 


Luglio.. . 


20 


d. Carlo de Cremona (Fava- 
grossa da Cremona) 


1544 


Gennaio.. 


7 


d. Baldassarre Capra 


(■) il 

impiega 

avendo 

venne d 

i lo stem 


capostipite < 
to nelle stalli 
sventata una 
a questo arr 
ma dei Visco 


iella f 
ì del di 
congi 
icchito 
nti (ve 


amiglia Aicardi Visconti era un 
aca Filippo Maria Visconti, il quale, 
ura ordita contro il suo padrone, 
ed autorizzato a portare il nome e 
di Litta, Famiglie celebri). 



— 171 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 

8 


1545 


Gennaio- 


d. Agostino Sclafìnato 


» 


Aprile.... 


23 


d. Alessandro Grasso 


1546 


Gennaio- 


21 


d. Jeronimo Archinto 


» 


Ottobre... 


1 


d. Francesco Barbavaria 


1551 


Gennaio.. 


17 


d. Rinoldo di Rynoldi 


1553 


Dicembre 


13 


d. Giov. Marco da Casate 


1554 


Marzo 


20 


d. Pietro Francesco Brascha 


1555 


Gennaio . 


7 


d. Luigi Marliano 


1557 





— 


S. Rinoldo di Rynoldi 


» 


Settemb.. 


2 


s. Camillus Trottus 


1558 


Marzo 


31 


s. Marcus Grassus 


» 


Maggio- 


10 


s. Marcus Ant. Castelletus 


1559 


Giugno. .. 


8 


s. Gerolamo Castelletto 


1562 


Marzo 


5 


s. Marco Antonio Brebia 


1564 


Luglio 


6 


s. Marcus Ant. Castelletus 


» 


Agosto.... 


17 


s. Ludovicus Cavenaghus 


» 


Ottobre.. 


26 


s. Bonifatius Aliprandus 


1 1565 


1 Giugno.. 


28 


s. Alexander Holocatus 



172 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno | Mese 


Gior. 


1566 


Gennaio.. 


31 


s. Franciscus Homodeus 


1567 


Febbraio 


26 


s. Franciscus Raynoldus 


1569 


Gennaio . 


17 


s. Augustinus Litta 


» 


Marzo..... 


3 


s. Paulo Emilio Gambalojta 


» 


Giugno... 


23 


s. Marius Arigonus 


1570 


Gennaio.. 


16 


s. Carolus Archintus 


1571 


Febbraio 


24 


s. Fabrizio Ferraro (Ferrari) 


1572 


Marzo 


27 


Conte Francesco Trivultio 


1579 


Novemb.. 


21 


Dona Giramo 


1580 


Febbraio 


5 


Sig. Alessandro Schiafenati 


» 


Aprile 


21 


Giulio Dardanone ( Darda- 
noni) 


» 


Settemb.. 


10 


Giacomo Simonetta (') 


1610 


Febbraio 


8 


Marcus Antonius Aresius 


» 


Aprile 


19 


Ippolytus Giramus 


» 


Agosto.... 


17 


Marco Antonio Arese 


(«)D< 

pitoiari 
tare la 


il 1580 al 16 
: né ci rimai 
lacuna. 


10 è st 
igono 


narrito il libro delle ordinanze ca- 
documenti con cui si possa compie- 



— 173 



DATA 


NOME e COGNOME 

• 


Anno 


Mese 


Gior 
11 


1611 


Gennaio.. 


Francesco Casati 


» 


Settemb.. 


9 


Muzio Foppa 


» 


Dicembre 


9 


Ludovicus Cribellus 


1612 


Gennaio.. 


16 


Muzio Foppa 


» 


Dicembre 


14 


Paolo Camillo Adda 


1613 


Gennaio- 


24 


Antonius Coyrus (Corio) 


1614 


Gennaio.. 


18 


Comes Costantius Taberna 


» 


Agosto.. . 


13 


Scipio de Tonsis (Tosi) 


» 


Dicembre 


13 


Joannes Angelus Carpanus 


1615 


Febbraio. 


4 


Joannes Baptista Rovidius 


» 


Marzo. ... 


16 


Georgius Trivultius 


» 


Maggio... 


25 


Cristoforo Cribelli 


» 


Dicembre 


29 


Alexander Fossatus 


1616 


Gennaio.. 


26 


Alexander Scarlionus 


» 


Marzo... . 


26 


Paulus Balbus 


1617 


Gennaio.. 


16 


Jacobus Philippus Mirabilia 
(Meraviglia) 


» 


Dicembre 


5 


Pomponius Bossius 



17 1 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior 

29 


1617 


Noveml).. 


Alexander Sola 


1618 


Aprilo.... 


7 


Arcangelo Castello 


» 


Dicembre 


19 


Paulo Raynoldo 


1619 


Gennaio. 


14 


Frane. Bernardinus Fernus 
(Brusatori da Ferno) 


» 


Aprile .... 


18 


Franciscus Litta 


» 


Dicembre 


19 


Octavius Pallavicini 


1620 


Gennaio. 


16 


Joseph Reverta 


» 


Marzo.. . 


2 


Julius Sclaphenatus 


» 


Marzo.. .. 


7 


Joan. Maria Vicecomes (dei 
baroni di Ornavasso) 


» 


Maggio . 


28 


Franciscus Casatus 


» 


Novemb . 


5 


Bartholomaeus Caimus 


1621 


Gennaio.. 


20 


Lutius Cotta 


» 


Aprile.. . 


21 


Galeaz. Vicecomes (dei Si- 
gnori di Brignano) 


» 


Dicembre 


29 


Marcus Antonius Pecchius 


1622 


Gennaio . 


5 


Gaspar Ripalta 


» 


Marzo.... 


7 


Georgius Trivultius 



— 175 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior 

6 


1622 


Agosto.... 


Jo. Bapta. Caimus 


» 


Dicembre 


30 


Joannes Vicomercatus 


1623 


Gennaio.. 


30 


Odoardus Crucecus (Croce) 


» 


Giugno.. . 


26 


Gio. Batta Visconti ( dei 
Marchesi di Modrone) 


» 


Dicembre 


29 


Conte Paolo Simonetta 


1624 


Marzo.. .. 


30 


Annibal Maggio 


» 


Giugno.... 


15 


Hieronymus Casatus 


» 


Luglio 


18 


Franciscus Pagnanus 


» 


Dicembre 


23 


Jo. Bapta. Calchus (Calchi) 


1625 


Gennaio.. 


2 


Barnabos Crucecus (Croce) 


» 


Marzo . .. 


8 


Geronimo Lignano (Legnani) 


» 


Maggio... 


9 


Conte Antonio Visconti (dei 
Marchesi di Modrone) 


» 


Dicembre 


29 


Giulio Marliani 


1626 


Gennaio.. 


20 


Antonio Prata 


» 


Marzo 


18 


Antonio Maggio (Madius) 


» 


Maggio... 


14 


Paolo Nicolò Casati 


» 


Settemb.. 


11 


Cesare Cagnola 



ITO 



DATA 




NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 

30 


1626 


Dicembre 


Otho Glussianus (Giussani) 


1627 


Gennaio.. 


10 


Carolus Parravicinus 


» 


Aprile 


21 


Galiatius Vicecomes 


» 


Giugno ..• 


14 


Ant. Rainoldus 


» 


Luglio... . 


21 


Gaspar Fratrius (del Frate) 


» 


Dicembre 


30 


Paulus Ant. Caravagius 


1628 


Gennaio.. 


19 


Coesar Meltius 


» 


Dicembre 


4 


Comes Ambrosius Pecchius 


1629 


Marzo 


7 


Don Angelo Triultio 


» 


Giugno.... 


9 


Conte Antonio Visconti 


» 


Dicembre 


29 


Raymundus Scottus 


1630 


Gennaio.. 


5 


Lucius Adrianus Cotta 


1631 


Gennaio.. 


10 


G. Battista Terzagho 


» 


Marzo 


20 


Joseph Reverta 


» 


Giugno.... 


4 


Jo. Andreas Dardanonus 


» 


Settemb.. 


13 


Don Angelus Triultius 


» 


Dicembre 


22 


Andreas Dardanonus 


1632 


Gennaio.. 


8 


Alexander Litta 



177 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 

6 


1632 


Marzo 


Hieronymus Legnanus 


» 


Giugno ... 


18 


HieronymusBarziza(/?rwa); 
Brasigia o Brisigia (ama- 
nuense) 


» 


Luglio 


21 


Antonius a Cruce (della Croce) 


» 


Dicembre 


20 


Jo. Bapta. Ferrarius 


1633 


Gennaio- 


26 


Ccesar Trottus 


» 


Marzo 


8 


Guidus Antonius Landrianus 


» 


Maggio.,. 


28 


Hercules Besutius (Besozzi) 


» 


Luglio... . 


16 


Philippus Resta 


» 


Dicembre 


5 


Alessandro Visconti (dei Si- 
gnori di Besnate) 


» 


Dicembre 


17 


Comes Jacobus Simoneta 


1634 


Gennaio.. 


5 


Philippus Carpanus 


» 


Marzo 


16 


Antonius Septala 


» 


Maggio... 


18 


Ccesar Brippuis (Brivio o 
Brippio) 


» 


Agosto.... 


3 


Gaspar Fratrius (del Frate) 


» 


Dicembre 


20 


Joannes Cusanus 


1635 


Gennaio. 


8 


Lutius Adrianus Cotta 



[2 



178 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 

20 


1635 


Marzo... . 


Raymondus Foppa 


» 


Maggio... 


18 


Guidus Lampugnanus 


» 


Agosto.... 


17 


Baptista Latuada 


» 


Dicembre 


5 


Antonius Frisianus 


1636 


Marzo 


18 


Jacobus Legnanus 


» 


Maggio... 


24 


Rodulphus Giramus 


» 


Agosto.... 


19 


Jo. Ang. Franciscus Porrus 


» 


Novemb.. 


21 


Marsilius Fossatus 


1637 


Gennaio.. 


9 


Franciscus Maria Raudius 
(Rho) 


» 


Marzo 


26 


Carolus Orumbellus 


» 


Giugno... 


3 


Giorgio Rainoldi 


» 


Agosto.... 


21 


Francesco Maria Ro (o Rho) 


)) 


Dicembre 


14 


Alexander Vicecomes 


1638 


Gennaio.. 


15 


Comes Antonius Corius 


» 


Marzo 


26 


Egidio Roma ( Orsini di 
Roma) 


» 


Dicembre 


22 


Joannes Bapthista Fossatus 


1639 


Gennaio.. 


8 


Lutius Adrianus Cotta 



179 






DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior 

13 




1639 


Aprile 


Hieronymus Legnanus 


» 


Luglio 


6 


Philippus Carpanus 


1640 


Gennaio.. 


5 


Comes Ant. Rabia 


» 


Marzo 


3 


Antonius Septala 


» 


Giugno... 


4 


Gotifredus Vicecomes ( dei 
Signori di Cassano Ma- 
gnago) 


» 


Settemb.. 


7 


Eques Augustinus Caimus 


» 


Luglio 


20 


Gaspar a Fratre (del Frate) 


p 


Dicembre 


20 


Carolus Busserà 


1641 


Febbraio. 


23 


Alexander Vicecomes 


» 


Marzo. ... 


20 


Jacobus Legnanus 


» 


Giugno ... 


8 


Alexander Vicecomes 


» 


Agosto.... 


13 


Jacobus Fagnanus 


» 


Dicembre 


20 


Jacobus Lanzavecchia 


1642 


Gennaio- 


4 


Carolus Busserus 


» 


Marzo 


5 


Marius Marescalcus 


» 


Giugno.., 


17 


Hippolytus Brippius 


» 


Luglio 


7 


Gaspar Padus (Po) 



180 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 

17 


1642 


Dicembre 


Joseph Trottus 


1643 


Gennaio.. 


12 


Jo. Bapta. Rovida 


» 


Marzo 


7 


Hieronymus Legnanus 


» 


Dicembre 


22 


Jacobus Simoneta 


1644 


Gennaio.. 


9 


Franciscus Casatus 


» 


Marzo 


7 


Antonius Madius (Maggio) 


» 


Agosto.... 


23 


March. Erasmus Busca 


» 


Dicembre 


16 


Hercules a Curtes (Corte) 


1645 


Gennaio.. 


30 


Antonius Corius 


» 


Aprile 


9 


Marcus Antonius Ellius (Elli ; 
fu dei 12 di Provvisione) 


» 


Giugno... 


14 


Eques Alexander Panigarola 


» 


Agosto ... 


19 


Raymondus Foppa 


» 


Dicembre 


20 


Bapta. Ferrarius 


1646 


Gennaio . 


13 


Joseph Cusanus 


» 


Marzo 


22 


Franciscus Maria de Laude 
(Lodi) 


» 


Giugno.... 


8 


Hippolytus Brippius (Brivio) 


» 


Dicembre 


22 


Comes Ersilius del Maino 



181 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 


1647 


Gennaio.. 


11 


Comes Antonius Rabbia 


» 


Aprile... . 


6 


Guido Lampugnanus 


» 


Giugno.... 


14 


Coesar Brippius (Brivio) 


» 


Dicembre 


20 


Foedericus Rozonus (Ron- 
zoni) 


1648 


Gennaio.. 


10 


Marchio Alexander Trivul- 
tius 


» 


Marzo 


7 


Hercules Besutius 


» 


Maggio... 


8 


Carolus Brippius 


» 


Luglio 


6 


Marchio Jo. Putheobonellus 
(Pozzobonello) 


» 


Dicembre 


22 


Joseph Trottus 


1649 


Gennaio.. 


13 


Aloysius Meltius 


» 


Maggio... 


5 


Comes Carolus Vicecomes 
(Aicardi) 


» 


Luglio.. .. 


21 


Don Franciscus Maria Ter- 
zagus 


» 


Dicembre 


3 


Joannes Dugnanus 


1650 


Gennaio.. 


14 


Comes Antonius Corius 


» 


Marzo 


21 


Francisc. Maria de Rhaude 
(Rho) 



182 



DATA 


NOMF p POP,NO\IF 


Anno 


Mese 


Gior. 
8 




1650 


Luglio..... 


Comes Alexander Panigarola 


» 


Dicembre 


17 


Carolus Matheus Trottus 


1651 


Febbraio 


14 


Frane. Bernardinus Prata 


» 


Aprile 


3 


Carolus Busserus 


» 


Maggio... 


27 


Aloysius Lampugnanus 


» 


Dicembre 


20 


Baptista Rubeus (Rossi) 


1652 


Gennaio. 


9 


Marchio Frane. Maria Corius 


» 


Marzo 


29 


Cristophorus Luranus 


» 


Settemb.. 


6 


Ludovicus Giramus 


1653 


Gennaio.. 


11 


Melchior Mombellus 


» 


Marzo 


15 


Marius Marescalchus 


» 


Agosto.... 


14 


Jho. Franciscus Landrianus 


» 


Dicembre 


22 


Carolus Castillioneus (Ca- 
styono o Castiglione) 


1654 


Gennaio.. 


9 


Baptista Lonatta 


» 


Marzo 


18 


Andulphus Giramus 


» 


Giugno... 


3 


Hieron. Ellius (da non confon- 
dersi coi Negroni de Elio) 


» 


Settemb.. 


17 


Aloysius Cagnola 



183 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior 

17 


1654 


Novemb.. 


Carolus Francisc.Panigarola 


1655 


Gennaio.. 


11 


Camillus Trottus 


» 


Dicembre 


23 


Francisc. Bernardinus Prata 


1656 


Gennaio.. 


5 


Federico Croce 


» 


Marzo.... 


9 


Lodovico Girarne 


» 


Maggio... 


24 


Gottardo Frisiano 


» 


Luglio 


17 


Giov. Pietro Cittadino 


» 


Dicembre 


20 


Giov. Paolo Caponago 


1657 


Gennaio.. 


8 


Cesare Trotti 


» 


Marzo 


17 


Conte Ottavio Castillione 


» 


Marzo.. .. 


29 


Aluiggi Lampugnano 


» 


Luglio.... 


30 


Conte Cesare Pietrasanta 


» 


Dicembre 


19 


Alessandro Carcano 


1658 


Gennaio.. 


10 


Giuseppe Reverta 


» 


Aprile 


8 


Andolfo Girarne 


» 


Maggio... 


6 


Mario Marescalchi 


» 


Agosto.... 


21 


Giov. Battista Pieno 


» 


Settemb.. 


5 


Jacomo Crivelli 



— 184 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior 
20 


1658 


Dicembre 


Carlo Francesco Panigarola 


1659 


Gennaio.. 


10 


Camillo Trotti 


» 


Marzo 


8 


Ercole Visconti (dei conti di 
Saliceto; nel 1663 fu nomi- 
nato ambasciata in Polonia) 


» 


Dicembre 


19 


Carlo Castiglione 


1660 


Gennaio.. 


13 


Francesco Bernardino Prata 


» 


Marzo 


13 


Antonio Landriano 


» 


Dicembre 


2 


Conte Jacomo Alfero (Alfieri) 


1661 


Gennaio- 


5 


Bartolomeo Caimo 


» 


Aprile 


4 


Antonio Settala (o Settara) 


» 


Agosto.... 


22 


Gerolamo Ratagio o Retag- 
gio ? (Badagio o da Baggio) 


» 


Dicembre 


22 


Conte Gaspare Biglia 


1662 


Gennaio.. 


9 


Giov. Batt. Soatta 


7) 


Marzo 


27 


Francesco Castiglione 


1663 


Gennaio . 


8 


Conte Fabio Visconti (dei 
Conti di Brebbia, mastro 
di campo nel 1668) (') 


riscono 


grado di Ms 
sempre alla IV 


istro e 
[ilizia 


i campo ed altri consimili si rife- 
Urbana di Milano istituita nel 1635. 



185 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Aono 


Mese 


Gior. 

13 


^ 1 \S 1TJL J-J M-à \J \J VJi i. 1 V À.1M I -i 


1663 


Marzo .... 


Lanfranco Settala 


» 


Dicembre 


18 


Alessandro Busserò 


1664 


Gennaio.. 


12 


Carlo Francesco Panigarola 


» 


Settemb.. 


5 


March. Jeronimo Castiglione 


» 


Dicembre 


20 


Giov. Batt. Pieno 


1665 


Gennaio. 


9 


Conte Ambrogio Rabia 


» 


Marzo 


23 


Carlo Francesco Panigarola 


» 


Agosto.... 


17 


Conte Giuseppe Panigarola 


» 


Settemb.. 


14 


Francesco Melzo 


» 


Dicembre 


22 


Jacomo Antonio Busserò 


1666 


Gennaio- 


9 


Conte Giovanni Rabbia 


» 


Marzo 


27 


Ercole Visconte 


» 


Agosto.... 


31 


March. Carlo Lonato (Lunati) 


» 


Dicembre 


27 


Carlo Jeron. (Cavazzo) della 
Somaglia 


1667 


Gennaio.. 


12 


Conte Filippo Corio 


» 


Marzo 


26 


Marchese Frane. Sfondrati 


» 





25 


Conte Gerolamo Panigarola 



— 180 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 

20 


1667 


Dicembre 


Alessandro Basaro (Busseri) 


1G68 


Gennaio.. 


3 


Conte Don Paolo Monte 


» 


Marzo .... 


20 


Carlo Maggio 


» 


Settemb.. 


13 


Giovanni Mariano (Marliani) 


» 


Dicembre 


20 


Giov. Batt. Ferrari 


1GG9 


Gennaio . 


12 


Giov. Batt. Pieno 


» 


Aprile 


9 


Lanfranco Settala 


» 


Luglio.... 


1 


Gaspare Uberto Po 


» 


Dicembre 


19 


Jacomo Antonio Busserò 


1670 


Gennaio.. 


10 


Ottaviano Scotto 


» 


Dicembre 


20 


Carlo Francesco Panigarola 


1671 


Gennaio.. 


8 


Ferrante Prata 


» 


Marzo 


18 


Ludovico Reyna 


» 


Luglio 


21 


Capitano Giulio Ces. e Secco 


» 


Dicembre 


22 


Severino Calco 


1672 


Gennaio,. 


8 


Fabricio Reverta 


» 


Aprile 


16 


Jacinto Gallarano 


1673 


Gennaio.. 


19 


Francesco Bernardino Prata 



187 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 
20 


1673 


Aprile 


Conte Antonio Triulzi 


» 


Maggio... 


30 


Federico Confalonieri 


» 


Dicembre 


22 


Marchese Flaminio Crivelli 


1674 


Gennaio.. 


9 


Ottavio Reverta 


» 


Marzo 


14 


Don Diego Salazar 


» 


Agosto.... 


7 


Conte Giacomo Schiaffinati 


1675 


Agosto... 


23 


Giov. Batt. Soatta 




Dicembre 


30 


Conte Pietro Lucca Visconti 
(dei Signori di Cassano 
Magnago ; Capitano di ca- 
valli al servizio di Spagna) 


1676 


Gennaio- 


10 


Capitano Giulio Cesare Secco 


» 


Marzo 


12 


Conte Don Sebas. Sannazaro 
(Salazar?) (') 


» 


Giugno.... 


6 


Marchese Gerol. Castiglione 


» 


Luglio 


16 


Marchese Ludovico Busca 


» 


Dicembre 


19 


Carlo Francesco Panigarola 


(')Ls 

vament* 
Salazar 
nuense. 


famiglia Sa 
; in Pavia. A 
: tutto quindi 
Sebastiano f 


nnazai 
nche i 
fareb 
i dei t 


o in quegli anni abitava esclusi- 
nome proprio appartiene al Casato 
se credere ad uno sbaglio dell'ama- 
iO decurioni e morì nel 1717 (m.s). 



188 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 

9 


1677 


Gennaio- 


Francesco Bernardino Prata 


« 


Dicembre 


10 


Gerolamo Soatta 


1678 


Gennaio.. 


10 


Ottavio Scotto 


» 


Marzo 


28 


Barone Ermes Visconti (di 
Ornavasso) 


» 


Dicembre 


20 


Giov. Carlo Caimo 


1679 


Gennaio- 


16 


Conte Pietro Lucca Visconte 


» 


Aprile 


22 


Giov. Dominico Visconti (dei 
Marchesi di S. Vito - Pro- 
tonotario Apost. Preposto 
di S. Maria della Scala) 


» 


Giugno..., 


16 


Ottavio Caccia 


» 


Dicembre 


22 


Conte Pietro Lucca Visconti 


1680 


Gennaio.. 


11 


Conte Cristierno Stampa 


» 


Luglio 


13 


Capitano Jacomo Crivelli 


1681 


Gennaio- 


10 


Francesco Bernardino Prata 


B 


Marzo 


20 


Ercole Visconti 


» 


Maggio... 


9 


Conte Nicolò Visconti (dei 
marchesi di Modrone) 


» 


Agosto.... 


2 


Gerolamo Barzi 



— 189 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior 

9 


1681 


Settemb. 


Conte Bartolomeo Rossi 


« 


Dicembre 


13 


Conte Pietro Antonio Ma- 
riani (Marliani) 


1682 


Gennaio . 


16 


March. G. Batt. Arcimboldi 


» 


Aprile .... 


18 


Marchese Giorgio Trivultio 


» 


Dicembre 


22 


Polidoro Calchi 


1683 


Gennaio. 


13 


Conte Frane. Matt. Taverna 


» 


Aprile 


7 


Severino Calchi 


1684 


Gennaio. 


12 


Ottavio Reverta 


» 


Marzo .. . 


13 


Lanfranco Settala 


e 


Giugno.. . 


12 


Conte Anselmo cavalier dal- 
l'Orto 


» 


Dicembre 


19 


Bartholomeo Calchi 


1685 


Gennaio. 


10 


Conte Pietro Antonio Ma- 
riano (Marliani) 


» 


Febbraio 


16 


Marchese Galeazzo Croce 


» 


Aprile 


7 


Paolo Lodi 


» 


Giugno.... 


22 


Giuseppe Besozzo 


» 


Settemb. 


4 


Conte Jac. Simonetta San- 
severino 



190 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 

19 


1685 


Dicembre 


Conte Pietro Antonio Ma- 








riano (Marliani) 


1686 


Gennaio.. 


11 


Capitano Barnabò Croce 


» 


Marzo .... 


28 


Conte Francesco Cicogna 


» 


Dicembre 


19 


Gerolamo Melzi 


1687 


Gennaio.. 


11 


Polidoro Calchi 


» 


Marzo 


15 


March. Don Giov. Menricho 
(Mendoza y Manriquez) 


» 


Dicembre 


20 


Francesco Prata 


1688 


Gennaio. 


14 


Conte Matteo Taverna 


» 


Aprile 


3 


Conte Pompilio Terzagho 


» 


Dicembre 


22 


Conte Giov. Antonio Melzi 


1689 


Gennaio.. 


10 


Marchese Galeazzo Croce 


)) 


Marzo 


22 


Don Antonio Castel Besozzo 


)) 


Agosto.... 


8 


Conte Carlo Anguissola 


» 


Settemb.. 


7 


Giov. Paolo Caimo 


» 


Dicembre 


19 


Francesco Bernardino Prata 


1690 


Gennaio.. 


19 


Conte Ottavio Villani 


» 


Marzo 


16 


Lanfranco Settala 



191 — 



DATA 


ISOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior 

27 


1690 


Giugno.... 


Marchese Domenico Stampa 
di Soncino 


» 


Dicembre 


14 


Conte Giov. Barbiano di Bel- 
giojoso 


1691 


Gennaio.. 


5 


Marchese Aluiggi Biumi 


» 


Marzo 


17 


Marchese di Caravaggio 
(Franco Maria Attendolo 
Sforza) (') 


» 


Agosto... 


11 


Marchese Carlo Busca 


» 


Dicembre 


20 


Marchese Soccino Maria Sec- 
chi d'Arragona 


1692 


Gennaio.. 


9 


Conte Frane. Matt. Taverna 


» 


Marzo 


22 


Francesco Matroniano Lan- 
ci riano 


» 


Maggio... 


30 


Conte Francesco Resta 


» 


Dicembre 


22 


Conte Giov. Alfieri 


1693 


Gennaio.. 


5 


Francesco Litta 


» 


Marzo. ... 


7 


Marchese Ercole Visconti 
(dei march, di S. Giorgio) 


(') I 

da Giov 
timo du 
Maria. 


marchesi di ( 
anni Paolo f 
ca di Milano. 


barava 
'atello 

— Si e 


ggio (Sforza Visconti) discendevano 
naturale di Francesco II Sforza ul- 
stinsero nel secolo XVIII con Bianca 



192 — 



DATA 


NOME E COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 


1693 


Giugno .. 


8 


Marchese Giorgio Trivultio 


» 


Settemb.. 


3 


Conte Francesco Capra 


» 


Dicembre 


18 


Francesco Prata 


1694 


Gennaio.. 


5 


Ottaviano Scotto 


» 


Marzo 


29 


Giov. Batt. Besozzi 


» 


Giugno.... 


12 


Conte Carlo Archinto 


» 


Dicembre 


30 


Pietro Giacomo Visconte 


1695 


Gennaio.. 


4 


Marchese Aluiggi Biumo 


» 


Marzo 


21 


Pompeo Castiglioni 


» 


Agosto- 


17 


Don Antonio Pietrasanta 


» 


Dicembre 


22 


Conte Carlo Anguissola 


1696 


Febbraio. 


9 


Conte Benedetto Arese 


» 


Aprile 


7 


Giuseppe Fossano 


» 


Giugno... 


30 


Conte Ferdinando Bolognino 
(Attendolo) 


» 


Luglio 


23 


March. Emilio Visconti (dei 
marchesi della Motta; Ma- 
stro di campo nel 1695 ; 
Ambasciatore a Roma nel 
1737) 



— 193 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior 

29 


1696 


Dicembre 


Conte Giov. Antonio Melzi 


1697 


Gennaio.. 


5 


Don Alessandro Litta 


» 


Marzo... . 


26 


Marchese Giorgio Trivultio 


» 


Giugno... 


14 


Don Guido Antonio Brivio 


» 


Settemb.. 


18 


March. Carlo Frane. Visconti 
(dei march, di S. Vito) 


» 


Dicembre 


12 


Conte G. B. Secco Borella 
(Secco Conte di Borello) 


1698 


Gennaio.. 


18 


Conte Don Guido Antonio 
Stampa 


» 


Marzo.. . 


17 


March. Don Alessandro Erba 


» 


Dicembre 


18 


Conte Giovanni Barbiano di 
Belgiojoso 


1699 


Gennaio . 


5 


Conte Don Uberto Stampa 


» 


Marzo 


11 


Conte Aijmo Vermondo Corio 


» 


Agosto.... 


3 


Conte Giovanni Borromeo 


» 


Dicembre 


22 


March. Pietro Ant. Lunati 


1700 


Aprile 


3 


Conte Nicolò Maria Visconti 


» 


Dicembre 


23 


Conte Federico Confalonieri 


1701 


Gennaio.. 


8 


Marchese Galleazzo Croce 



13 



194 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 
17 


1701 


Marzo 


Mastro di Campo Giovanni 
Visconti (dei Signori di 
Crenna) 


» 


Dicembre 


12 


Conte Giov. Batt. Secco Bo- 
rella 


1702 


Gennaio.. 


9 


Don Agostino Orrigone 


» 


Marzo 


23 


Conte Camillo Trivultio 


» 


Dicembre 


15 


Conte Giovanni Barbiano di 
Belgiojoso(suo figlio Anto- 
nio veniva creato principe 
del S. R. Impero nel 1769) 


1703 


Febbraio. 


3 


Marchese Federico Croce < 


» 


Luglio. ... 


31 


Giorgio Raynoldi 


» 


Settemb.. 


15 


Conte Don Agostino Caimo 


» 


Dicembre 


22 


Don Francesco Prata 


1704 


Gennaio.. 


16 


Marchese Carlo Gallarati 


» 


Marzo 


22 


Marchese Mutio Redenascho 


» 


Maggio... 


30 


Conte Carlo Borro 


» 


Dicembre 


16 


Conte Carlo Anguissola 


1705 


Gennaio.. 


5 


Don Gregorio Roma (Orsini 
di Roma) 



— 195 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior 

23 


1705 


Marzo 


Marchese Alessandro Erba 


» 


Maggio... 


14 


Conte Pompeo Castiglioni 


» 


Luglio 


3 


Conte Cesare Monti 


» 


Dicembre 


22 


Giulio Castiglione 


1706 


Gennaio.. 


8 


Conte Frane. Corio Visconti 
(famiglia Corio) 


» 


Marzo 


16 


Sergente Maggiore France- 
sco Matroniano Landriani 


» 


Giugno.... 


2 


Pietro Antonio Gallarati 


» 


Dicembre 


22 


Conte Giov. Ant. Melzi 


1707 


Gennaio- 


11 


Don Agostino Orrigone 


» 


Marzo 


5 


March. Giov. Batt. Besozzi 


» 


Luglio .... 


7 


Conte Francesco Capra 


» 


Dicembre 


17 


Don Francesco Prata 


1708 


Settemb.. 


11 


Sergente Maggiore Don An- 
tonio Medici Seregno 


» 


Dicembre 


18 


Giov. Antonio Parravicino 


1709 


Gennaio.. 


14 


Don Gregorio Roma (Orsini 
di Roma) 


» 


Settemb.. 


19 


Conte Giov. Batt. Trotto 



— 196 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 

23 


1709 


Dicembre 


Don Giov. Candiano 


1710 


Marzo.. .. 


22 


Conte Costanzo d'Adda 


» 


Maggio .. 


17 


Conte Nicolò Maria Visconti 


D 


Agosto.... 


11 


Conte Onofrio Arconati 


» 


Dicembre 


22 


Conte Costanzo Maria Ta- 
verna 


1711 


Gennaio. 


12 


March. Giovan Pietro Foppa 


» 


Marzo. ... 


12 


Marchese Don Guido Gae- 
tano Magenta ( o Maz- 
zenta) 


» 


Agosto.... 


13 


Conte Giuseppe Bolognino 
(Attendolo Bolognini) 


» 


Dicembre 


19 


Conte Giuseppe Visconti (Ai- 
cardi) 


1712 


Gennaio.. 


30 


Conte Francesco Brebbia 


» 


Aprile 


30 


Sergente Maggiore Fran- 
cesco Matroniano Lan- 
driano 


1713 


Gennaio.. 


29 


Conte Dionisio Filiodone 


» 


Agosto.... 


30 


Don Benedetto Cittadino 


» 


Dicembre 


30 


Don Gaspare Lonati 



197 



DATA 


NOME f COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 




1714 


Gennaio.. 


12 


Don Carlo Bussetti 


» 


Maggio... 


25 


Conte Costanzo Dada (d'Adda) 


» 


Dicembre 


22 


Conte Giuseppe Imbonati 


1715 


Gennaio.. 


10 


Conte Costanzo Maria Ta- 
verna 


» 


Marzo 


18 


Conte Cesare Bonesana 


» 


Giugno.... 


25 


Don Francesco Borri 


» 


Luglio 


4 


March. Don Lodovico Busca 


» 


Settemb., 


31 


Don Carlo Camillo Trotto 


1716 


Gennaio.. 


13 


Marchese Don Pietro Foppa 


» 


Marzo 


21 


Don Gius. Antonio Landriam 


» 


Agosto.... 


22 


Don Antonio Pietra Santa 


» 


Settemb.. 


12 


Mastro di Campo Conte Gia- 
como Melzi 


» 


Dicembre 


12 


Conte Francesco Imbonati 


1717 


Gennaio.. 


13 


Conte Dionisio Filiodone 


» 


Marzo 


22 


Don Attilio Lampugnano Vi- 
sconti (famiglia Lampu- 
gnani) 


» 


Giugno.... 


15 


Don Frane. Maria del Maino 



198 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 
28 


1717 


Luglio 


Don Francesco Alfieri 


» 


Settemb.. 


20 


Mastro di Campo Don Anto- 
nio Medici Seregno 


1718 


Gennaio- 


18 


Marchese Don Cesare Foppa 


» 


Marzo..... 


22 


Conte Giov. Batt. Visconti 
(Aicardi) 


« 


Maggio... 


7 


Conte Carlo de Conturbia 


» 


Agosto.... 


2 


Don Giovanni Dugnani 


» 


Settemb.. 


20 


Don Giacomo Bodio 


» 


Dicembre 


7 


Don Giuseppe Archinto 


1719 


Gennaio.. 


14 


Conte Caspare Arrigoni 


» 


Marzo .... 


11 


Conte Gaetano Porro 


» 


Dicembre 


22 


Conte Ansperto Confalonieri 


1720 


Gennaio.. 


16 


March. Don Gregorio Orsini 
di Roma 


» 


Marzo 


4 


Conte Don Giov. Salazar 


1721 


Gennaio., 


11 


Marchese Don Giulio Anto- 
nio Lucini 


» 


Aprile 


19 


Don Carlo Settala 


» 


Dicembre 


23 


Don Giuseppe Cittadini 



199 — 



DATA 






NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 

15 


1722 


Gennaio.. 


Conte Dionigi Filiodone 


» 


Giugno.... 


27 


March. Don Gerolamo Pozzo- 
bonelli. 


9 


Dicembre 


23 


Sargente Maggiore Pietro 
Frane. Maria Strada 


1723 


Gennaio.. 


20 


Don Gabriele Arbona 


» 


Marzo 


18 


Conte Don Francesco Borri 


» 


Luglio 


21 


March. Don Giovanni Cor- 
rado de Olivera 


» 


Settemb.. 


10 


March. Don Cristof. Colombo 


» 


Dicembre 


22 


Conte Giambatt. Cavenago 


1724 


Gennaio.. 


8 


Marchese Don Giulio Gre- 
gorio Orsini de Roma 


» 


Marzo 


30 


Conte Don Francesco Porro 


» 


Maggio... 


5 


Don Gaetano Aliprandi 


» 


Luglio 


31 


March. Don Feder. Fagnani 


» 


Dicembre 


22 


Conte Francesco Imbonati 


1725 


Gennaio.. 


8 


Conte Gaspare Arrigoni 


» 


Aprile 


7 


Don Giulio Reyna 



200 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior 

21 


1726 


Gennaio- 


Conte Don Pirro de Capi- 
tani (di Scalve) 


» 


Marzo 


23 


Marchese Don Antonio Litta 


» 


Dicembre 


23 


Conte Francesco Anguissola 


1727 


Gennaio.. 


13 


Don Rocco Casati 


» 


Aprile. ... 


15 ! 


Don Luigi Cagnola 


» 


Dicembre 


20 


Don Giuseppe Vimercati (de' 
Capitanei di Vimercate) 


1728 


Gennaio. 


9 


Marchese Don Giulio Gre- 
gorio (Orsini de) Roma (fu 
Generale della Mil. Urb.) 


» 


Marzo 


22 


Don Giovanni Lonati 


» 


Giugno.... 


10 


Conte Carlo Visconti ( dei 
march, di Modrone) 


» 


Settemb.. 


22 


Capitano Don Claudio Strada 


1729 


Gennaio.. 


11 


March. Carlo Camillo Carcani 


» 


Marzo 


26 


Conte Giov. Frane. Annone 


» 


Giugno.. 


22 


Conte Don Frane. Borro 


» 


Dicembre 


19 


Don Giuseppe Antonio Vi- 
sconti (Aicardi) 


1 1730 


Gennaio.. 


12 


Don Antonio Cottica 



— 201 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 
26 


1730 


Aprile 


Conte Don Gaet. Aliprandi 


» 


Maggio... 


8 


Conte Cristoforo Lurani 


» 


Agosto.... 


21 


Don Alessandro M. 8 Visconti 
( discendente di Ettore fi- 
glio di Bernabò Signore 
di Milano) 


» 


Dicembre 


29 


Marchese Don Erasmo Ali- 
prandi 


1731 


Gennaio.. 


18 


March. Don Carlo Bussetti 


» 


Marzo 


15 


Don Frane. Pozzi da Perego 


» 


Giugno.... 


4 


March. Don Pio Pallavicino 
(Pallavicini Trivulzio) 


» 


Luglio 


16 


Conte Don Gaspare Po 


» 


Dicembre 


10 


Conte Don Francesco Ab- 
biate Forriere (Abbiati Fo- 
reri) 


1732 


Gennaio.. 


8 


Conte Gaspare Arrigoni 


» 


Settemb.. 


9 


Don Cesare Aliprandi Vi- 
sconti (famiglia Aliprandi) 


1733 


Gennaio.. 


9 


Conte Edelmiro Arrigoni 


» 


Marzo..,.. 


3 


March. Pietro Paolo Cara- 
vaggi (da non confondersi 
coi march, di Caravaggio) 



— 202 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 

14 


1733 


Giugno... 


Capitano Ant. Maria Porro 


» 


Settemb. 


13 


Marchese Don Carlo Corio 


» 


Dicembre 


19 


Don Antonio Pallazzo 


1734 


Gennaio.. 


16 


Conte Gaetano Aliprandi 


» 


Aprile 


20 


Conte Giov. Antonio Fedeli 


» 


Luglio 


5 


Conte Gaspare Uberto Po 


» 


Settemb.. 


6 


Conte Francesco Besozzi 


1735 


Gennaio.. 


14 


Don Giulio Fossati 


» 


Agosto.... 


6 


Conte Don Uberto dall'Orto 


1736 


Gennaio.. 


2 


March. Gerolamo Fiorenza 
(Talenti Fiorenza) 


» 


id. 


16 


Marchese Giov. Batt. Or- 
rigone 


» 


Aprile 


26 


Marchese Don Paolo Re- 
calcati 


» 


Maggio ... 


4 


Don Lorenzo Ornati 


» 


Luglio 


30 


Marchese Federico Fagnani 


1737 


Gennaio.. 


3 


Conte Cesare Parravicino 


» 


id. 


14 


Don Francesco Pozzi da Pe- 
rego 



— 203 



DATA 


l\OMF f fOCNOMF 


Anno 


Mese 


Gior. 




1737 


Settemb.. 


6 


March. Don Alberto Visconti 
(dei Visc. d'Aragona — 
fu Vicario di Provvisione 
negli anni 1723-32-39; Se- 
natore nel 1741; Podestà 
di Cremona nel 1750) 


» 


Dicembre 


8 


Conte Don Gaspare Arrigone 


1738 


Gennaio.. 


13 


Marchese Don Erasmo Ali- 
prandi 


» 


Aprile 


15 


Conte Don Giulio Calderara 
( Calderari ) 


» 


Giugno ... 


18 


Don Alessandro Visconti 


» 


Agosto.... 


9 


Conte Don Gaspare Arrigone 


» 


Dicembre 


13 


Conte Carlo Francesco Par- 
avicino 


1739 


Gennaio- 


19 


Don Nicolò Lunati {firma) 


» 


Marzo. ... 


3 


Conte Don Carlo Annone 


» 


Agosto.... 


21 


Conte Don Gaspare Pò 


» 


Settemb.. 


1 


Conte Don Barnaba Barbò 


» 


Dicembre 


«17 


March. Gerol. Gius. Fiorenza 
(Talenti Fiorenza) 


1740 


Gennaio.. 


15 


Conte Don Gius, della Porta 



204 — 



DATA 



Anno 


Mese 


1740 


Marzo 


» 


Luglio 


» 


Settemb.. 


» 


Dicembre 


1741 


Gennaio . 


B 


Marzo 


» 


Settemb.. 


» 


Dicembre 


1742 


Gennaio- 


» 


Marzo 


» 


Agosto.... 


1743 


Gennaio.. 



Gior. 



23 
13 
12 

24 

19 
6 
7 

19 
20 



NOME e COGNOME 



18 
10 



Conte Don Gaet. Aliprandi 

Don Melchiorre Lonati (*) 

Conte Don Uberto Maria 
dall' Orto 

Marchese Don Giov. Saverio 
Beccaria 

Don Francesco Besozzi 

Marchese Don Luigi Erba 

Conte don Antonio Trivulzi 

Don Francesco Pusterla 

March, don Erasmo Aliprandi 
Martinengo 

March, don Ant. Calderara 
(Calderari) 

March, don Innoc. Isimbardi 

March, don Francesco Casati 



(') Non è raro il caso in cui un cognome sia scritto, nelle 
stesse pagine, con qualche variante. In dubbio mi sono sempre 
attenuto alle firme quando esistano : ma queste pure offrono 
qualche differenza, anche se appartengono all'identica fami- 
glia. In questo caso bisogna distinguere i Lunati marchesi di 
Carbonara da altre due famiglie Lonati. 



— 205 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 

5 

1 


1743 


Febbraio 


Conte don Francesco del 
Maino 


» 


Maggio- 


17 


Conte Don Carlo Petracino 


« 


Luglio ... 


18 


Conte Don Francesco Casti- 
glione 


» 


Settemb.. 


13 


Don Giuseppe Calchi 


1744 


Gennaio.. 


7 


Conte Don Carlo Litta 


» 


Aprile 


16 


Marchese di Soncino D. Mas- 
similiano Stampa 


» 


Giugno ... 


19 


Marchese Don Paolo Camillo 
D'Adda 


» 


Agosto.... 


19 


Conte Don Carlo Marliani 


» 


Settemb.. 


5 


March, don Federico Fagnani 


» 


Dicembre 


30 


Marchese Don Paolo Camillo 
D'Adda 


1745 


Febbraio 


5 


Conte Don Eman. Marliani 


» 


Marzo 


13 


Conte Don Galeotto Barbiano 
di Belgiojoso (Mastro di 
campo; nel 1758 ciambel- 
lano di S. M. I. R. A.) 


» 


Maggio... 


14 


Marchese Don Everardo Ver- 
cellino Visconti 



206 — 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior. 


1745 


Agosto.... 


2 


Don Giuseppe Meraviglia 


1740 


Gennaio.. 


31 


Don Antonio della Croce 


» 


Marzo 


13 


Conte Don Giov. Battista 
Visconti 


» 


Giugno .. 


2 


Don Alessandro Visconti 


» 


Luglio.. .. 


14 


Conte Gaspare Ferdin. Pò 


» 


Dicembre 


29 


Conte D. Francesco Besozzi 


1747 


Febbraio. 


27 


Conte Don Giuseppe Durino 
(Durini) 




Marzo 


11 


Marchese Sforza Brivio 




Maggio . .. 


12 


Marchese Paolo Piantanida 




Settemb . 


20 


Don Carlo Cavenago 




Dicembre 


30 


March. Gerolamo Fiorenza 
(Talenti Fiorenza) 


1748 


Gennaio . 


13 


Don Nicola Lonati {ama- 
nuense) 


» 


Aprile 


26 


Don Ippolito Girami 


» 


Giugno.... 


21 


Conte Don Ignazio Bellone 


» 


Dicembre 


30 


Don Paolo Meda 


1749 


Gennaio.. 


9 


Don Giuseppe Croce 



— 207 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior 

2 


1749 


Giugno.. . 


Marchese Don E verardo Ver- 
cellino Visconti 


» 


Luglio 


14 


March. D. Federico Fagnani 


» 


Dicembre 


22 


March. Don Alberto Viscontf 


1750 


Marzo.. .. 


9 


Don Giuseppe Polastri 


» 


Settemb.. 


30 


Conte Gerolamo Gambarana 


» 


Dicembre 


16 


Conte Don Teodoro (Cavazzo) 
della Somaglia 


1751 


Gennaio.. 


8 


Conte Don Pirro Corio 


» 


Marzo 


5 


March. Don Pompeo Litta 


» 


Luglio. .. 


22 


Conte Don Antonio Arconati 


» 


Settemb.. 


11 


Conte Don Carlo Petracino 


1752 


Gennaio.. 


11 


Don Antonio Prata 


» 


id. 


21 


Don Ottavio Pozzo de Perego 


» 


Marzo 


18 


March. Don Giorgio Trivulzi 


» 


Luglio 


24 


Don Ignazio Pò 


1753 


Gennaio.. 


8 


Don Francesco Prata 


» 


id. 


19 


Conte Don Giuseppe Durini 


» 


Giugno ... 


18 


Conte Don Antonio Origo 



208 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior 

7 


1753 


Luglio 


Don Alessandro Olocati 


» 


Settemb.. 


13 


Marchese Don Angelo Me- 
raviglia Mantegazza 


1754 


Gennaio.. 


10 


Don Francesco Pusterla 


» 


id. 


21 


Conte Don Carlo Marliani 


» 


Giugno.... 


19 


Don Antonio Cattaneo 


» 


Agosto.... 


21 


Don Benigno Bossi Visconti 
(famiglia Bossi) 


» 


Settemb.. 


26 


Don Giuseppe Polastri 


1755 


Gennaio.. 


10 


Don Giuseppe Calchi 


» 


id. 


16 


Don Giuseppe Miglio 


» 


Maggio... 


27 


Don Cesare Brasca 


» 


Settemb.. 


20 


Don Giambattista Medici di 
Seregno 


» 


Dicembre 


16 


Don Ercole Visconti (discen- 
dente di Ottorino ; fratello 
dell'Arcivescovo Filippo) 


175G 


Gennaio.. 


24 


Don Paolo Bascapè(Bescapè) 


» 


Marzo 


29 


Don Ottavio Castiglione 


» 


Giugno .. 


28 


Don Carlo Ben zone 



209 





DATA 




NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior 

20 


1756 


Dicembre 


Don Gerolamo D'Adda 


1758 


Febbraio. 


19 


March. Don Lorenzo Fornari 


» 


Giugno.... 


5 


March. Don Sforza Brivio 


17G1 


Dicembre 


4 


March. Don Lorenzo Fornari [ 


» 


id. 


16 


March. Don Sforza Brivio 


1762 


Gennaio.. 


26 


Marchese Don Lor. Fornari 


1763 


Luglio 


14 


Don Pietro Andreani 


1764 


Aprile 


7 


Don Pietro Porro 


1765 


Febbraio. 


15 


Don Flaminio di Rezzonico 
Giovio (della Torre di Rez- 
zonico) 


1767 


Marzo... . 


24 


Conte Don Pirro Corio 


1768 


id. 


10 


Don Ercole Visconti 


1771 


Febbraio. 


6 


Don Ottavio Giulini 


1772 


Maggio... 


23 


Conte Don Giov. Stefano 
Sangiuliani 


1773 


Gennaio.. 


12 


Conte Don Giacomo Durino 
(Durini; Feudatario di 
Monza per investitura 6 
Giugno 1648) 


1775 


Giugno.... 


16 


Don Pietro Andreani 



lì 



— 210 — 



DATA 


NOME p POfiNOMF, 


Anno 


Mese 


Gior. 




1776 


Gennaio- 


26 


Conte Don Pietro Besozzi 


1778 


Dicembre 


26 


Don Antonio Vitali 


1779 


Gennaio.. 


18 


Don Apollonio Casati 


1780 


Marzo 


11 


Don Gian Antonio Settala 


1781 


Febbraio. 


3 


March. Don Carlo Arconati 


1782 


Aprile 


26 


Don Carlo Frisiani 


1783 


Gennaio.. 


20 


March. Don Giovan Antonio 
Parravicini 


1784 


Gennaio.. 


29 


Don Frane. Scotti Gallarati 
consigliere aulico 


» 


Agosto.... 


13 


Marchese Don Francesco Or- 
sini da Roma — Don Apol- 
lonio Casati (interinali am- 
ministratori deputati) 


» 


Dicembre 


31 


Conte Don Giovan Battista 
Mellerio (Regio ammini- 
stratore) 


1791 


Aprile 


1 


Don Frane. Scotti Gallarati 
(cons. au.) 


» 


Settemb.. 


30 


Don Apollonio Casati 


1793 


Maggio... 


29 


Don Giov. Antonio de'Ca- 
pitanei di Settala 



— 211 



DATA 



Anno 



1794 



1795 



Mese Gior 



Gennaio.. 



Aprile... 

Maggio . 



Maggio... 



25 

20 
17 



NOME e COGNOME 



Marchese Don Carlo Arco- 
nati Visconti ( famiglia 
Arconati) 

Don Carlo Frisiani 

Marchese Don Carlo Arco- 
nato Visconti 

Don Carlo Frisiani (') 



(') Coi Priori cessa di fatto ogni esclusione riflettente i na- 
tali : esclusione veramente già abrogata di diritto col Piano 
di regolamento del 1785; poiché in esso Piano — derogan- 
dosi al decreto 9 Maggio "J759 di S. A. S. il duca di Modena 
amministratore della Lombardia austriaca, approvato dal Se- 
nato il 30 settembre 1760, in cui riconfermava la regola che 
i Deputati dovevano essere patrizii — viene , ai paragrafi 20 
e 21, stabilito puramente che « essendo il Monte di Pietà un 
» vero Luogo Pio, dipenderà per quanto riguarda la di lui ge- 
li nerale direzione, dal Corpo da cui dipendono gli altri Luo- 
» ghi Pii. — Avrà un suo particolare Amministratore, il quale 
» corrisponderà col Corpo suddetto, ed a cui si intenderanno 
» accordate tutte quelle facoltà e prerogative conferite agli 
» altri consimili ammiuistratori. » Né v'è allusione alcuna a 
distinzioni nobiliari, che da questo momento sono decisamente 
eliminate dal Regolamento: di modo che anche quando, con 
decreto 29 Marzo 1791 della R. Giunta Delegata , si ripristi- 
navano i Priori, nou venivano punto modificati i sopracitati 
paragrafi. 



AMMINISTRATORI E DIRETTORI 



DATA 


NOME e COGNOME 


Anno 


Mese 


Gior 

6 


1796 


Giugno.. . 


Avvocato Cesare Sala — 
Gaetano Landriani — Bar- 
tolameo Zanella (deputati 
amministratori) 


1799 


Luglio 


16 


Marchese Apollonio Casati 
(priore) 


1800 


Novemb.. 


10 


Carlo Arconati — Carlo Za- 
nella — Camillo Balabio 
(amministratori) 


1801 


Agosto.... 


9 


Perego — Vanotti — Scor- 
pioni (e. s.) 


1810 


Agosto.... 


11 


Gaspare Vanotti (ammini- 
stratore delegato per la 
Congregazione di Carità). 


1810 


Novemb.. 


3 


Marchese Giulio Beccaria 
Bonesana (e. s.) 


1816 


Giugno.. . 


24 


Giovanni Mario Conte Sor- 
mani Andreani (e. s.) 


1825 


Gennaio.. 


6 


Nobile Gaetano Franchetti 
di Ponte (Direttore) 


1831 


Aprile 


12 


Conte Paolo Taverna (e. s.) 



213 



DATA 



Anno Mese Gior 



1836 

1843 
1845 

1849 



Gennaio.. 

Agosto.... 
Maggio... 

Ottobre... 



27 
20 

16 



NOME e COGNOME 



March. Ferdinando D'Adda 
(Direttore). 

Conte LuigiDal-Verme(c.s.) 

Ragioniere Giuseppe De Ca- 
pitani d'Arsago (e. s.) 

Dottor Giacomo Casati (di- 
rettore stipendiato) (') 



(*) Gli amministratori Vanotti , Beccaria , Sormani furono 
nominati dalla Congregazione di Carità. Il direttore Fran- 
chetti ebbe la nomina da S. M. l'Imperatore d'Austria con 
sovrana risoluzione 6 Gennaio 1825; ma non entrava effetti- 
vamente in carica se non il 12 Marzo. — I direttori Taverna, 
d'Adda, dal Verme e De-Capitani sono nominati per decreto 
dell'Arciduca Ranieri viceré del Regno Lombardo-Veneto, co- 
municato alla direzione del Monte per dispaccio governativo 
e nota della delegazione provinciale. — Il direttore Casati 
dal Commissario Imperiale Montecuccoli. 



PRESIDENTI 



DEL CONSIGLIO D AMMINISTRAZIONE- 



DATA 



Anno Mese Gior 



1863 



1869 



Settemb.. 



Luglio. 



24 



16 



NOME e COGNOME 



Giuseppe Tornaghi commen- 
datore 

Nobile Felice Calvi cav. (') 



(') Nominato Presidente dal Consiglio Comunale Della se- 
duta 22 novembre 1870. 



ELENCO 



DEI 



BENEFATTORI DEL MONTE DI PIETÀ 



IN MILANO 



ELENCO 



BENEFATTORI DEL MONTE DI PIETÀ 



Ambrogio de Reigni — anno 1505 - 1.° ottobre — Di- 
spose a favore del figlio Giangiacomo. Se esso figlio 
moriva senza figli legittimi, istituiva erede il Monte 
di Pietà. 

Giangiacomo Trivultio , marchese di Vigevano e ma- 
resciallo di Francia. — anno 1506 - 18 aprile. — Donò 
mille ducati; uguali a lire imperiali 4000. 

Gio. Battista Bassi — anno 1511 - 15 gennaio. — Legò 
una terza parte della propria sostanza. 

Ambrogio Villa — anno 1511 - 20 giugno. 

Agostino Ferrari de Grandi — anno 1514 - 19 di- 
cembre. 

Elisabetta Ceppi — anno 1518 - 12 aprile. -— Un ca- 
pitale di lire 2400, con obbligo al Monte di maritare 
due donzelle a scudi 10 per cadauna ogni anno. — 
Testamento. 

Ottone Monza — anno 1521 - 11 aprile. — Donazione. 

Donato Canobbia — anno 1522 - 10 febbraio. — Te- 
stamento. 



— 218 — 

Gio. Antonio Rejna — anno 3524 - 23 agosto. — Te- 
stamento. 

Maddalena Racchetta — anno 1550 - 25 marzo. — 
Donazione. 

Rizzardo Crivelli — anno 1577 - 5 agosto. — Te- 
stamento. 

Gio. Battista Besana — anno 1626 - 27 maggio. 

Bartolomeo Crivelli — anno 1633 - 20 agosto. — 
Testamento. 

Gerolamo Crivelli — anno 1658 - 6 dicembre. — Do- 
nazione. 

Ottavio Ajroldi — anno 1672 - 23 gennaio. 

Gio. Battista Colombo — anno 1692 - 16 aprile. — 
Testamento. 

Gio. Battista Bianchini — anno 1698 - 31 marzo. — 
Testamento. 

Cesare Ajroldi — anno 1704 - 23 dicembre. — Legò 
lire tremila. 

Gio. Battista Nava Landriani — anno 1705 - 3 di- 
cembre. — Testamento. 

Giuseppe Volonterio, Prevosto di Desio (in nome di 
persona che non voleva essere nominata) — anno 1783. 
Donò lire 4,000. 

Giuseppe Sala, Arciprete di Barlassina — anno 1862 - 
9 ottobre. — Legò lire 8641 , affinchè la rendita di 
questo capitale sia erogata nella restituzione senza 
pretendere interesse , di pegni su cui siansi sovve- 
nute lire due. 



DOCUMENTI 



Luglio 1496. 

DIPLOMA del Duca Lodovico Sforza, con cui istituisce 
il sacro Monte di Pietà in Milano. — (Dall'originale in 
pergamena esistente nell'archivio di questo Istituto). 



LVDOVICVS MARIA SFORTIA Anglvs Dvx Me- 
diolani ecc. Papias Anglerisequse cornes' ac Genuse et 
cremonse dominus. Nonnulli Patricij et plebei nfi 
MIanen tanq pietati dediti constituerunt in piitia ad 
beneficium commodumquse pauperum et egentium per- 
sonarum montem pietatis siue scolam instituere eam- 
quse ob rem ad nos detulerunt preces seiìtie huiusmodi 
vz Ill. mo s. re cognoscendo alcuni citadini seruitori di v. 
ex inducti ad exemplo de molte altre citade chel seria 
opera pijssima et molto laudabile suscitare vno monte 
de pietate per subuenire de dinari ad qlli se iudicas- 
seno in extremo bisogno gratis con cautione de loro 
pegni : et quando non li riscodesseno al tempo promisso 
che tali pegni se uendesseno allo incanto et lo super- 
chio se desse ad quelli de chi sarano li pegni. Et per- 
che ad proseguire tale opera seria bisogno grande 
peculio et per non esserli di pnte seria molto difficile 



222 

hano pensato de darli altro principio commodo donec 
se augumentara <]sto tale monte quale è questo vz de 
riscodere li pegni de ognuno che se perdano alla usura 
et che non hano il modo de relevarli et quelli tali 
pegni farli uendere allo incanto utsup et qllo se ne 
cauera de superchio renderlo ad qlli de chi sono li 
pegni senza altra spesa, et per exequire questo se hano 
electo vno loco commodo fora de porta cumana in 
sancto Joanne in oleo feruenti dove hano una botega 
commoda et loco superiore per scriuere et tenere li 
cunti et potere più idoneamente exequire tale supra- 
scripta opera supplicano ad v. ex. che quella se digna 
per sue Ire ordinare che tutti li usurarij quando uoleno 
mandare denuntie deli pegni che sono per pdersi che 
siano tenuti ad dare notitia ad quelli saranno deputati 
per questo consortio et siano obligati ad monstrarli 
adcio che se possano consyderare. Vlterius chel sia li- 
cito potersi congregare in dicto loco ad dare forma 
alli cuncti et ordini et successiue ad sindicare et reue- 
dere tale monte; la quale congregatione per darli 
principio se farà cum interuentu de chi piacerà ad 
v. ex. et dato la opportuna forma sera poi bisogno 
de pocho numero de congregati saluo de quelli ad chi 
sera dato cura spàle de prouedere ad tali bisogni, et 
ad questo monte sera deputato thesaurerio idoneo per 



— 223 — 
modo se poterano fare li depositi de dinari, se acca- 
dera et sera da tutti cognoscuto che serano in loco 
securo. Nos autem dilectissimae et inclytse urbis iìra5 
Mlaiien omne commodum benefitium et augumentum 
pergratum hiites censemus supplicanti um prsecibus in 
institutione ipsius montis moremgerendum esse: quan- 
doquidem id omne quod propterea petitur non nisi ad 
optimum fìnem et in pios usus cedere videatur. Inde 
enim magnum adiumentum et subsidium pauperibus 
egentibusque personis afferri debere proculdubio exi- 
stimandum est. Praeterea cum ex instituto nro liben- 
ter urbi amplitudine et de nobìs inter cseteras imperij 
nostri vrbes ob summam erga nos fidem benemerite 
gratificari soleamus , tum libentius in eiusmodi pijs 
rebus assensum fauoresque iiros impartimur. Itaque 
magnope laudantes honestum uotum, et desyderium 
prsedictorum iirorum Mediolanensium probantesque ele- 
ctionem duodecim prò institutione huius montis prsefi- 
ciendorum inter quos adest R. Diius Joannes Alimentus 
de Nigris protonotar apostolicus ac Abbatie sancti 
simpliciani huius urbis iifse comendataf ex senatoribus 
nris: cuius fìdes, probitas et integritas satis nobis in 
cunctis explorata est. His iìris libenti animo faculta- 
tem, Jus, et arbitrium Damus, Facimus, et concedimus 
dictis praefìciendis monti ad numerum duodecim utsupra: 



— 224 — 
ut simul coire et eonucniro possint in loco per eos con- 
stituto siue constituendo, et vacare cursc et institutioni 
ipsius montis prò ordinationibus superinde faciendis. et 
hoc tuto libere, ac impune aliquib. legibus, decretis, 
statutis, ordinibus et alijs quibusuis prsemissis quouis- 
modo obuiantibus , uel aliam formam dantibus : non 
obstantibus: quibus omnibus et singulis ex certa scientia 
de potatisque nre plenitudine quoad pnemissa tantum 
derogamus, derogatumque esse volumus. Decernen his 
nfis, atque volentes q feneratores quando contigerit 
denunciare pignora ijs: q ad fcenus mutuati sunt etiam 
teneantur denunciare prsefìciendis huic monti eiusmodi 
pignora et ea ostendere ad libitum dictorum prefecto- 
rum quo consyderari et examinari possit eorum pre- 
tium ita ut pignora sicut supra accedente consensu 
illorum: quorum pignora erunt: possint ea luere et 
postea subastando uendere : et illud : quod supererit ab 
eo qd per pficiendos ipsi monti exbursatum sit prò ipso- 
rum pignorum luitione illis , quorum pignora erunt : 
restituè. Volumus tamen q. illieo hac instructione mon- 
tis: ut prcemittitur : facta, et ordinationibus desuper 
factis nobis in scriptis, vel senatui nostro secreto remit- 
tant: ut prius examinentur, q. publicentur, ne quid in 
eis sit quod incompositum esset accepturi a nobis de 
omnibus condignam approbationem vel improbationem. 



— 225 — 
Mandantes omnibus et singulis offieialibT Jusdicenti- 
bus foeneratorib. pdictis ac ceteris omnibus ad quos 
spectat et quomodolibet in futurum spectare poterit vt 
has iifas concessionis Declarationis ac mentis iìrse lras 
inuiolabilr seruent seruarique faciant. Jn quorum testi- 
moniti, pfites fieri et registrari Jussimus: iìfique si- 
gilli impssione muniri. Dai Cusaghi primo Julii — 
Mcccc Lxxxx. 3EXT0. 




Philippus Comitis 



15 



Anno 1497. 

DECRETO del duca Lodovico Sforza col quale deter- 
mina i Capitoli clic debbono regolare l'amministra- 
zione del sacro Monte di Pietà in Milano, da lui 
fondato. — (Da copia aulenti ca). 



In Libro Privilegior, Decretar, alìorq ordinu Off.ij 
Statutor. Comnis Mediolani sig. L. fol. 46. sic ut 
infra' legit. 

Ludovicus Maria Sfortia Anglus Dux Mini et 
Papiee Angleriaeq. Comes, ac Genuae. et Cremo nse Do- 
iìus. — Essendone sempre stato al cuore di creare et 
statuire tutto quello, che potesse cedere a' benefìtio, è 
commodo delli sudditi nostri , et maxime dell' Inclita 
Città nostra de Milano, la quale, si come è capo dei 
Dom.° nostro, così principalmente ne debbe essere in 
cura. 

Habbiamo pensato quanto fruto, et honore essa no- 
stra Cittade' fosse p. riceuere, se in quella fosse co- 



— 228 — 
stituito uno Monte de Pietade, p. souenire alli occorrenti 
bisogni delli poueri senza alcuno pagamento e così per 
esecutione de questo nostro pensamento habbiamo po- 
sto grande dilligentia, è studio per dare principio , è 
forma al detto Monte, et si come V opera procedeua 
da noi, habbiamo ancora uoluto essere li primi, che 
insieme con la corte nostra li porgessimo V adiuto del 
proprio erario, come habbiamo fatto effettiuamente, ne 
siamo per manchare acciò che lo detto Monte prenda 
maggiore incremento de di, in di, e per questo hab- 
biamo indicato esser necessario dare buona et espe- 
diente forma sotto la quale d.° Monte babbi ad esser 
gouernato, et però habbiamo fatto nottare li infascritti 
ordini , et capitoli , li quali essendo maturamente et 
con buona consideratione fatti, uolemo, è comandiamo, 
che siano osseruati, et eseguiti, accioche procedendo 
le cose d'esso Monte con bono gouerno ne reusisca in 
benefìtio delli poueri quello frutto, p. il quale la mente 
nostra, e sincera affectione è stata de ordinare questa 
laudabile, e preciosa opera. Volendo insuper, che essi 
ordini e capitoli se descriuano all'Offitio delli Paniga- 
roli, dove se nottano tutti li ordini, e decretti nostri, 
acciocché siano noti à ciascuno et à perpetua memo- 
ria de tale nostra Institutione. 

Primo che li Deputati per il nostro Illustrissimo Si- 



— 229 — 
gnore insieme con li dodici Presidenti, che saranno 
duoi p. porta gentilhomini de questa Inclita Cittade, 
li quali dodeci habbino à stare a questo Offitio sopra 
il Monte della Pietade per uno anno, saluo prò ut infra 
habbiano à fare la elettione de uno mese prima che 
finisca il primo anno de sei de loro, che habbiano à 
stare Presidenti p. uno altro anno sopra detto Monte 
per potere meglio instruire li sei noui Presidenti, che 
si haueranno ad elleggere, si come nel seguente capitolo 
si dirà, e p. esser instructi delle cose attinenti al d.° 
Monte, et ad operare il tutto à benefitio de poueri, e 
questa ellettione,rhaueranno à fare sopra ilcarrico della 
conscienza loro, elleggendo le persone più apte al pre- 
detto bisogno, li quali sei, che hauerano à restare, se 
habbino à ballottare, ò uero à uoce scrutiniarli tra' li 
detti deputati, e dodici, come meglio à loro parerà', e 
l'anno habbia ad incominciare alla festa dell' Epifania, 
et che quelli che restaranno cosi continuamente non 
possino esser reletti p. anni tré doppo che restaranno 
priui de questo Offitio. 

Item che p. fare la ellettione delli sei noui, che s'ha- 
ueranno ad essere fatti Presidenti p. scontro delli sei 
Vecchij che resteranno cossi, se elleggano de uno mese 
prima che finisca l'anno predicto. in questa forma, cioè 
che li Deputati dell'Hospitale, della Fabrica del Domo, 



— 230 — 
della Pietade, della Misericordia, delle quattro Marie, 
et della Charitade habbiano ad elleggere duoi de loro 
p. ogn'uno de predicti Luochi , quali sopra la con- 
scienza loro, habbino d nominare quattro Gentiluomini 
per Porta apti al gouerno del predicto Monte e poi 
fatta essa nominatione, essi insieme con quelli saranno 
Deputati p. la Ecc." del nostro Illustrissimo Signore 
abbino ad elleggere uno p. porta de dicti quattro, il 
quale se habbia à ballottare chi li paia più apto, e 
sufficiente à tale gouerno nel luoco de quelli sei, che 
restaranno cossi al fine dell'anno suo sopra la loro 
conscienza, et se nel tempo predicto occoresse la morte 
de qualchuno delli Presidenti, li altri Presidenti in- 
sieme con quelli saranno deputati p. il prefato Signore 
nel termine de otto giorni habbino elletti altri genti- 
luomini de quella med.* Porta doue fosse mancato il 
d.° Presidente, che sia uno de quelli quattro saranno 
nominati per li Luoghi Pij predicti, et quando ac- 
cadesse , che qualchuno delli detti Presidenti, che se 
hauerà ad elleggere secondo la forma predecta, non 
uolesse, ò non potesse attenderli, se faccia ellettione de 
un altro, seguendo la predicta forma, de uno altro de 
predicti quattro de quella Porta della quale quello che 
era elletto, che non uorà, ò non gli potrà attendere 
stia, et quando li dicti Deputati delli Luochi Pij pre- 



— 231 — 
dicti se rendessero negligenti à fare lo predicto effetto 
di lochi tenenti del Signore predicti li possino astrin- 
gere con precetti penali d'essere applicati al Monte. 

Item che li predicti Deputati insieme con li dodici 
Presidenti habbino ad elleggere tutti li Offitiali sa- 
ranno espedienti, e necessarij al bisogno , e gouerno 
de dicto Monte e li possino remouerli , e conseruarli, 
si come à loro parerà espediente secondo li loro por- 
tamenti, e nascendo differenza fra' d. li Offitiali p. causa 
di d.° Monte sia seruata la determinatione, che si farà 
p. li Deputati, e p. li Presidenti alla maggiore parte 
de loro citati tutti li altri , della quale citatione se 
habbia à credere in questo, et in ogni altro caso à 
quello sarà deputato a questo col iuramento suo, si- 
come el fosse seruitore del Commune di Milano, li 
quali Deputati, e dodeci, ò la maggior parte de loro 
se haueranno ad ordinare prò tempore quanto se 
hauerà à subuenire sopra pegno , e p. quanto tempo 
più e mancho sicome cognosceranno hauere el modo de 
subuenire alli poueri, e così deputare le hore à qual 
tempo, seu à qual hora se aprirà el bancho p. fare que- 
sta subuentione alli poueri ogni giorno , e quanta 
somma se hauerà à subuenire ogni giorno , ouero 
ogni settimana, e parimente haueranno ad ordinare se 
ad una famiglia, se hauerà a subuenire più che suso 



— 232 — 
di uno pegno, che quando gli para, che non si subuenga, 
più che suso uno pegno p. famiglia potranno ordinare 
parendoli, che douendosi a tore denari in presto per 
alcuno , se gli dia iuramento , se lui , o altri p. lui, 
hano pegno alcuno nel d.° Monte , e perche potrebbe 
accadere che uerebbe qualche persona à tore denari 
in subuentione, per giocho, ò per altra cattiua cosa, se 
ordinato parendoli, che à tutti quelli, che toranno da- 
nari in subuentione se dia Juramento che togliano in 
subuentione per sue necessitadi legittime, e non per 
usarle in cose triste , e quando se trouasse , che non 
ostante el giuramento predicto tolessero in subuentione 
p. giocho, aut cosa cattiua incorrano in la penna del- 
l'arbitrio de dicti locotenenti , e Deputati , ultra che 
saranno puniti per lo suo Juramento falso , sicome li 
ordini, statuti e decreti Ducali disponeno. 

Item che li Deputati insieme con li dodeci, ò la 
maggiore parte de loro citati, come è dicto di sopra, 
possano fare ogni contratto, che sia espediente et utile 
ad benefìtio de dicto Monte, e utilitate delli poueri, et 
habbino autoritate di procedere in Juditio , et extra 
Jmlitiu, et sustituire altri in suo luoco, et habbino libera 
administratione de tutti li beni, mobeli et immobeli, et 
di ogni , et de altra rasone, che competisce prò tem- 
pore al dicto Monte, li quali habbino à fare ellettione 



— 233 — 
de uno de loro dodeci che sia Priore per dui mesi, et 
in sua absenza possa substituire esso, che sia fatto 
Priore un'altro Vice Priore, uno che sia delli loro 
dodeci, el quale Priore passando questo primo anno 
se habbia ad elleggere delli noui excepto li primi 
duoi mesi, che sia uno delli Vechij p. essere più pra- 
tico, et così de dui mesi in dui mesi fare uno nouo 
Priore. 

Item p. che questo Monte si è fatto per benefìtio e 
subuentione delli poueri, dalli quali, benché se uorà il 
pegno sufficientissimo p. segurezza de rehauere il da- 
' naro , che se gli presterà p. poterlo in caso , che al 
tempo debito, che gli sarà statuito, non lo rescodano, 
meterlo al incanto, e uenderlo à chi più offerirà, dando 
el sopra più dì quello se uenderà à quelli de chi sa- 
ranno li pegni, retenendosi solo il capitale di quello gli 
sarà prestato, e ordina la incantatione de dicti pegni 
se faccia in loco publico, il quale incanto se habbia à 
fare incontinente fra' quindaci giorni doppo che sia fi- 
nito il tempo de reschodere senza alcuna esceptione, 
ne se possa p. alcun modo prorogare el tempo , che 
sarà statuito à riscodere nel tempo del' Incanto , el 
qual'Incanto se habbia à fare, et finire nel termine de 
otto giorni doppo li dicti quindeci giorni , e più, e 
mancho sicome parerà alli predetti Presidenti p. be- 



— 234 — 
nefìtio del Monte, et de quelli de chi saranno li pegni, 
che se habbiano ad incantare p. modo, che quando le 
para, non tanto una uolta, ma due, e tré, e più possano 
fare incantare una cosa p. uenderla più p. benefitio 
de quelli de chi sono, auertendo che non si possi re- 
fermare il pegno in fine del termine, che sarà statuito 
à rischodere, rischodendo il pegno , et di nouo impe- 
gnandolo, et che quando si metterà all'Incanto li pe- 
gni se mettano p. forma che se possano bene uendere, 
acciò non si faccia danno nel uendere à quelli de chi 
sono, tenendo però il bolettino ascosto, che stia sopra 
il pegno p. non dare grauezza à quelli che gli aite- 
ranno impegnati , et sia obligata qualonq persona in- 
continenti da poi che li sarà deliberato il pegno al'in- 
canto pagare p. arra soldi cinque p. libra del prezzo 
p. il quale il pegno gli sarà deliberato, e questo per 
arra, e parte del pagamento fin che sia obligato per 
tutto il tempo che se farà l' incanto primo seguente 
portare il resto delli danari, et relleuare quelle robbe 
hauerà compro al'incanto pubblicamente altrimenti hab- 
bia perso l' arra , che sia applicata al Monte , et de 
nouo se metta quelle robbe saranno deliberate al' in- 
canto, tenendo la forma predicta, tenendosi bono conto 
de queste incantationi, uendite p. arre perse p. appli- 
care al Monte, per modo non segua danno nò al Monte, 



— 235 — 
né a quelli de chi saranno li pegni , ne chi gli haue- 
ranno compri. Et quando p. caso non si trouasse la 
persona à chi debitamente se hauesse à restituire il 
pegno, ò uero il sopra più del capitale de quello fosse 
uenduto al' incanto, il tutto sia applicato al Monte p. 
benefìtio delli altri poueri, ma quando tractu temporis 
apparesse de chi fosse stato quello pegno, quod in chi 
hauesse a peruenire per rasone hauutone sopra ciò dili- 
gente informatione p. li Deputati, ò dodeci, se gli resti- 
tuissa el sopra più del Capitale de quello saranno uenduti, 
come se ordinerà p. li dicti Deputati, e Presidenti, ò 
la maggior parte de loro, come è dicto di sopra , e 
questo medesimo modo d'incantare se farà de ogni altra 
cosa peruenesse al Monte per qualonq modo , e uia 
paresse alli dicti Deputati, e dodeci ò la maggior parte 
de loro, come s'è dicto de sopra essere bene facto à 
uenderla, ouero altramente disponendone, ordinando, 
che nel dicto loco doue se farà l'incanto non se possa 
incantare, se non quelle cose che partenenò al Monte 
sotto penna de fiorini dece per ogni volta che sia con- 
trafacto pagandosi p. quelli, che saranno deputati al 
dicto incanto, li quali siano applicati p. tre quarti al 
Monte, et uno quarto alli Acusatori, et che niuno de 
predicti Deputati, e Presidenti, ne altri Offitiali, che 
habbino dependenza dal dicto Monte possano p. via 



— 236 — 
dirètta o indirètta p. se, ò p. summissa persona com- 
prare, ò fare comprare cosa che sia attinente , ò che 
habbia dependenza dal dicto Monte, sotto penna de Du- 
cati venticinq: da essere applicati come è dicto de so- 
pra, ultra che sia nulla ogni compra o uendita, ò altri 
contratti che fossero fatti, e che niuno delli predicti 
possa comperare p. se, ne p. submissa persona alcuno 
pegno, che sia nel dicto Monte, o altra cosa, che dal 
predicto Monte habbia dipendenza sotto la predicta 
penna da essere applicata come è dicto di sopra. Imo 
li pegni, ne altra cosa attinente come di sopra se usa 
à causa alchuna, mentre, che stano in pegno p. non 
damnifìcare quelli de chi saranno li pegni, al qual in- 
canto li intervenga oltra tutti li Offitiali del Monte 
duoi d'essi dodeci,da essere eletti p. li altri Deputati, 
e Presidenti à ruota ogni settimana, ordinando l'hora, 
che si hauerà à fare lo incanto comuniter per che 
ognuno, excepto, che li predicti possino liberamente an- 
dare al'incanto, e comprare liberamente facendo come 
è dicto di sopra. 

Item à fare questa opera pia li conuene al luocho, 
e le persone p. esercire l'opera de questo Monte quanto 
anche al modo de satisfare alla mercede delli Offitiali 
che ui saranno deputati p. non sminuire il capitale del 
Monte, dove li anderà di spesa tra il fitto della casa, 



— 237 — 
e pagare li Salariati, e altre spese, che li aneleranno 
circa Ducati trecento l'anno, e l'Ecc. del nostro Illu- 
strissimo Signore gli farà quella prouisione, che gli 
parerà espediente, la quale spesa se ha a despensare 
nel fìtto della casa , e salario delli inf. li Offitiali, saluo 
che nel Thesaurero, che non hauerà ad hauere prolu- 
sione, nel qual luocho si hauerà ad essere Camere p. 
congregare li Deputati, e Presidenti per consulto de 
loro cose saranno bisogno, e p. prestare, e gouernare 
li pegni e fare le altre cose necessarie p. el trafico 
de questo Monte, et conseruatione delli pegni e delle 
altre rasone sue , e p. 1' abitatione delli Offitiali , che 
gli haueranno à stare , ne in quello loco sia licito à 
Persona alchuna, ne sonare , ne giucare , o fargli al- 
tre dishonestate, ne anco se abbia a supportare, che 
simili cose se facciano sotto penna de Ducati venti- 
cinq ; da essere applicati come è dicto di sopra, e che 
li Offitiali, che li haueranno ad habitare, li habbino à 
tenere compagnie honeste p. modo che ciaschuno possa 
senza rispetto andare à tore danari in presto, quali 
Deputati, e dodeci p. il manco, sema la settimana cioè 
al Mercordì se habbino à ritrouare insieme al hora 
d'essere deputata p. loro p. trattare, et ordinare quello 
bisognerà p. osservatione, ed augumento del Monte. 
Primo al Theshaurero el quale sia uno delli dodeci 



— 238 — 
Presidenti, che abbia ad esser eletto p. li dicti Pre- 
sidenti insieme con quelli saranno deputati p. il Si- 
gnore, ò la maggiore parte de loro citati, ò ballottati, 
o scrutiniati come è dicto di sopra, e che sia di quali- 
tade conueniente à tal charico, el quale Thesaurero non 
possa essere più che uno anno, e po' essere confìrmato 
per uno altro anno, in caso che p. sorte tocasse al 
thesaurero à restare Presidente p. uno altro anno , e 
questo sei parerà alli predicti , ò alla maggior parto 
de loro citati, come è dicto de sopra, li conti del quale 
si habbino à uedere al fine dell'anno p. dui rasonati 
da essere elletti p. li predicti Deputati, e Presidenti 
alla presentia de dui de Presidenti elletti, come è dicto 
de sopra, etiam casu quo el fusse confirmato per uno 
altro anno. Ita che se faccia el saldo delli conti suoi, 
el qual Thesaurero non habbia ad exbursare danari nisi 
habbia un mandato segnato di mano de uno de lochi- 
tenenti del Signore , del Priore , ò Vice-Priore , ò de 
dui altri delli Presidenti, e del debito, e credito del 
Thesaurero , se ne hauerà a tenere conto al giornale 
e al libro mastro p. el Rasonato glè, ultra il conto te- 
nera el Thesaurero à casa sua, et parimente non possa 
el Thesaurero retenere danari , se non gli è el man- 
dato sottoscritto p. li predicti, et anche sottoscritto 
de sua mano propria, del quale ne abbia a tenere 
conto el Rasonato. 



— 239 — 
L'altro Offltiale si è il Rasonato, 1' Offitio del quale 
sarà à tenere el giornale, et el Libro Mastro, e te- 
nere conto dell' entrata , et uscita d' esso Monte de 
ogni qualitate de cosa intrata, et uscita, et delli man- 
dati, p. li quali el Thesaurero retenerà, et exburserà 
che siano signati come è dicto di sopra et anche hauerà 
a tenere conto delli danari, che se daranno al Depo- 
sitario per mano del Thesaurero con li mandati pre- 
dicti, et in capo d'ogni mese hauerà a uedere quanto 
è stato exborsato p. el Depositario sopra li pegni che 
saranno presso esso Depositario, e così delli pegni so- 
pra che sarà prestato, e parimente uedere quanti de- 
nari siano entrati in mano del Depositario p. pegni, 
che siano rescossi , ò uenduti al incanto , e perse 
del'arre, come è dicto de sopra acciò che ogni mese 
li Deputati , e Presidenti sapiano quanti danari sono 
nelle mani del Depositario per poter prouedere come 
meglio li parerà, et in effetto el Rasonato tenga 
conto del tutto siccome alla giornata li sarà ordinato 
p. li Deputati , e Presidenti , ò la maggior parte de 
loro, come è dicto de sopra, et li libri de questi conti 
gli hauerà à tenere nella Casa doue se esercirà questo 
Monte sotto bona custodia p. che non li sia fraude, 
e perche cessando lui dall'Offitio se possa prouedere al 
successore, e questo hauerà p. suo salario — sicome 



— 240 — 
so potrà conuenire , o questo Rasonato à da essere 
Persona dabene, e legale e molto esperta. 

L'altro Offitiale sarà il Depositario seu el Capsero. 
L'offitio del quale sera de prestare al tempo, e la quan- 
titate li sera ordinato p. li Deputati, è Presidenti, ò 
la maggior parte de loro, come è dicto de sopra , e 
non prestare sopra pegni, nisi siano de ualuta, almeno 
d'un terzo più di quanto, se gli presterà, acciò che 
non rescodendosi con prestezza, mettendoli al' incanto 
se possa retrare el capitale , et el sopra più darlo à 
quelli de chi saranno li pegni, per poter ancora sub- 
ministrare alli altri poueri, e nel tore de dicti pegni 
conuene sia bene aduertito à tore boni pegni, perche 
quando al' incanto non se potesse cauare el capitale, 
esso sarà obligato a reffare al Monte, facendo ad quelli, 
che toccano danari in presto un bolettino del pegno, 
e quantitade de danari, e sino à quanto tempo lì ha 
prestati, acciò che uenendo con lo bolettino, et el 
denaro posseno hauere el suo pegno , un altro Bolet- 
tino facci, che se attacchi al pegno, e ne faccia notta 
al libro del Monte, seu al libro suo, perche se possa 
uedere particolarmente ogni uolta che se uole li suoi 
conti, ne esso depositario possa prestare sopra cose 
sacre, ne prestare prima non le dia il sacramento, 
quando cosi li ha ordinato per li Deputati predicti , 



— 241 — 
che tole in presto p. bisogno in causa honesta non 
p. zogare, ne per altra causa uitiosa , p. che quando 
se trouasse persona che estimando puoco el iuramento 
disponesse delli danari tolti in presto in causa come 
ho deto di sopra, incorerà nella pena ad arbitrii! delli 
predicti , ultra che saranno puniti p. la inobserua- 
tione del iuramento , si come li statuti , ordini, e de- 
creti ducali disponono, e così se darà el iuramento, 
se la cosa che lassano per pegno ò sua, e non cosa 
robbata, ne furata, e che non mutano il nome suo, ne 
porta, ne Parochia, e che habitano dentro de Milano 
entro delli Refossi, né possa subuenire più somma per 
pegno di quelli li sarà ordinato, né à più tempo sotto 
pena di uno Ducato p. uolta, ogni uolta che contra- 
farà, li quali siano applicati per li tre quarti al Monte, 
et uno quarto all' accusatore , e quando accadesse per 
inaduertentia, imprestasse sopra qualche cosa robbata, 
facendosi fede sufficientemente d'auanti li Deputati, e 
Presidenti, quelli a chi fosse robbata, se ne faccia conto 
che per dicti Deputati e Presidenti, ò la maggior parte 
di loro come è dicto de sopra sera ordinato o saranno 
puniti quelli haueranno impegnato tal cosa ad arbitrio 
delli predicti, e si come li ordini e decreti Ducali di- 
sponono , e p. la inobseruatione del iuramento , e per 
lo furto, o robbaria facta, e quando esso Depositario 

ld 



— 242 — 
hauosso dubio, ouor suspitione, che quella cosa por- 
tata ad impegnare fosse robbata , ò altramente tolta 
indebitamente non li prestasse prima non ha informa- 
tione della qualitade della persona, e secondo quella 
hauerà, se potrà gouernare, al quale depositario, se gli 
hauerà à dare salario conueniente, sicome se ordinerà 
aduertendose, che sia persona de qualitade buona, et 
homo da bene, il quale dia idonea, e buona sigurtate 
de exercire l'Offitio legalmente e fìdelmente e de pa- 
gare tutto quello sarà expediente come è dicto di sopra. 
Questo Depositario hauerà à tenere due persone al 
modo suo, che lo habbiano ad adiutare, a conseruare li 
pegni, ordinarli, e sbatterli e hauerne buona cura, per 
modo non se guasteno, ne uadino in sinistro, p. li quali 
anchora esso Depositario darà buona, et idonea sigur- 
tate che saranno buoni, e legali, et se obligarà p. 
loro in caso, che commettessero mancamento, e pari- 
mente questi famiglij al tempo dell'incanto delli pegni 
porterano li pegni, che saranno per metter al incanto, 
et adiuteranno metterli al' incanto, e fare le altre cose 
che saranno expediente à quelli , e questi saranno sa- 
lariati dalli predetti Deputati, e Presidenti, ultra l'habi- 
tatione che hauranno insieme con lo Depositario nella 
casa, doue se farà l'exercitio del Monte, e li pegni se 
reponeranno nel luoco predicto sotto la custodia del 



— 243 — 
Depositario, che ne renderà conto si come è dicto di 
sopra. 

L' altro Offitiale sarà uno seruitore il quale hauerà 
à dimandare li Deputati, Presidenti, et li altri Offitiali, 
quando gli sarà bisogno, e li sarà commesso p. qual- 
chuno delli predicti Deputati , ò Presidenti , e tenera 
el luoco Deputato p. la Congregatione delli predicti in 
quella casa doue l'exercitio del Monte se farà netato 
e mondifìcato , e starà all' obedienza delli predicti , et 
anche quando sarà per mettere al' incanto li pegni, 
farà l'Offitio di sonare la Tromba, e de incantare, come 
se suole, e farà quelle altre cose, che saranno neces- 
sarie come li sarà ordinato p. li predicti Deputati, e 
Presidenti, e sarà salariato dal Monte, si come conue- 
neranno insieme. 

Item che al dicto Monte se gli possa lassare, e p. 
uia de contratti inter uiuos , ouero anche in ultima 
uoluntate p. ogni altra uia, non altrimente come se fa 
alli altri Luoghi Pii de Milano, e così se gli possa 
fare deposito de danari, o altre robbe si mobile, come 
immobile, e sia obbligato qualunq: Notaro, quando che 
habbiano rogato qualchi instrom. li ò ultima uolontate, 
doue li sia l'interesse del dicto Monte notificarlo alli 
dicti Presidenti Deputati. 

Item perche la diuersitate delli tempi occorreno 



— 244 — 
casi noui , alli quali conuiene fare prouisione , e la 
experientia ogni di el demostrerà p. poter meglio proue- 
dere alle fraudi, che se potrebbero commettere, sia ar- 
bitrario alli Deputati e Presidenti predicti , ò alla 
maggiore parte de loro, corno di sopra corregere, e 
diminuire li predicti statuti, e farne de nouo , quando 
sarà per bene, et utile del dicto Monte e delli poueri. 

Ccesar Picinellus Pub. Coleg. Melni. No- 
tar ius et dicti Offitii Oobernator prò fide 
subscripsit. 



7 Giugno 1497. 

GRIDA (o Editto) pubblicata il giorno 17 Giugno 1497, 
per ordine delii Deputati del sacro Monte di Pietà 
in Milano, col consenso dell' Ill. mo ed Eccell. mo si- 
gnor Lodovico Maria Sforza duca di Milano, colla 
quale danno notizia al popolo milanese della attua- 
zione di quello Istituto di beneficenza, e lo infor- 
mano dei modi da osservarsi nelle sovvenzioni so- 
pra pegni — (Da copia autentica). 



In Libro Privilegior. Decretor. aliorq. ordinu. statu- 
tor. Comnis Mlani sìg. I. fot. 255. sic ut infra 
leg. utz. 

M.CCCCLXXXXV1J. DIE VIJ. JuNIJ MEDIOLANI. — 

Hauendo Lo Ill. rao et Ecc." 10 sig. re Nostro Ludouico 
Maria Duca de Milano summamente à core tutte quelle 
cose, che cedano ad honore, et benefitio di questa sua 
Inclita Città de Milano, è uedendo l'Ecc. a Sua quanto 
commodo fossero per ritenere li poueri di d. n Città, se 



— 24G — 
in quella gli fosse constituito uno Monte de Pietate 
per fare la subuentione ad poueri, ha posto gran cura 
et dilligenza, come ad ogn' uno è notissimo che detto 
Monte ha hauuto corno principio con fargli larga of- 
ferta insieme con la Corte sua, et procurare, che altri 
facessero el medessimo, ne quella è per mancare de 
alcuno studio ed adiuto ad ciò che le cose de d.° 
Monte prendano maggior augumento de di in di ad 
laude del Omnìpotente Dio, et benefìtio delli d.' poueri; 
et perche la prefata s. a sua uole, che il tutto sia gouer- 
nato con buon ordine, et che ciaschuno intenda quello 
se ha ad osseruare al subuenire et in Tadministra- 
tione de dicto Monte , li Deputati per sua IIl. ma S. a 
sopra esso Monte de uoluntà de Sua Ecc." fano p. la 
presente Crida notitia ad ciascuno del modo se hauerà 
ad seruare nel subuenire à poueri de presente, come 
nelli infrascritti capitoli se contene per benefìtio di 
questo dillettissimo Populo di sua Celsitudine. 

Però ad honore del omnipotente Dio , et della glo- 
riosa sua Matre, et del nostro Defensore S. t0 Ambrogio, 
et della Ecc." sua se ordinato , che per non esserui 
gran somma de danari de presente non se suuenirà 
più de Ducati ottocento el Mese, diuidendoli in Du- 
cati ducento la settimana , subuenendosi un giorno sì, 
l'altro non. Zoe el Lunedì, el Mercordì et el Sabbato, 



— 247 — 
et in caso che occorresse, che uno de d.' di sia festa, 
per scontro di quello dì de festa , se torà el giorno 
seguente. Incomenzando ad fare questa subuentione 
Lunedì prossimo, ch'è adì decenoui del mese presente, 
la quale subuentione se torà nella Casa, che fue altre 
uolte de Thomasio Grasso ('), ne se subuenerà più che 
dui Ducati sopra pegno per tempo de sei mesi senza 
alcuno pagamento , siaui però el pegno sufficiente , et 
se gli darà prima el giuramento , se hano altre cose 
in pegno, et se hano hauuto sopra essi due Ducati in 
subuentione , perchè in caso , che gli habbino hauuti 
non se gli subuenerà prima, che non habbino excosto 



(') Secondo questa crida , sarebbe positivo che il nuovo Monte 
si disponeva ad incominciare le proprie operazioni solamente il 
giorno di Lunedì 19 Giugno 1497 , nella casa espressamente do- 
nata da Tommaso Grasso. Ma dal complesso delle circostanze e 
dalla lettura di altri documenti si potrebbe arguire che anche 
prima dell' indicato giorno, destinato ad una solenne apertura, il 
Monte funzionasse già più modestamente nell' antico posto a 
San Giovanni in Oleo ferventi ; probabilmente sotto la dire- 
zione di d. Giovanni Alimenti dei Negri, nominato dajlo stesso 
duca Lodovico il Moro, fino dal 1° Luglio 1496 per impian- 
tare questo Istituto di beneficenza ed assistere alle sue prime 
prove. Ignoro poi per quali circostanze non si faccia più in ap- 
presso alcuna menzione di questo personaggio , neppure nel pro- 
cesso verbale della seduta ove si nomina il primo Priore, come 
sarebbe stato conveniente. Anche 1' accuratissimo Argelati tace 
su questo nome che non doveva essere del tutto oscuro. 



— 248 — 
li altri , et questo si fa , perchè se faccia subuentione 
ad più quantitade de poueri, ita, che non si presta ad 
una famiglia più che dui Ducati, ma quando gli siano 
più danari se gli subuenirà poi più largamente, et con 
più commoditate de tempo, corno se farà all' hora in- 
tendere per publica crida. 

Et se in termine de quindaci giorni passati li sei 
mesi non se riscoda el pegno , se farà metere al' in- 
canto publicamente nelli luochi, che se deputaranno a 
questo senza altra notificatione ad quelli de chi sa- 
ranno li pegni se haueranno ad incantare , si come 
nelli ordini, è statuti di detto Monte se contiene, quali 
luochi, doue se farà lo incanto al tempo saranno pub- 
blicati et uendendosi più che se potrà retenendosi il 
capitale del Monte, et sopra più se darà ad quelli de 
chi saranno li pegni uenduti, al quale incanto, perche 
non le sia fticto fraude, ultra, che se farà in luocho 
publico , anche gli interuenerà continuamente uno , ò 
dui delli Deputati sopra il dito Monte, et quelli de 
chi saranno li pegni, se gli uoranno interuenire, et del 
tutto se ne terrà bon conto. Ne in capo dei sei mesi 
se potrà refìrmare el pegno , cioè riscodendelo , et de 
nouo impegnandolo, et quelli ad chi saranno deliberati 
li pegni, se all'hora non daranno el pretio delli pegni 
che gli saranno deliberati , siano obligati dare per 



— 249 — 
arra et parte del pagamento soldi cinqui p. libra , et 
siano poi obligati per tutto el tempo dell' incanto 
primo seguente portare el resto delli danari , et ril- 
leuare quelle robbe haueranno compre al dicto incanto, 
altramente incorreranno in la perdita del arra , che 
sera applicata al Monte, et de nouo se metteranno 
all'incanto li dicti pegni, et del tutto se ne terrà bon 
conto , per modo non segua danno , ne al Monte , ne 
ad quelli de chi saranno li pegni, ne ad chi li comprarà. 
Et quando non se ritrouasse la persona ad chi debitam. e 
se hauesse a restituire el pegno, ò uero il sopra più 
del capitale de quello sera uenduto al incanto, il tutto 
sia applicato al Monte, ma quando tractu temporis 
apparesse de chi fosse stato quel pegno , et in chi 
hauesse ad peruenire, hauutone s. a ciò diligente infor- 
matione per li Deputati se gli restituisca il sopra più 
del capitale de quello saranno uenduti. Al qual incanto 
sarà lecito ad ogn' uno essergli presente per possere 
comprare dicti pegni , saluo tutti quelli , che sono de- 
putati al gouerno, et exercitio de dicto Monte, et che 
per tempora saranno, quali non posseno ne per se, 
summissa persona, e p. uia dirretta, ò indirretta com- 
prare li dicti pegni, sotto la penna, che nelli statuti, 
et ordinatione de dicto Monte se contene. 
Item non se subuenerà sopra cose sacre , ne pari- 



— 250 — 
mente se subuenerà ad persone, che uogliano usare el 
donare, che toranno p. zugare , ò p. altra cosa trista, 
et perche li Deputati, et offitiali del p. t0 Monte non 
potranno cognoscere se quelli, che toleno subuentione, 
le toglieno per causa trista, come è dicto de sopra, ad 
tutti , se darà el sacramento che toglieno in subuen- 
tione per bisogno, et causa honesta, non per zogo, né 
per altra causa uiciosa, et quando se trouasse persona, 
che extimando puoco el iuramento tolesse , et dispo- 
nesse delli danari in cause, come è deto di sopra, in- 
correrà in la penna, che nelli ordini, e statuti se con- 
tene , et così se gli darà iuramento , se quella cosa 
sopra la quale togliano subuentione, è sua, et non è 
rubata, ne furata, et che non mutano el nome ne la 
porta, ne la Parochia è se habitino dentro de Milano, 
ò dali refossi, sotto penna eh' è nelli ordini et statuti 
de dicto Monte se contene. Et quando occurresse per 
inaduertentia se subuenisse sopra tali cose rubate o 
furate , in questo caso , sarà seruata la dispositene 
ch'è nelli ordini, è statuti de dicto Monte se contene, 
essendo uerificato alli dicti Deputati el pegno esser 
furato, ò robalo , et per loro declarato, che habbi ad 
essere restituito, et seranno puniti quelli li haueranno 
impegnati , sicome li statuti , et Decreti Ducali di- 
sponano. 



— 251 — 

Item che al dicto Monte di pietate se possi lassare 
per uia de contratti, inter uiuos, o uero anche in ul- 
tima uoluntate, et per ogni altra uia non altramente, 
come se fa ad lo Inospitale , fabrica et altri Loci Pij 
de questa Inclita Città , et così se gli possi fare de- 
posito de danari, ò altre robbe, si mobile, come im- 
mobile. 

Et occorrendo, che al dicto Monte de Pietà li sij 
lassato come è dicto de sopra, parendo alli Deputati 
predicti chel sij espediente per benefitio de poueri, et 
per poter fare maggiore subuentione ad uenderle tutte, 
se uendano alo incanto , seruando le forme come se 
dicto di sopra, et come nelli ordini, è statuti del dicto 
Monte se contene, è però sarà offitio delli Notari, et 
altre persone, che saperanno sij lassato qualche cosa 
al dicto Monte uenire ad notificare alli dicti Deputati, 
perchè possino prouedere ad quelle cose, che siano ad 
benefitio del Monte, et de poueri. 

Li ordini, et statuti per conseruatione , augumento, 
et stabelimento de questo Monte de Pietate, che sono 
facti con bono examine, et maturità dell'Ecc." del nfo 
IU. mo Sig. re sono presso li Deputati sopra d.° Monte, 
et se metteranno all'Uffitio delli Panigarola, acciò che 
ogn' homo intenda con quanto amore , è sincerità del 
nostro Ill. mo Sig, re sia principiato questo Monte de 



— 252 — 
Pietate, et con quanto studio, et bontà sarà gouernato 
per li gentil huomini di questa Città , corno li altri 
Luochi Pij se gouernano per benefìtio de poueri, quali 
per subuentione che se gli habbi a fare, non haueranno 
a pagare cosa alcuna et ogni persona se debbe sfor- 
zare secondo le loro facultà continuamente sporgere al 
dicto Monte qualche subsidio, et elimosina perchè se 
possa fare maggior subuentione ad poueri, che non 
potrà esser più grato all' Omnipotente Dio , el qual 
ne conceda gratia ad questo Mondo, et gloria all'altro. 

SignatT B. Chalcus. 

Cridat super Platea Arenghi , et in Broletto nouo 
Communis Mediolani per Sachum de Parma Iubetam 
Ducalem die sabbati xvu : mensis Junij 1497 sono Tu- 
bar, prcemisso, 

C(ESAR PlCINELLUS 

Pub. 8 Collii NosV Mlani. NoV et d. tl Off. ij Gub.- 
subscripsit. 



ORDINAZIONE Capitolare della prima seduta tenutasi 
dalli Deputati del Monte di Pietà in Milano. — (Dal 
Libro delle Ordinazioni Capitolari esistente nell'archivio dell' Isti luto). 



Venerdì adi 16 de Zugno 1497. 

Ordinatione facte , per el R. do M. ci Sp. li d. Deputati 
del Monte de Pietate de Milano, etc. 



Primo, d. Johèantonio da Arezo (*) priore ; per tuto 
el mese de Agosto proximo che uene. 

Item che li Mandati che se farano al Thexaurero 
p. exborsare dinari siano sottoscripti da uno de li Lo- 
chitenenti de lo 111." 10 Sig. re , dal Priore, e da dui deli 



(') L' Argelati nella sua opera che porta per titolo « Biblio- 
theca scriptorum mediolanensium » così scrive di questo per- 
sonaggio : 

«e Alteri Corvino de Aretio nuncupato , sed Mediolanensi Civi, 
jam in hac Bibliotheca relato , addere instituo , Joannem Anto- 
nium Co. Palatinum, fìliumque Angeli, necnon inter Decuriones 
hujus Urbis florentem ab anno Redemptionis nostree mccccxlvii 
utsque ad Mceccxcvm ; Ejus opera, et impensà typis datum est 
in hac Urbe anno mcccclxxxi per Antonium Zarotum, etc. » 



— 254 — 
dodeci deputati, ci quale se registra presso al re- 
sonato. 

Item che de li dinari receuera , el Thexaurero se 
faza uno Recipiat, che sia sottoscripto per mane del 
pfato thex.° el quale recipiat sia, o uero stia psso al 
resonato, e del tuto se tegna bono cunto. 

Item che lo sigillo resti psso ad lo priore prò tem- 
pore e accadendo che d. lo priore se absenti lassa el 
Sigillo, a chi parerà a lui, seu al Vicepriore deputato 
p. lui. 

Item che a Francholo da Anono, Depositario del Monte 
ssto. se dia ducati 400 a la uolta a ps. 80 l'uno, per 
duoe septemane , per potere prestare e subuenire ali 
poveri, el quale Fràcholo darà securtate p. Milli du- 
ellati, et serue uno aiio senza sallario comenzando adì 
19 de Zugno ssto. 

Item che li due aiutanti el ss.to Francholo diano se- 
curtate de ducati ducento p. chadauno di loro et 
habiano per suo sallario L. 8 Imp. p. chadauno di 
loro el mese: comenzan. adì 19 de Zugno ss.to. Li 
quali sono Sanctino da Biassono , et fra Sanctino di 
Moroni. 

Item chel se metta una Casseta per le Elimosine 
sotto la porta, oui se presta : quale se habia ad aprire 
una volta la septimana, et habia duoe chiaue dele quale 



— 255 — 
1' una tengha d. lo priore e l' altra uno de li deputati 
et un altra casseta stia continuami al Zardino et 
habia tre chiaue dele quale l'una tengha d. lo priore 
ss.to. L'altra uno de li Lochitenenti , et la terza uno 
de li deputati. 

Item che Donato di Calderi et Stefano da Orta ser- 
uitori siano oblighati a seruire secondo li sarà ordinato, 
et comandato p. d. li Deputati, et habiano de sallario 
L. 3 Imp. p. chadauno el mese : quale sallario co- 
menza adi 19 de Zugno ss.to. 

Venerdì adì 16 de Zugno antedicto 1497. 

Item che Zaeharia da Scòpetro Rasonato , et con- 
trascriptore habia per suo sallario L. 12 Imp. el mese 
comenzando al dì ss.to. 

Item siano facti debitori quilli hanno facto promessa 
de' dinari al Monte antedicto, e farano p. scripto de 
sua mane, per cunto de promessa de dinari, 

Officiali del Monte Antedicto. 

Zaeharia da S. t0 Petro Rasonato e contrascriptore 
L. 12 el mese. 
Francholo da Anono serue gratis p. uno anno. 
Sanctino da Biassono L. 8 el mese. 



— 25G — 

Fra Sanctino di Moroni . . . . L. 8 el mese. 

Donato di Calderi Senatore . . . L, 3 el mese. 

Stefano da Orta Seruitore . . . . L. 3 el mese. 

Alle quali ordinatone tute furono li infrascripti d. 
Deputati etc. 



d. Antonio da Zunigho 
Notaro senza sallario. 

R.do Monsig. 1 " da la tuada. 
d. Jo. Stefano da Castyono. 
d. Johanne del Conte. 
M.° d. Vercelino Veschonte. 
d. Jo. antonio da Arezo. 
d. Jo. petro da homa. 
d. Stefano da Melzo. 
d. paulo Sclafenato. 
d. Jo. Ant.° Amadeo. 
d. Jo. petro Cepello. 
d. Ambrosio pagnano, 
d. Jo. ambrosio Moneta. 
d. Jo. matheo Zafarono. 



18 Aprile 1506. 

ATTO di donazione di mille ducati, che Gian Gia- 
como Trivulzio, Marchese di Vigevano e Mare- 
sciallo di Francia, fa in favore del sacro Monte 
di Pietà in Milano. — (Dall'originale in pergamena esi- 
stente nell'archivio di questo Istituto). 



Ioannes Jacobus Triuulcius Marchio vig. H et Fran- 
cie marescallus etc. — Desiderando Io continuamente 
lo Benefìcio honore et exaltacione de la Inclita Cita de 
Milano, et che per reuerencia de la diuina M. ta et per 
maior commodo et quiete de li habitanti in epsa citta 
se amplifica et augmenta lo sacro Monte de la pietà 
de epsa cita. Yoluntariamente ho donato, et per que- 
ste mie dono al prefato sacro monte ducati mille che 
fanno libre quattro mille de Imperiali , et ex nunc Io 
assegno al dicto monte la dieta summa de ducati 
mille, ut supra, supra la Intrata mia de la staterà de 
piaceneza, et sopra la conuencione de le grasse mie 
de lo Marchesato de vig.'° de lo anno piite , mille, 
cinquocento, et sei , soluendi , ut Infra , vz libre cin- 
quecento trenta nel mese de luglio et libre cinque- 

17 



— 258 — 
cento trenta nel mese de augusto, libre cinquecento 
trenta nel mese de septembro, libre cinquecento trenta 
nel mese de octobro , libre cinquecento trenta nel 
mese de novembro , et libre cinquecento trenta nel 
mese de decembro, sopra de epsa staterà de ipo anno 
pnte , et Item sopra la conuentione de epse grasse 
libre ottocento vinti soluende allo ultimo de decem- 
bro , de epso anno , et ex nunc per qste mie Io 
commetto, et mando a dòmini li firmeri et dacieri Regij. 
che ali agenti per lo p.'° sac.° monte diano et pagano 
liberami la dieta summa et ali Termini predicti > 
seneza excepcione alcuna. Et per qste mie Io consti- 
tuisco procuratori In reuocabili epsi agenti per lo 
p. t0 sac." monte ad exiger da epsi domini Fermeri et 
dacieri la dieta summa prò una volta, tm, et ad far 
le quitancie expediente de recip 10 , le quali vaglano, et 
tegnano corno facte per me istesso, fino ala dieta 
summa tm et in fede de qsto, Io ho facta scriuer 
la p. nte donatione et sigillare del mio sigillo , et sub- 
scripta de mia propia mano. In Mediolano die xvm 
mefis. aprilis, Millesimo quingentesimo sexto : 

JOANNES JàCOBUS TrIUULCIUS. 

Ben. Bucca. 
Luogo 
del Sigillo 



INSTRVTTIONE 



PER IL PIO MONTE DELLA PIETÀ. 



|'-g; 11 t >.:.!. ,1,1 .,„„ ,»„„ ,],,r. mai --,,- toe, 



anno deuono detti j 





sua .1. 1 r .,|.,i..lo del Siro, e s , mette al Bar, 


o S. Ambrosio, ò aìtroue sul interesse, 
e che fruta, o cresce quello del Giro. 


il' Miri 


E?s»S5£SfS 


sia l'auanzo ogn'.inno dell'Entrata, 
tro del Giro di Lana, come li Libretti 
a ordinata dal V. Capitolo col parere 


OS . !„,,.- 


e il r';i|]itak' .L'I Giro ilwitrclil>c estero alla 


ne del 1688. lir. 132003. 2. 




è di perdita lir. 52069. 6. 3, 



hi rjmslii r -.fililo per le spose fall 



per pagar li salarij lìs^i, e spese i 



Levando»! lir. 52 


f in GiroleZnno ', 


Resta il Capital» 


del Giro il 1C88. in 



mplarc si è di lir.l 
,., letti niiiiióS.lir.l 



nel suddetto esemplare 



lir. in 1 17. .'.. li. In H'Ii; 



Gio. Barbiano de Belgioioso V. Priore. 



r/./iiiir /i'i/'/'il'i'l'.i J.'leqnln 



7 Gennaio 1785. 

PRESENTAZIONE per parte degli amministratori in- 
terinali del Monte di Pietà in Milano, del bi- 
lancio consuntivo dell'anno 1784, nella occasione 
in cui, veniva, per decreto imperiale, soppresso 
T antico Capitolo e gli si sostituiva un unico 

Regio Amministratore. — (Dal processo verbale della 
seduta 7 Gennaio 1785, nella quale Io stesso Regio Ammini- 
stratore assume la sua carica). 



Nel Congresso tenutosi sotto questo giorno in altra 
delle sale inferiori del Monte di Pietà di questa Città 
dagli Illrni sigJ March/ Don Francesco Orsini da 
Roma, e Don Apollonio Casati Interinali Amministra- 
tori d'esso Monte coll'intervento, e presenza dell'Illmo 
Sig. r Conte Don Gio. Bàtta Mellerio nuovo Delegato 
da S. A. R. ( ! ) per stabile Amministratore dello stesso 



(') L'Arciduca Ferdinando d'Austria, Governatore e Capitano 
Generale della Lombardia. 



— 260 — 
Monte, si sono proposte le rispettive lettere di diffi- 
dazione per gli uni della loro Amministrazione , e di 
delegazione per 1' altro , e fu ordinato , che queste si 
debbano qui registrare, e sono 

Illmi Sig.' Sig. 1 Proni Colmi. 

È stato partecipato alla Regia Giunta delle Pie fon- 
dazioni con lettera governativa del gno 28 cadente 
mese di essere stato destinato da S. A. R. il signor 
Conte Don Gio. Bàtta Mellerio in stabile Regio Am- 
ministratore del Monte di Pietà, ed è stata altresì in- 
caricata la Giunta stessa a dare le occorrenti dispo- 
sizioni, perchè possa Egli essere abilitato ad assu- 
mere per il primo dell' anno nuovo l' Amministrazione 
del suddetto Monte di Pietà. 

Coerentemente al prefato superior ordine di Com- 
missione della Giunta debba prevenire le SS. LL. Illme, 
che cesserà in loro 1* interinale Amministrazione in 
questo giorno, e che previa F oppna ricognizione si 
compiacciano di passare il danaro esistente in Cassa in 
Amministraz. 6 del prelodato Sig. 1 ' Conte Don Gio. Bàtta 
Mellerio , al quale effetto sotto questa data resta da 
me il medesimo prevenuto a prendere con le SS. LL. 
Illnle gli oppiìi concerti , onde possa essere abilitato 



— 261 — 
colle notizie, e consegna de' libri ad assumere imme- 
diatamente detta Amministrazione. 

Si compiaceranno le SS. LL. 111." 1 " per la fine del 
prossimo Febbraio far ultimare e rimettere alla Giunta 
il Bilancio Consontivo del 1784 secondo li trasmessi 
Modelli, servendosi a tal effetto dell' opera de' subal- 
terni dello stesso L. P. 

Confida pienamente la Giunta, che le SS. LL. Ill. me 
si presteranno anche in queste occorrenze coli' istessa 
attività, zelo, ed interessamento, che hanno sempre di- 
mostrato, non solo per la dovuta obbedienza a' Sovrani 
comandi, e del Reale Governo, ma altresì per il van- 
taggio dei Poveri , al cui fine è diretto il nuovo si- 
stema, onde conciliarsi sempre più la pubblica stima 
per il lodevole modo tenuto nel disimpegno dell'accen- 
nata interinale loro amministrazione. 

Colla più distinta stima, e rispetto mi confermo 
Delle LL. SS. HL"« 

Mil.° 31 Decembre 1784. 

Div. mo ed Obl. mo Ser.° 
Firm. Luigi Trotti 

A tergo: Alli Rimi SS 1 . SSJ Pròni Colmi. 
Li SigS Mìe Don Fran. co Orsini da Roma 
e Don Appollonio Casati Milano. 



— 262 — 
111.'" Sig.' Sig. r Colmo 

Pienamente informata S. A. R. del commendevole in- 
teressamento che V. S. Ill. ma prende a favore de' po- 
veri ha determinato di destinarla per stabile Ammi- 
nistratore del Monte di Pietà di questa Città e mi ha 
incaricato di parteciparle questa superiore sua deter- 
minazione. 

Mentre eseguisco un tale incarico , mi compiaccio 
con V. S. Ill. ma che S. A. R. le abbia procurato un 
nuovo mezzo onde soddisfare all'inclinazione dell'Uma- 
nissimo suo Cuore, e prevenendola di prendere gli op- 
portuni concerti coll'Assessore Provinciale della Giunta 
delle Pie fondazioni , onde possa intraprendere 1' eser- 
cizio della sud." incumbenza. Sono con perfetta consi- 
derazione 

Di V. S. Dima 
Mil.° 28 Decembre 1784. 

Div. mo Obi. Serv. ,e Vero 
Firm. Wilzeck ( 4 ). 

A tergo: All'Elmo SigJ Sig. r Colmo 
Il Sig. r Conte Don Gio. Batta Mellerio. 



(') Il Conte di Wilzeck (succeduto al Firrnian nel 1782) era 
Commissario e Plenipotenziario Imperiale in Italia e Ministro 
Plenipotenziario presso il Governo Generale della Lombardia Au- 
striaca. 






— 263 — 

111." 10 Sig. r Sig. r Prone Colmo, 

Con Lettera Governativa del gno 8 cadente mese è 
stato partecipato alla Regia Giunta delle Pie Fonda- 
zioni di essere V. S. Ill. ma da S. A. R. destinato in 
stabile Regio Amministratore del Monte di Pietà, ed 
è altresì stata incaricata la Giunta stessa a dare le 
occorrenti disposizioni, perchè possa V. S. lll. ma essere 
abilitata ad assumere per il primo nuovo anno l'Am- 
ministraz. e del sud. Monte di Pietà. 

A tale effetto sotto questa data restano prevenuti li 
SigJ Interinali Amministratori del d.° Monte di Pietà, 
che cesserà sotto questo giorno la di loro incombenza, 
e che previa 1* oppna ricognizione debbano passare il 
danaro esistente in Cassa in Amministrazione di V. S. 
Illustrissima. 

Si compiacerà pertanto di prendere gli oppni con- 
certi colli prelodati Signori Interinali Amministratori 
per essere abilitato colle oppne notizie , e documenti 
ad assumere, ed immediatamente prestarsi alla Dire- 
zione ed Amministraz. 6 di d.° Monte di Pietà 

Con vera soddisfazione partecipo a V. S. Illmà di 
commissione della Giunta queste superiori disposizioni 
onde coli' accostumato suo zelo , e pio interessamento 
per il miglior bene de poveri, e del publico vantaggio, 



— 204 - 
si compiaccia darvi la più pronta esecuzione, riservan- 
dosi a comunicarle in seguito le ulteriori istruzioni 
per il regolamento di Cassa, ed altro relativo alla su- 
periormente affidatale Amministrazione. 

Colla più distinta stima e rispetto mi dichiaro 
Di V. S. Ill. nia 

Mil.°, 31 Xbre 1874. 

Div. mo ed Obb. mo Ser. ,c 
Firm. Luigi Trotti. 

A tergo. All'Imo Sig. r Sig. r Pron. Colmo 
Il Sig. r Conte Don Gio. Batta Mellerìo 
R. Amministratore del Monte di Pietà. 

Milano. 

In seguito per esecuzione dell' ordinato nelle surri- 
ferite lettere li d.' Interinali Amministratori rassegna- 
rono sotto questo giorno al d.° Illmo Sig. Conte Mei- 
lerio (giacché stante le circostanze del Monte non si 
è potuto eseguire nel gno 31 Xbre pross.° scorso) tutti 
li Libri, e scritture che erano sotto la di loro Ammi- 
nistrazione, quali tutt'ora restano presso li rispettivi 
Ufficiali del Monte per il giro del medesimo nonché il 
Bilancio di Cassa, del quale è risultato creditore il 
V. e Tesoriere del Monte di L. 3422. 5. 7 come dal 
conto del tenor seguente : 



MONTE DELLA PIETÀ DI MILANO 

BILANCIO DEL CAPITAL GIRO. 



I Capital giro destinate 
?■! Giugno 17?:t, principio 



iore nell'anno 1773 in tempo fi io Su.i 
Monte annui Fiorini N. 2500; quarto 
M.wonilli il il Motili; ih Santa Ti/rosa 
jualo assegno termino ulh 31 Xbre 



aggiunto al capital giro . 
11 Ottobre- Capitale restituii 
1783. 19 Settembre. Capitalo 

Volouterio Proposto di Des 
Onde re 
Che in ■ 



:0 il Capila! giro in . . . 

1784. 31 Dicembre. 
Pegni esistenti nel detto Pio Monte come da Inventario estratto da Libri, 

cioè di Lana N. 5737 p 

di Diversi • - 8681 p 

d'Oro, Argento e Gemmo » 3032 p. 

In tutto N. 1745C p. 

IV.-ni d'allento basso d.i iiti:arìi rial proprietario ...» G p 



Pegi 






dell'Ili ° sig. Conte 
) Guardarobba Gio. 



(.■mi :v prnss pass, s'ispes 
Cavenago ...... 

Per residuo di debito Jasciat 

Ii.-in Sangiorgì in pegni mancati, quali erano in sua Cu* 

litri debiti lasciati dalli i ina: darr.!.l.,i Forni come sopra per 



Sovvenuti di più nel Capital gi 

soprap' 
Cassa d'entrata [ 




iennaio. Si averte che 



ancora da pagarsi 



atificazioni, come pure alcune spese risguardai 



28 Aprile 1785. 

DISPACCIO Cesareo indirizzato alla Giunta delle 
Pie Fondazioni, col quale S. M. Giuseppe II Im- 
peratore dei Romani, determina un nuovo rego- 
lamento pel Monte di Pietà in Milano, e sop- 
prime il Rifugio delle donne in Santa Valeria. 
— (Da copia autentica). 



Josephus II Dei gratia electus Romanorum Impe- 
rato semper Augustus, Germanise, Hungarise, et Bohe- 
mise Rex, Arehidux Austria?, Dux Burgundi?e, Lotha- 
ringise Mediolani, Mantice etc. etc. etc. 

Ferdinando Principe Reale d'Ungheria, e di Boemia, 
Arciduca d' Austria , Duca di Borgogna e di Lorena, 
Cesareo R. le Luogotenente Governatore e capitano Ge- 
nerale nella Lombardia Austriaca. 

IU. is Spectab. es et Egregii Nobis Dilectis. n,i Teniamo 
da S. M." L'Imperatore, e Re Nostro Sig. il Cesareo 
R. le Dispaccio del tenor seguente. L'Imperatore e Re, etc. 
etc. etc. etc. Nostro Dilettissimo Fratello Sefmo Ar- 
ciduca Ferdinando Nostro Luogotenente Governatore 
e Capitano Generale della Lombardia Austriaca , alle 
diverse provvidenze da noi prese di mira, ed in parte 



— 260 — 
già ordinate per il possibile soccorso dei bisognosi, ed 
affine di sottrarli dall' ingordigia degli Usuraj , appar- 
tenendo anche un buon sistema, ed una sufficiente do- 
tazione de' Monti di Pietà , dove sono stabiliti, Ci è 
riuscito assai aggradevole il vedere dal Carteggio Mi- 
nisteriale fra il nostro Cancella di Corte e Stato , e 
il governo, portato dal primo a nostra cognizione in- 
sieme con una nota del Sefmo Arciduca Governatore, 
che si è presa in maturo esame questa materia, e pro- 
posto per il Monte di Pietà di Milano quanto può 
condurre al fine da noi desiderato. Avendo noi consi- 
derato il tutto con attenzione e trovando corrisposte 
dal benemerito zelo e dalla sagacità del Sermo Arci- 
duca le nostre premure, siamo venuto colla presente 
Nostra R. Carta a determinare quanto segue: 1° Il 
Monte di Pietà dovrà in avvenire essere diretto colle 
regole stabilite nel qui annesso piano rubricato dal 
Nostro Consigliere ed Ufficiai maggiore di questo di- 
partimento d'Italia, Don Francesco C. Agens. II Per 
accrescere il fondo del Monte , e renderlo con ciò 
più proporzionato al bisogno, si sopprimerà coli' opera 
della Giunta Economale l'Istituto detto il Rifugio delle 
donne di Santa Valeria in Milano , assegnando a cia- 
scheduna di esse la vitalizia pensione di L. 500 , e 
tanto il suo Caseggiato , che i Mobili , e fondi stabili 
dovranno essere prontamente venduti, e destinato il 
loro prezzo al giro de' pegni. Così pure il resto della 
sostanza che già appartiene al Monte dovrà realizzarsi 



— 267 — 
in danaro ed impiegarsi nella stessa causa. Ili Si 
conserverà per la sua conversione in altrettanti pegni 
gratuiti, cioè senz' interesse, la somma che prima del- 
l'anno 1780 s' impiegava nell' uso medesimo , e deri- 
vava dalla Carità di privati Benefattori. Vogliamo 
anzi che quella sia accresciuta fino a centomila lire. 
Non dovrà però questa mai eccedersi per titolo al- 
cuno; quando venisse poi a scemarsi per qualunque 
cagione, non si supplirà con altri fondi del Monte, ma 
sarà limitato il giro dei pegni gratuiti alla sola resi- 
dua somma , certo come siamo della puntualità del 
sefmo Arciduca nell' adempire la presente Nostra So- 
vrana determinazione, preghiamo Dio che lo conservi 
per gran numero d'anni. Vienna 28 Aprile 1785. K. 
R. V. 

Firmai. Giuseppe. 
( l ) Per S. M. V Imperatore e Re G. Sperges. 

Il quale vi rimettiamo per vostra notizia, e direzione 
Nostro Sig. e vi conservi. Milano, gli 17 Giugno 1785. 

Firmai. Ferdinando. 

Signat. Wilzeck. 

Sott. Maggi. 



(') Credo più esatta Ja formola d' ordine invece del per. In 
ogni modo sarebbe uno sbaglio del traduttore dall' originale te- 
desco. 



ELENCO di alcuni documenti appartenenti ai se- 
coli XV, XVI, e XVII che risguardano le vicende 
del Monle di Pietà in Milano sopra narrate. — 

(Si trovano nell'archivio dell'Istituto). 



Supplica presentata dal Capitolo del Monte di Pietà 
in Milano al Rev. m0 ed 111. 1110 Arcivescovo di Mi- 
lano acciò si interponga presso Lodovico XII re 
di Francia e Duca di Milano, allo scopo di otte- 
nergli una annua elemosina di lire mille per pa- 
gare il fitto della casa, e gli officiali inservienti. 
— Copia senza data. — 

Supplica sporta dai Deputati del Monte di Pietà a Lo- 
dovico XII re di Francia e Duca di Milano, affine 
di ottenere centocinquantatre ducati ed un terzo, 
che gli rimangono da riscuotere sull'assegno fat- 
togli sopra dazi da Lodovico Sforza Duca di Mi- 
lano, assegno che i dazieri, visto il cangiamento 
di dominio, rifiutano di pagar loro. Nello stesso 
tempo chiedono un annuo assegno di ducati due- 
cento. — Copia senza data. — 



— 270 — 
1 186. 22 Gennaio. Privilegio concesso dal Duca di Mi- 
lano a favore dei Luoghi Pii di detta città, di 
adire alle eredità che ad essi pervengono col bene- 
fìcio della legge dell'inventario e con alcune facili- 
tazioni. — Promulgato il 27 gennaio del 1486. — 

1503. 12 Aprile. Patente di fratellanza accordata dal 
P. Fra Girolamo Tornielli Vicario Generale dei 
Francescani Minori Osservanti, alli Spettabili De- 
putati del Monte di Pietà in Milano e loro fami- 
glia. (Originale in pergamena), 

1505. Primo Ottobre. Testamento fatto dal sig. Am- 
brogio Reigno, ossia de Reigni, nel quale sostitui- 
sce il Venerando Luogo Pio del Monte di Pietà, 
caso che l'erede morisse senza figliuoli, rogato da 
Martino Pagano Notajo in Milano. Autentico. 

1511. 15 Gennaio. Testamento del sig. Giovanni Bat- 
tista Basso, nel quale instituisce erede per una 
terza parte il Luogo Pio del Monte di Pietà; ro- 
gato da Domenico Spanzola Notaio in Milano. 
(Copia semplice). 

1521. 10 Aprile. Istrumento di confesso fatto dal Ve- 
nerando Luogo Pio del Monte di Pietà in Milano, 



— '271 - 
a favore del Reverendo Prete Ottone Monza, al 
quale restando ancora L. 200 per compimento, 
vuole, che queste L. 200 s'intendano donate al 
detto Ven. do Luogo Pio , ogni qual volta però 
avanti sua morte non le avesse ricevute, o al 
tempo di sua morte non resti altrimenti disposto 
delle medesime L. 200. Rogato da Pinamonte Lodi 
Notaio in Milano. Autentico. 

1522. 10 Febbraio. Testamento fatto da Donato Ca- 
nobio, nel quale tra gli altri legati, ne fa uno a 
favore del Ven. d0 Luogo Pio del Monte di Pietà 
in Milano d'un livello di L. 48 l'anno, imposto so- 
pra alcuni beni posti nel luogo di Bornago, solito 
pagarsi dagli eredi del quondam sig. Giovanni Am- 
brogio della Croce; rogato da Bartolomeo Sormano 
Notaio in Milano. Autentico, 

1524. 23 Agosto. Testamento fatto dal Mag. co signor 
Gio. Antonio Reina, col quale lascia suo erede 
universale la Casa del Monte di Pietà in Milano, 
rogato da Gio. Antonio Parpaglione Notaio in Mi- 
lano. Autentico. 

1526. 1 Maggio. Istrumento d'obbligo fatto dai signori 
Francesco Visconte, Francesco d'Adda, Bernar- 



272' 

dino Appiano, Gio. Battista Yimercato, Battista 
Cavenago, Gio. Giacomo Porro, Marco Antonio 
Cagnolà, Bartolomeo Maggi, Alessandro Simonetta, 
e Gio. Ambrogio Balbo a favore del Venerando 
Luogo Pio del Monte di Pietà per la somma di 
L. 10,100; con obbligo di restituirle ad un mese. 
Rogato da Galeazzo Visconti, Notaio in Milano. 
Autentico. 

1528. 1 Aprile. Dispacci di S. M. Carlo V Imperatore 
eletto, dati in Milano, l'uno dei quali diretto al 
Vicario Arcivescovile, l'altro al Vicario di Prov- 
visione e dodici di detta città, con cui vuole sia 
continuata la questua a favore del Monte di Pietà 
nei modi consueti. Segue il metodo da tenersi 
nel raccogliere la elemosina per l'acquisto dei ce- 
rei ; e il cerimoniale della processione del Perdono, 
che dovrà aver luogo nel giorno della seconda fe- 
sta dopo quella di Pasqua. (Pergamena del tempo). 

1528. 1 Luglio. Privilegio concesso da Don Antonio 
De Leyva, Governatore di Milano per S. M. Cat- 
tolica, a tutti li Luoghi Pii, a che i beni dagli 
stessi alienati non sieno soggetti alla confisca, ma 
invece debbano ritornare agli alienanti, nonostante 
qualunque grave delitto Autentico. 



— 273 — 
1533, 10 Dicembre. Decreto del Senato di Milano, ap- 
provato dal Duca Francesco II, e pubblicato il 15 
gennaio 1534, nel quale si limitano alcune conces- 
sioni fatte dal Duca Gian Galeazzo Sforza-Visconti, 
in data 6 ottobre 1423, alli Capitoli della Fabbrica 
del Duomo, Ospitale Maggiore, Quattro Marie, Mi- 
sericordia, Carità e Pietà. (Autentico). 

1534. 13 Gennaio. Lettera di Francesco Secondo Duca di 
Milano diretta al sig. Vicario di Provvisione di Mi- 
lano, con la quale gli dà notizia, che avendo il Se- 
nato fatte alcune limitazioni, e riduzioni, ivi espresse, 
ad alcuni privilegi, e dispense concesse a SS. ri De- 
putati della Fabbrica del Tempio Maggiore del- 
l'Ospitale grande, della Casa delle Quattro Marie, 
della Misericordia, della Carità e della Pietà, della 
Città di Milano, gli ordina perciò che dette limi- 
tazioni e riduzioni le faccia pubblicare , acciò 
ogn'uno ne possa essere edotto, e s'abbino ad os- 
servare, come la loro lettura insegna, come così 
si leggono pubblicate servatis servandìs il 15 gen- 
naio 1534, e come apparisce da ricapito estratto 
dal libro dei privilegi, decreti, e altri ordini del- 
l'officio de' statuti di Milano , segnato P. P. fo- 
glio 207, dato fuori autentico dal sig. Cesare Pi- 

18 



— 274 — 
cinello Notaio in Milano o Governatore dell'offi- 
cio suddetto. 

1543. Istrumento di confesso fatto dal sig. Giorgio 
Ferrano, come Priore dei SS. ri Deputati del Monte 
di Pietà in Milano, a favore del sig. Gio. Pietro 
Serono, che paga come cassiere del Dazio della 
Dogana di Milano L. 99. 25. 15 imperiali per 
pieno pagamento dell'anno 1542, per causa d'un 
annuo reddito, che si paga al detto Monte di Pietà 
sopra detto Dazio della Dogana di Milano in ra- 
gione di L. 399 imperiali. Rogato da Francesco 
Lampugnano, Notaio in Milano. Autentico. 

1566. 8 Febbraio. Istrumento di vendita fatta dall'Il- 
lustrissimo sig. Conte Cav. Dottore e Senatore Ce- 
sare Taverna al Ven.' 10 Luogo Pio del Monte di 
Pietà in Milano, d'una possessione situata nel luogo 
e territorio di Landriano, Pieve di San Giuliano, 
Ducato di Milano, con casa da Massaro, in tutto 
di pertiche trecentotrentuna in circa, computati 
gli edifìci in pertica, con la ragione di adaquare 
detti beni con l'aque della roggia chiamata Ta- 
verna, e con la promessa della manutenzione in 
forma comune e di ragione per il prezzo di L. 8000 



— 275 — 
imperiali, quali il sig. Compratore confessa rice- 
verle per mano del Tesoriere del detto Luogo Pio 
per pieno e compito pagamento del prezzo dei 
detti Beni; nei quali resta detto sig. Conte Ta- 
verna investito dal detto Luogo Pio a nome di 
locatore e fìtto livellarlo perpetuo, con che dal 
giorno di questo istrumento sino in perpetuo pa- 
ghi detto fìtto livellano in ragione di L. 400 im- 
periali, da pagarsi nel fine di ciascun anno, con 
patto di caducità, non pagando per tre anni con- 
tinui il medesimo fitto livellano. Con altro patto, 
che detto sig. Conte possa fino ad anni nove, al- 
l'ora prossima, liberarsi da detta annua presta- 
zione dello stesso fìtto livellano, facendogliene in 
tal caso la retrovendita dei detti beni rispetto al 
diretto dominio, assegnando il sig. Conduttore tanta 
parte d'un reddito di scudi cento d'oro, che ha so- 
pra il Dazio della mercanzia di Milano, e terre 
unite, e ciò per la più facile scossa dei detti fìtti 
livellari, e sotto altri patti, modi, e forme conte- 
nute in detto istrumento. Rogato da Gio. Battista 
Buzzi Notaio in Milano, Autentico. 

1005. 1 Febbraio. Istrumento di proroga del patto di 
redimere ad anni sette fatto dai signori Deputati 



— 276 — 
del Monte di Pietà in Milano ad istanza dell' Il- 
lustre signor Gerolamo Brebbia Nipote , e come 
erede per testamento del fu sig. Carlo Antonio 
Brebbia, quale sino nell'anno 1586, 4 settembre, 
fece vendita al detto Pio Luogo del Monte di Pietà 
in Milano, d'una parte di casa situata in P. C. P. 
San Protaso ad Monacos sopra il Pasquaro di 
San Cipriano di Milano, per il prezzo di L. otto- 
mila e cinquecento imperiali, restandone d'essa 
parte investito a fìtto semplice; come da istro- 
mento ivi inserto, e come da detto istrumento di 
proroga rogato da Bonifazio Farra Notaio in Mi- 
lano. Autentico. 

1621. 22 Dicembre. Istromento di proroga del patto di 
redimere una parte di casa situata in P. C. P. 
San Protaso ad Monacos di Milano sopra il piaz- 
zolo di S. Cipriano, concessa dal Venerando Luogo 
Pio del Monte di Pietà in Milano a favore del 
sig. Gerolamo Brebbia per anni tre, rogato da, 
Francesco Cane Notaio in Milano. Autentico. 

1626. 27 Maggio. Istrumento di dichiarazione fatta dal 
sig. Conte Francesco Melzi , come esecutore Te- 
stamentario del Signor Tenente Giovanni Battista 



— 277 — 
Besana, che dalla metà dell'Eredità di detto si- 
gnor Tenente Besana a' abbino d' applicare scudi 
ducento in uso del Venerando Luogo Pio del Monte 
di Pietà in Milano, dopo però la morte naturale 
della Signora Clara Bunelli, e come da detto istru- 
mento , rogato da Vincenzo Castiglione Notaio in 
Milano. Autentico. 

1633. 9 Agosto. Istromento di cessione a titolo di ren- 
dita fatta dal sig. Conte Francesco Brebbia a fa- 
vore del Venerando Luogo Pio del Monte di Pietà 
in Milano, d' una tanta parte d' un credito di 
L. 5227. 17 imperiali, quanto importa la somma 
di lire cinquemila duecento, che detto sig. Cedente 
ha contro il sig. Conte Carlo Francesco Serbel- 
lone, per il prezzo d'altrettante lire cinquemila 
duecento imperiali, per il pagamento delle quali 
detto Monte di Pietà ne fa assegno al detto si- 
gnor Conte cedente, verso Giorgio Clerici debitore 
d'altrettanta somma di detto Monte di Pietà, per 
causa di resto prezzo dei beni vendutigli a nome 
del medesimo Monte : qual Clerici , presente all' i- 
strumento suddetto, promette sotto obbligo di sé, 
e suoi beni di pagarle in più partite alle persone 
ivi enunziate, a scarico del prefato sig. Conte Fran- 



— 278 — 
cesco Brebbia, quale fa detta cessione in virtù di 
dispensa del Senato Eccellentissimo, inserta in que- 
sto istrumento, rogato da Tomaso Casserà Notaio 
in Milano. Autentico. 

1633. 9 Agosto. Istrornento di vendita, ossia dato 
in paga fatto dal sig. Conte Carlo Francesco Ser- 
bellone mediante suo Procuratore al Venerando 
Capitolo del Monte di Pietà in Milano , d' una 
casa situata in Porta Orientale, Parrocchia di 
San Babila in Milano, e di una quarta parte 
per indiviso d'una piccola casa annessa a detta 
altra casa, con promessa della manutenzione in 
forma comune, e di ragione per il prezzo di lire 
cinquemila e duecento imperiali, che sono per com- 
pito pagamento della cessione fatta a favore di 
detto Monte di Pietà dal sig. Conte Francesco 
Brebbia verso il suddetto sig. Conte Serbellone, 
con patto di redimere ad anni nove con succes- 
siva investitura per il medesimo tempo, per il fitto 
semplice di lire duecentosessanta imperiali all'anno; 
il tutto con sigurtà del detto sig. Conte Brebbia, 
e come da detto istrumento, rogato da Tomaso 
Casserà Notaio in Milano. Autentico. 



— 279 — 
1660. 6. Dicembre. Istrumento, dal quale si vede, che 
il Venerando Luogo Pio del Monte di Pietà in 
Milano riceve ad imprestito dal sig. Carlo Cantu- 
rio lire duemila imperiali per soccorrere i poveri, 
con promessa della restituzione di là a sei mesi, 
con pagare frattanto il loro interesse in ragione 
di lire sei per ciascun centinaio di lire di capitale 
all'anno, e che dette lire duemila sono pervenute 
alle mani del sig. Ottavio Aijroldo (') Tesoriere di 
detto Venerando Luogo Pio, con promessa di ren- 
derne conto al medesimo Luogo Pio, e come da 
detto istrumento rogato dal sig. Adriano Sovico 
Notaio in Milano. Autentico. 



( l ) Gli Airoldi, di cui si tratta in queste Vicende, non sono da 
confondersi colla illustre famiglia che in questi anni fioriva in 
Milano. — Il Benalio ci dà un Marcellino Airoldi feudatario di 
Lecco nel 1647 — conte nel 1649 ai 31 Dicembre. 

L' Argelati ricorda parecchi Airoldi degni di fama ; e innanzi 
tratto, Carlo Francesco Arcivescovo di Edessa — Legato Ponti- 
ficio in Alemagna — Internunzio nelle Fiandre 1' anno 1670, ecc. 
— mori nel 1683. Il fratello Cesare , Conte di Lecco ponevagli 
una lapide, nel Duomo di Milano, dinnanzi all'altare di S. Gio. 
Bono. 

Altro prelato, pure di nome Carlo Francesco Airoldi, fu colà 
tumulato. Il Lattuada ne riporta l'epitaffio postovi da don Mar- 
cellino conte di Lecco e da Monsignore Alfonso, canonico ordi- 
nario della Metropolitana. È detto Arcivescovo di Side ; morì 
nel 1726. 

Un Giovanni Airoldi, marchese nel 1674 ai 5 ottobre, è pari- 
menti notato dal Benalio. 



— 280 — 
1<>62. 29 Aprile. Istrumento nel quale l' 111." 10 Capitolo 
del Monte di Pietà elesse il sig. Cesare Aijroldo in 
Coadiutore e per Coadiutore del sig. Ottavio Aij- 
roldo suo Padre Tesoriere del Monte, e dopo la 
morte del detto sig. Ottavio concedono al detto 
sig. Cesare la futura successione nell'offizio di Te- 
soriere, prestando sigurtà il padre per il figlio per 
il tempo che il figlio servirà per coadiutore al 
Padre, e come da detto istrumento, rogato dal si- 
gnor Nicolao Riva Notaio in Milano. 

1664. 25 Agosto. Istrumento d'erezione di una cappella 
sotto il titolo della Santissima Trinità nella Chiesa 
del Monte di Pietà in Milano, fatto dal sig. Carlo 
Gerolamo Cavazzo de' Conti della Somaglia ('), asse- 
gnandosi da esso per dote la somma di scudi 60 da 
L. 6 l'uno, sopra parte d'una casa situata in Porta 
Nuova, Parrocchia San Vittore e quaranta Mar- 
tiri in Milano , affittata lire seicento l'anno, con 



(') La famiglia dei Gavazii, benché non compresa nell'elenco 
di Ottone Visconti è assai antica. 11 Giulini parla di un Trin- 
zano Gavazio, Giureconsulto milanese che Matteo Visconti man- 
dava nel 1299 podestà a Vigevano. Bernabò Visconti, Vicario 
Imperiale, investì questa famiglia del feudo di Somaglia (10 lu- 
glio 1371) — Conti nel 1452 (3 Febbraio). 



— 281 — 
che il Sacerdote da essere eletto dal detto signor 
Carlo Gerolamo, e dopo esso da suoi eredi succes- 
sori, o chi da esso avrà la facoltà, abbia a celebrare 
tre messe la settimana in detta Chiesa, e le altre 
rimanenti al compimento dell'anno, dove vorrà, e 
ordinerà il detto sig. Gerolamo, e suoi successori 
come sopra ; ai quali sia in perpetuo riservata la 
facoltà di eleggere il detto Cappellano sacerdote. 
Con patto tra gli altri, che si possa trasportare 
detta messa ove parerà al detto sig. Carlo Gero- 
lamo, e dove da esso, e da' suoi successori come 
sopra sarà ordinato, e come più diffusamente da 
detto istrumento. (Copia semplice). 

1672. 23 Gennaio. Codicillo fatto dal sig. Ottavio Aij- 
roldi, il quale codicillando lascia al Sacro Monte 
di Pietà in Milano, lire duemila da pagarglisi una 
volta tanto nel termine di tre anni, dopo la morte 
di detto sig. Ottavio. Rogato dal sig. Marco An- 
tonio Radaello Notaio in Milano. Autentico. 

1673. 21 Marzo. Istromento di ratificazione, fatta dal 
sig. Carlo Gerolamo de Conti della Somaglia, d'una 
scrittura d'obbligazione fatta dal medesimo di far 
celebrare in perpetuo ogni anno, tre messe alla 



— 282 — 
settimana, nella Chiesa del Sacro Monte di Pietà 
in Milano, mediante il pagamento ivi enunziato, e 
lo assegno della cavata di una casa situata in 
Porta Nuova Parrocchia di San Vittore Quaranta 
Martiri in Milano, e come da detto istrumento ro- 
gato dal Caus. {;0 Coli. 10 e Notaio in Milano, Marco 
Antonio Radaello. Autentico. 

1685. 29 Gennaio. Istrumento nel quale il sig. Carlo 
Francesco Longo come Padre e legittimo ammi- 
nistratore dei Sig. ri Alfonso, Gaspare e Carlo fra- 
telli, questi come eredi del fu sig. Carlo Gerolamo 
de Conti della Somaglia, elegge e nomina il Reve- 
rendo Chierico Gio. Filippo Besozzo in titolare 
della Cappella della Santissima Trinità eretta nella 
Chiesa del Monte di Pietà in Milano di ragione 
patronale di detti Sig. ri Fratelli Eredi, come sopra 
e come da detto istromento, rogato da Bernardo 
Mercante Notaio in Milano e della Curia Archie- 
piscopale. Autentico. 

1689. 6 Ottobre. Lettera dell' Eccellentissimo sig. Conte 
di Fuensalida Governatore di Milano all' Eccellen- 
tissimo Senato di Milano, con altra di Sua Maestà 
nostro Signore sopra le visite dei Venerandi Luo- 



— 283 — 
ghi Pii del Capitolo della Fabbrica del Duomo, 
Monte di Pietà, e Consorzio della Misericordia, 
pretese farsi dall' Eminentissimo sig. Cardinale Fe- 
derico Visconti Arcivescovo di Milano. Per copia 
concordata e sottoscritta dal sig. Segretario Annone. 

1692. 16 Luglio. Istrumento di ratificazione, e appro- 
vazione di alcune ordinazioni fatte dal Venerando 
Capitolo del Monte di Pietà in Milano, fatto dal 
sig. Cesare Aijroldi Tesoriere del detto Pio Luogo 
del Monte di Pietà, a favore del medesimo Monte, 
in virtù delle quali ordinazioni il sig. Aijroldi ob- 
bliga sé stesso, suoi successori e beni a continuare 
nella Carica di Tesoriere di esso Luogo Pio col 
solo salario d' annue lire seicento imperiali, e con 
la porzione di casa assegnata in una delle dette 
ordinazioni inserte in questo istrumento, promet- 
tendo di più di non dimandare maggior somma di 
salario , né maggior abitazione per qualsivoglia 
titolo, e come più ampiamente risulta da detto 
istrumento, rogato dal Signor Dottore e Caus. co 
Coli. 10 Paolo Maria Lomazzo, Notaio in Milano. 
Autentico. 



PROSPETTO 

dimostrante i pegni, disimpegni e vendite esegnite presso il Monte di Pietà in Milano, dal 1860 al 1869. 



PEGNI 


JOISIMJPJEOIVX 


VENDITE 


Anno 


Monte 


SOMMA PARZIALI 




SOM 


MA TOTALE 


Anno 


„„ 


SOMMA PARZIALE 


SOM 
Numero 


VIA TOTALE 


ANNO 


„„ 


I 


SOMMA PARZIALE 


SOMMA TOTALE 


Numero 


Sovvenzio 


Numero 


Numero 


Sovvenzione 


Jumero 




Sovvenzione 


Numero 


Sovvenzione 


1860 
1S61 
1862 

; 1864 

IN ... 

18G6 

1867 

1868 
1869 


Principale 
Filiale . . 

Principale 

Filiale . . 

Principale 
Filiale . . 

Principale 
Filiale . . 

Principale 
Filiale . . 

Principale 
Filiale . . 

Principale 


N. 57718 
. 54019 


L. 1,338,960 
» 1,151,600 


93 


N. 111737 
• 126956 
» 127834 
» 130092 

. ]':i;mit 

» 143583 

» 150004 
» 140417 
» 132405 


L. 2,490,561 
. 3,041,502 

• 3,052,518 

» 3,843,045 

. 3,511,225 

» 3.348,005 
. 3,143,108 


70 
58 
4S 
20 

00 


1S00 
1801 
1802 
1S63 
1804 
18C5 


i'nncipale 
Filiale . . 

Principale 

Filiale . . 

Principale 
Filiale . . 

Principale 
Filiale . . 

Principale 
Filiale . . 

Principale 
Filiale . . 

Principale 
Filiale . . 

Principale 


N. 58270 
• 57043 


L. 1,259,194 
» 1,087,182 


41 

04 


N. 113313 
. 107099 
» 118080 
. 11X540 
» 125065 
» 104030 

. 129138 
» 135805 
» 122017 


L. 2,346,376 
, 2,480,546 
» 2,860,866 
» 3,003,641 
. 2,889,205 
» 3,822,179 
» 3,026,152 

» 3,066,393 
» 2,935,799 


45 

56 

71 

70 

00 

00 
00 
00 


1860 
1861 
1S62 
1863 
1864 
1865 
1800 
1867 

1869 


Principale 
Filiale . . 

Principale 

Principale 
Filiale . . 

Principale 
Filiale . . 

Principale 
Filiale . . 

Principale 
Filiale . . 

Principale 
Filiale . . 

Principale 
Filiale . , 

Principale 


N. 


4396 
2864 


L. 


47,005 


02 
96 


N. 7260 
9004 
9812 
9656 

• 10591 

13546 

11555 
17559 
15S62 


L. 123,602 

» 151,009 

175,794 

164,692 

188,726 

288,920 

194,710 

155,249 
219,838 


'.x 
20 

lu 

00 

00 
00 
00 


N. 67001 
, 59865 


L. 1,647,860 


84 


N. 55583 
L 52116 


L. 1,339,211 
. 1,147,335 


20 
05 


N. 


5475 
3529 


.[-■ 


79,291 
71,717 


40 


, 60795 


L. 1,653,131 
. 1,399,386 


70 


N. 61401 


L. 1,574,510 
. 1,286,349 


96 


N. 6231 
3581 


L. 


101,564 
74,230 


67 
21 


N. 69126 


L. 1,733,986 
» 1,484,700 


20 
00 


N. 61485 
» 57061 


L. 1,626,385 
» 1,377,256 


29 
27 


X. 


6013 
3643 


L. 


93,12S 
71563 


92 


N. 71586 
■< 65221 


L. 1,469,332 
, 1,268,538 


il) 
70 


N. 65049 
» 00016 


L. 1,540,444 
• 1,348,760 


81 
90 


X. 


4293 


L. 


97,533 
91,192 


60 


N. S7610 
76220 


L. 2,195,497 

» 1,047,548 


00 

00 


N, 85141 


L. 2,111,986 

■ 1,710,193 


00 
70 


N. 


11087 
7211 


L. 


178,412 
110,508 


in 
00 


N. 143583 


L. 3,511,525 


00 


E 1800 


N. 101042 
» 26197 


L. 2,399,551 
» 020,001 


00 
00 


N. 


10303 
3243 


L. 


137,931 
56,779 


un 
00 


Principale 
Filiale . . 








N. 150064 


L. 3,348,005 


00 


N. 129138 


L. 3,027,882 


00 


N. 


11550 


L. 155,133 
110 


00 

(«1 


Principale 
idem 








00 
00 
00 


1S68 
1869 


idem 








N. 146417 
. 132405 


L. 3,088,807 
• 3,143,108 


00 
00 


N. 135805 
» 122017 


L. 3,066,393 
• 2,935,799 


00 
00 


N. 


17539 L 


219838 


00 
00 



Dall'Ufficio dì Liquidazione, il 21 Novembre 187 



ILLUSTRAZIONI 



« Gli offici del Monte trovavansi acca- 
sati in quella nuova sede sullo scorcio 
del 1783. » (Pag. 73J. 

Nella seduta del 19 settembre 1783, si stabiliva che 
dal giorno 27 di quel mese fino a tutto ottobre, si 
dovesse tener chiuso il Monte, affine di dar luogo al 
trasporto nella sua nuova sede. Ciò si recasse a noti- 
zia del pubblico. Furono poi incaricati di assistere al 
trasporto l'Ili. Don Apollonio Casati, don Antonio Set- 
tata, march, don Francesco Benzone, e marchese don 
Francesco Roma; i quali, ultimata l' operazione, faces- 
sero formare un inventario generale di tutti i pegni.. — 
La prossima seduta non si tenne che il 24 gennaio 1784 
in una sala della casa del march. Parravicini priore; 
e non appare che il Capitolo si radunasse nelle sale 
del nuovo palazzo in via tre Monasteri, se non il 19 
maggio di quello stesso anno. 



« Piano del Monte di Pietà in Milano 
del 1810. » (Pag. 116J. 

Ecco il paragrafo che risguarda la Direzione del- 
l' Istituto secondo quel Piano: 

« Il Monte di Pietà dipende, per quanto riguarda la 
« di lui generale Direzione dalla Congregazione della 
« Carità, e per essa della Sezione III, dal di cui seno 
« si destina uno speciale delegato per la sorveglianza 
« di questo Istituto. » 



Alle parole : Sarebbe qui opera imma- 
tura ecc. (Pag. 147) si riferisce la seguente 
nota. 

Non era lo scopo del presente libro, l'entrare nei 
particolari economici di questo Monte riferentisi agli 
ultimi anni. Rimandiamo chi ne voglia avere informa- 
zioni più diffuse, alle Relazioni dei bilanci dal 1863 
in poi. Solo faremo rimarcare che dal 1854 al 1863 le 
risultanze dei bilanci annuali andavano di mano in 
mano scemando, e presentavano tali disavanzi da porre 
in seria apprensione per la sorte riserbata allo Istituto. 



— 289 — 
Nel secondo semestre 1864 si incominciarono timi- 
damente le operazioni di credito portate dalle innova- 
zioni introdotte dalla scaduta Amministrazione ed ap- 
provate dalla Deputazione Provinciale. Vediamo infatti 
il bilancio di questo stesso anno recare un avanzo di 
lire 14,771 — attività che andò crescendo nel 1865, 
portando 1' aumento complessivo del patrimonio a 
lire 81,353. Ma i provvedimenti presi dal Consiglio di 
amministrazione nell'anno 1866 allo scopo di dare mag- 
giore estensione all' impiego dei capitali che il credito 
pubblico faceva versare in copia nelle casse del Monte, 
portarono pel detto anno una risultanza finale passiva 
di lire 16,639. Nel bilancio dell'anno 1867 si ha invece 
un utile di lire 34,907; utile che doveva toccare un 
sorprendente sviluppo coi vistosi guadagni verificatisi 
nei quattro anni successivi , principalmente durante 
l'amministrazione dell'attuale Consiglio che ho l'onore 
di presiedere (anni 1869, 70, 71). 



« Imbevendosi degli usi spagnuoleschi, 
si sprofondano nell'ozio ecc. » (Pag- 157). 

È opinione di molti, una delle cause dell'infiacchi- 
mento del patriziato milanese, essere stato lo Statuto 

19 



— £90 — 
addottato dal Collegio dei nobili dottori, giudici e ca- 
ratteri, nell' anno 1593, pel quale dovevansi escludere 
dalla confraternita tutti i commercianti e loro discen- 
denti. Tale inconsiderata deliberazione distolse l'aristo- 
crazia dall' esercizio della mercatura che ne avrebbe 
risanguate le vene, in un tempo in cui la servitù della 
patria rendeva stentata e ingloriosa la carriera delle 
armi. Carlo VI d'Austria, con decreto 13 giugno 1713, 
aboliva quello Statuto. Anche l'imperatrice Maria Te- 
resa, sconfessando 1* arbitraria legge imposta dal Col- 
legio dei nobili Giureconsulti di Milano, senza averne 
dato notizia, né ottenuta approvazione dal Principe, ri- 
conferma P ordine del suo augusto padre e dichiara 
(17 giugno 1760) « che chi voglia erigere fabbriche o 
« prenda parte nei negozii di lanifìcio e di setificio, 
« non perda alcuna delle prerogative della nobiltà, 
« nonostante qualunque Statuto, ordine, consuetudine » 
in contrario (archivio civico). Ma il pregiudizio era 
troppo inveterato per scomparire d' un tratto. L' ozio 
aveva dunque rotti i giovani e ricchi patrizii ad abi- 
tudini dissolute e sanguinarie; abbenchè si mantenes- 
sero zelanti nell' adempiere con puntualità scrupolosa 
alle pratiche le più minute della religione cattolica. 
Tipo di quei gentiluomini sbrigliati e tracotanti fu il 
marchese Annibale Porrone, vissuto in pieno secolo de- 






— 291 — 
cimosettimo. (Vedi romanzo di Ignazio Canta e rela- 
tivi documenti). 



u Luigi Trivultio. » (Pag. 169). 

Rimando quelli che desiderassero conoscere per esteso 
la storia di questa famiglia all'opera delLitta (famiglie 
celebri). Il Benalio (nel 1714) (') riconosceva nel milanese 
due famiglie Trivulzio investite di feudi. Dell' una era 
capo Giorgio Teodoro, feudatario di Corte Palasio ecc. 
ecc.; marchesi nel 1647 (1 febbrajo). Dell'altra era 
capo Camillo feudatario di Cassinetta Biraga e Cassina 
Bardana in pieve di Corbetta ; conte di Pontisnuro per 
diploma 22 luglio 1606. Ad entrambe il Monte di 
Pietà deve una numerosa schiera di deputati e priori. 



a Augustinus Litta. » (Pag- 172). 

Il nome della famiglia Litta, che diede tanti deputati 
al Monte di Pietà, è citata dal Giulini (Memorie della 
città e della campagna di Milano nei secoli bassi), per 

('.) Elenchus familiarum in Mediolani dominio etc. 



— 292 — 
la prima volta, nella persona di Giovanni detto Lìta 
(Joannes qui dìcitur Lita) auditore al tribunale di 
Arioaldo giudice di Milano, nel 1046, per Enrico III 
re di Germania. Lo stesso Giulini ritiene che l'attuale 
casato Litta discenda da costui. I Litta succedettero 
ai da Rho nel diritto di condurre il cavallo su cui 
montava l'Arcivescovo di Milano nella solenne proces- 
sione del dì delle palme, dalla basilica di S. Lorenzo, 
alla antica porta Ticinese. Il suo nome figura nella 
matricola delle famiglie nobili di Milano fatta compi- 
lare dall'Arcivescovo Ottone Visconti e dalla quale si 
dovevano scegliere i Canonici della metropolitana ('). 

Il Sitoni la novera fra quelle che, prima della 
dominazione spagnuola, eransi date al commercio, te- 
nendo anche un banco di cambio in Spagna. Motivo 
pel quale i signori Giudici , ecc. rifiutarono di ac- 
cogliere nel loro Collegio Alfonso (che fu poi Cardi- 
nale ed Arcivescovo di Milano); né vi potè essere 
ascritto se non dopo lunga controversia. 

Ora vediamo in qual modo i Litta raccogliessero, 



(*) Matricula Nobilium Familiarum Mediolani rogata de 
anno 1277 sub. die 20 Aprilis per dominum Marchum De Cio- 
nhis Mediolani Notarium, et Curice Archiepiscopalis Mediolani 
Cancellarium (Vedi Giulini, Parte Vili). 



— 293 — 
nel 1750, l'enorme patrimonio di Giulio Visconti, in- 
sieme collo sfarzoso palazzo Arese in porta Vercellina. 

Narra Gregorio Leti, nella vita di Bartolomeo Arese 
presidente del Senato di Milano, che questo grande per- 
sonaggio, nel suo testamento 24 settembre 1671, la- 
sciava erede delle sue immense ricchezze, con eguali 
proporzioni, le due figlie, la signora Giulia, maritata col 
signor conte Renato Borromeo, e la signora Marghe- 
rita, maritata col signor conte Fabio Visconti. Giulio 
Visconti Arese, generale di artiglieria, viceré di Na- 
poli ecc., figlio di Fabio e della signora Margherita e 
suo erede universale, legò l' intera sostanza alle due 
figlie sue, le quali avendo sposato l'una il march. An- 
tonio Litta, T altra il di lui figlio Pompeo, riversarono 
tutte le loro dovizie in questa famiglia. 

Essa famiglia formava altre due diramazioni. Da 
Giovanni Battista Litta, che abitava in P. Orientale 
nella parocchia di Santa Maria della Passerella (anno 
1506), ebbe principio la diramazione che in seguito 
aggiunse al proprio cognome quello di Modignani (mar- 
chesi nel 1715). Da Giovanni Stefano Litta, nel 1550, 
la seconda che aggiungevasi il cognome di Biumi. A 
questa appartenne lo storico Pompeo. 

I Priori del Monte portanti il nome di questo ca- 
sato, escono dalle tre famiglie suddette. Agostino (Gè- 



— 294 — 
nerale al Servizio di Filippo II) e i già nominati, An- 
tonio (grande di Spagna, generale di cavalleria ecc. ecc.) 
e Pompeo (il cui figlio Antonio veniva creato duca 
da Napoleone I) dai Litta che con loro si nominarono 
i Visconti Arese. Due di nome Alessandro (dei quali il 
più vicino a noi fu vescovo di Tortona ) dai Litta 
Modignani. I due di nome Francesco e il conte Carlo, 
dai Litta Biumi. 

Da Antonio (primo duca) è figlio il conte Giulio Re- 
nato Litta, che ebbe i natali in Milano il 12 aprile 1763. 
Secondogenito di una famiglia per la quale il mestiere 
delle armi era una gloriosa tradizione, ed animato dal 
vivo desiderio di togliersi dalla uggiosa posizione che 
allora toccava ai cadetti, entrò nel 1780 cavaliere gero- 
solomitano di giustizia nel gran Priorato di Lombardia. 
Ajutato dal padre con potenti mezzi, tenne galera, di 
cui fu capitano (1785), e fece le sue prime prove nel 
dare la caccia ai corsari che infestavano le coste del 
mediterraneo. Spedito presso la Corte imperiale di 
Russia, la quale aveva fatto richiesta di un esperto 
ufficiale di marina, il Litta prese valorosamente parte 
alla battaglia di Rochewalin nel golfo di Finlandia, 
nella quale i Russi sconfissero gli Svedesi (13 agosto 
1789), ed a giornata vinta, venne proclamato sul campo 
di battaglia contro-ammiraglio. Nel 1795 rappresentò 






— 295 — 
l'ordine di Malta a Pietroborgo come ministro; poi 
nel 1798 come ambasciatore straordinario. Passato de- 
finitivamente al servizio della Russia; fu elevato al 
grado di vice ammiraglio ; fatto direttore in capo della 
intendenza di Corte, e membro del Consiglio dell'Impero 
di Russia (1810). Alla fine, coperto di onori, careggiato 
dalla famiglia imperiale, di cui era gran Ciambellano, 
morì in Pietroburgo il 14 gennajo 1839, dove viveva 
colla moglie, una principessa Engelhardt, donna di 
straordinaria beltà, che aveva diviso col brillante gen- 
tiluomo milanese le sue ricchezze veramente patrizie, 
quando esso era ancora al principio delle sue fortune. 
I vecchi ricordano ancora le meraviglie sfoggiate in 
una gran festa che la famiglia Litta, in quei tempi at- 
teggiata ad un fasto divenuto proverbiale nel popolo 
milanese, diede nel palazzo di Milano l'anno 1830, per 
onorare l'ammiraglio qui recatosi a visitarla ('). 



« Conte Giovanni Barbiano di Belgio- 
joso. n (Pag. 193;. 

La famiglia Barbiano di Belgiojoso, discendente da 
Alberico il Grande, fu delle più bellicose d'Italia pel 

(') Archivio Litta. 



— 296 — 
numero e pel valore dei guerrieri che vanta ('}. Il 
Litta, nella storia della famiglia Alidosio da Imola, du- 
bita che i Barbiano non sieno altro che i conti di Cu- 
rdo dai quali deriverebbero anche gli stessi Alidosio. 
Ridotti in Milano, si divisero in due diramazioni. A 
quella del conte Giovanni (Belgiojoso d' Este), qui no- 
minato come Priore, appartiene il generale Lodovico 
Antonio Barbiano conte di Belgiojoso, sulla vita del 
quale non sarà inutile lo spendere qualche parola. 

Figlio secondogenito del principe Antonio e della 
contessa Barbara d'Adda Visconti, vide la luce in Mi- 
lano il 2 gennaio 1728, e fu ascritto nell'ordine Gero- 
solimitano nel 1735. Entrò nell'esercito imperiale l'anno 
1752 col grado di capitano dei fucilieri ; e quattro anni 
dopo era già ciambellano dell'Imperatore e poi capitano 
dei granatieri, col qual grado prese parte alla guerra 
dei sette anni. Alla battaglia di Cochemich, presso la 
città di Collin, fu gravemente ferito da una palla che 
gli attraversò il corpo. Guarito viene nominato mag- 
giore ed ajutante di ala del maresciallo Daun, il quale, 
nella relazione di quella vittoria, menziona il Belgio- 
joso fra coloro che si erano distinti. Dopo due altre 
campagne fu promosso (1701) a tenente colonnello nel 

(') Vedi Morigia {la nobiltà di Milano). 



— 297 — 
reggimento di Saxen-Gotha d'infanteria wallona, sotto 
gli ordini del celebre Laudon. Destinato all'assalto della 
città e fortezza di Schraidenlictz nella Slesia Prussiana, 
si pone alla testa del suo reggimento, monta pel primo 
alla scalata e riesce a penetrarvi. Fatta prigioniera la 
numerosa guarnigione e diviso il bottino, egli rinunziava 
alla parte che gli spettava. Nel 1764 il conte Belgio- 
joso era mandato in Svezia ambasciatore ; e 1* anno 
dopo veniva anche dal granduca di Toscana incaricato 
di reggere la propria Legazione presso quella Corte 
come ministro plenipotenziario; riunendo così la dop- 
pia qualità di rappresentante dell'Impero e della To- 
scana. Ivi rimaneva finché, con diploma 25 ottobre 
1769, veniva inviato ambasciatore a Londra. Promosso 
nel 1773 al grado di generale maggiore, è invitato da 
Giuseppe II, con lettere autografe 30 novembre 1776 
e successive, a recarsi a Parigi ad attendervi l' Impe- 
ratore, il quale, valutando le moltiforme doti di cui 
era fornito, lo aveva scelto come un compagno degno 
di seguirlo nel viaggio che stava per intraprendere in 
Francia, a visitarvi la Corte la più briosa e la più raffi- 
nata d'Europa. Nel 1778 si meritò la proprietà di un 
reggimento di fanteria tedesca, che fu poi scambiato 
con quello italiano di Gairuck. In tale occasione, lo 
stesso Imperatore, volle notificargli con lettera auto- 



— 298 — 
grafa (28 ottobre 1778) il cambiamento, e scrive « che 
così facendo credeva dì onorarlo maggiormente col farlo 
capo della nazione italiana, essendo la casa di Del- 
giojoso la prima famiglia di Milano. » 

Tenente-maresciallo nel 1783, gli venne lo stesso 
anno (9 maggio) conferita la suprema carica di Mini- 
stro plenipotenziario e vice governatore dei Paesi Bassi 
austriaci. Ricevute in Vienna le necessarie istruzioni, 
recossi a Bruxelle, laddove governavano, in nome del- 
l'Imperatore, la sorella di lui arciduchessa Maria col 
suo sposo duca Alberto di Saxen-Teschen. Il sistema 
politico di Giuseppe II voleva al governo delle grandi 
province dell'impero dei principi del sangue, piuttosto 
per fastosa rappresentanza che per altro; dacché gli 
affari dovevano essere direttamente trattati dai Pleni- 
potenziarii collocati al loro fianco. Così succedeva an- 
che nella nostra Lombardia coli' Arciduca Ferdinando. 
Colà insediato il Belgiojoso, amante com'era delle grandi 
abitudini, fabbricavasi un apposito palazzo con giardino 
per potervi tenere sontuosa casa quale si addiceva alla 
carica che occupava. Ma nel 1787, insorti i Paesi Bassi 
e richiamato da Bruxelle, se ne andò a Vienna, ove rima- 
neva fino alla morte di Giuseppe IL Allora ripensando 
alla città nativa, si decise a riprendervi stabile dimora. 
Ripatriato, volle impiegare parte delle ricchezze accu- 



— 299 — 
mulate nelle lunghe guerre in cui aveva combattuto e 
nei profittevoli impieghi, nel fare costruire uno stupendo 
palazzo a foggia di villa, compiutosi dopo tre anni di 
lavoro, nel 1796; palazzo che, dopo la sua morte av- 
venuta in Milano il 15 maggio 1801, fu venduto alla 
nazione con istrumento 19 gennajo 1803 (rogato Lo- 
nati) e si chiamò prima villa Bonaparte, poi Villa 
Reale. Eppure una vita così splendidamente laboriosa 
non aveva procacciato al Belgiojoso altra decorazione 
infuori di quella di Malta: strana antitesi davvero fra 
l' aristocratico secolo decimottavo , coi tempi demo- 
cratici che corrono, in cui siamo avezzi a vedere ri- 
fulgere sul petto anche dei mediocri un profluvio di 
croci! (*) 



« Marchese don Grio. Saverio Beccaria, n 
(Pag. 204J. 

Abbiamo già fatto osservare come non tutti i nobili 
che avevano cittadinanza milanese fossero anche cava- 
lieri patrizzi ; (vedi pag, 18) come questi ultimi sola- 

(') Archivio Belgiojoso. 



— 300 — 
mente venissero assunti a certe cariche municipali, fra 
cui era quella di deputato al Monte di Pietà; infine 
come fossero, ad esclusione di qualunque altro, ammessi 
ai così detti onori della città. Accennai inoltre con 
qual processo, nello scorso secolo, potevasi arrivare, 
quando se no avessero i requisiti voluti , a farsi in- 
scrivere in quel catalogo. Scorrendo le cartelle dell'ar- 
chivio civico [Araldica), mi capitarono sottocchio mol- 
tissimi nomi di famiglie già fregiate di superbi titoli, 
invocare 1' ammissione al patriziato. Fra questi notai 
alcuni personaggi che di già avevano figurato come 
Priori del Monte. Il marchese Gio. Saverio Beccaria, 
padre dell'illustre criminalista Cesare, è di questo nu- 
mero. Priore nel 1740, non è patrizio milanese se non 
molti anni dopo. (Don Giacomo Bodio, mastro di campo 
nella milizia Urbana, è priore nel 1718; patrizio 
nel 1724. Don Carlo Benzone è priore nel 1756, pa- 
trizio nel 1770. Così qualche altro). Pare dunque si 
transigesse su questo punto. Forse si usarono maggiori 
rigori dopoché il Senato di Milano approvava (1760) il 
decreto 9 maggio 1759 di S. A. il duca amministratore 
della Lombardia, in cui è detto espressamente di depu- 
tati cavalieri patrizii che dovevano continuare ad es- 
sere nominati dagli altri Luoghi Pii, secondo si prati- 
cava in passato, 



— 301 — 

Riporterò la formola con cui il Beccaria veniva ac- 
colto nel patriziato milanese, formola che si ripete, 
presso a poco, per tutti gli altri consimili casi. 

« Milano 1759, 24 dicembre. 

« Congregati li signori conte don Francesco d'Adda 
« Vicario di Provvisione, marchese don Giorgio Pio 
« Pallavicino Trivulzi, marchese don Alberto Visconti, 
« conte don Luigi Trotti conservatori degli ordini della 
« Ecc. città di Milano ; coll'assistenza del signor Regio 
« Luogotenente don Alessandro Ottolino. Riferita l'i- 
« stanza fatta dal sig. march, don Giovanni Saverio 
« Beccaria Bonesana, per essere ammesso agli onori e 
« cariche competenti ai Cavalieri Patrizii, rimessa alli 
« detti signori Conservatori degli ordini, dall' eccellen- 
« tissimo Generale Consiglio con decreto 26 maggio 1756 
« qual'è il seguente ecc. ecc. Esaminate maturamente 
« dalli signori Congregati le preaccenate scritture, 
« presi dal signor conte Vicario li voti: 

« Fu riconosciuto essere pienamente giustificati tutti 
« li requisiti e determinato che si admetta il detto si- 
« gnor march, don Gio. Saverio Beccaria agli onori, 
« posti, dignità e prerogative che sogliono godere le 
« altre famiglie patrizie di questa metropoli. » 

Una famiglia perdeva la qualità di patrizio quando per 
anni dieci continui avesse tenuto domicilio fuori di Milano 



— 302 — 
e suo ducato. Se nel corso di tre età, nessuno avesse 
coperto qualcuna di quelle cariche di Città, per occu- 
pare le quali richiedevasi la qualità di patrizio. Se 
qualche ascendente avesse esercitato impiego o mestiere 
non conveniente al suo rango. Potevano però venire 
ripristinati mediante determinazione degli stessi Con- 
servatori ('). Queste minaccie per quanto blande, tor- 
navano di qualche vantaggio, stimolando, se non altro, 
gli infingardi ad essere utili ai proprii concittadini. 

Ai 17 giugno 1793 fu pubblicato un Regolamento, 
approvato ed ordinato dall' Eccellentissimo Consiglio 
Generale dei Signori sessanta Decurioni di Milano, pel 
quale l'ammissione al nobile patriziato milanese veniva 
riservato allo stesso Consiglio. Questa fu V ultima pa- 
rola che il Municipio pronunziava su tale questione. 



Da aggiungersi alla nota a piedi della 
pagina 204. 

Il Benalio dà il nome di Lunati anche ad una di 
queste ultime due famiglie, e precisamente ai feudata- 
rii Ripa? Lunatorum in valle Ratlorum. A questa ap- 

(') Archivio civico. 



— 303 — 
parterrebbe il priore Nicolò che infatti si firma Lunati. 
Ritengo però che questi sia l'identica persona del Ni- 
colò Lonati che si trova nell' elenco dei patrizii mila- 
nesi esistente nell'archivio civico, la di cui famiglia vi 
fu inscritta il 20 settembre 1723. 

Mentre poi il Priore Pietro Antonio Lunati, appar- 
tenente ai marchesi di Carbonara, così si firma in un 
atto del Monte di Pietà, 1' Argelati ne ripete nome e 
cognome scrivendo Lonati. 



« Conte don Galeotto Barbiano di Bel- 
giojoso. » (P^g- 205j. 

Questo appartiene ad altra diramazione della stessa 
famiglia di cui sopra parlammo. Fratello del conte Ga- 
leotto fu il generale Antonio Barbiano di Belgiojoso. 
Nato in Milano il 10 novembre dell'anno 1715, comin- 
ciava la sua carriera militare in un reggimento di 
dragoni col modesto grado di alfiere (1731), che cam- 
biò, due anni dopo, con quello di capitano dei corazzieri. 
Nel 1746 si trovava nell' esercito austro-sardo presso 
Nizza, guerreggiante contro i Francesi, quando fu no- 
minato tenente colonnello di cavalleria, Generale mag- 
giore di cavalleria per nomina di Maria Teresa (1758), 



— 304 — 
militò col maresciallo Daun nella campagna del 1759 
contro il re di Prussia. Negli anni successivi comandò 
nell'esercito di Ungheria combattente contro i Turchi, 
finche nel 1766 venne dalla Imperatrice creato tenente- 
maresciallo; indi ciambellano. Lasciato il servizio, 
fece professione nella religione di Malta a cui erasi 
aggregato fino dal 1720. Morì in Milano il primo 
marzo 1791 ('). 

Ci siamo alquanto dilungati intorno ad alcuni per- 
sonaggi pel merito singolare di essersi dedicati alla 
maschia vita del campo in un tempo di effeminatezza 
generale, in cui gli italiani cullati da arcadiche inezie 
e da sdolcinati cantori, poltrivano nell'ozio. In secondo 
luogo perchè gli storici tacciono su queste figure di 
veri soldati che si ponno rammentare con onore, se 
non altro, ai loro concittadini. 

(') Carte Bdgiojoso. 









POSTILLE E CORREZIONI 



POSTILLE 



Pagina 21. 

Nei regolamenti posteriori non si fa più parola di 
alcun obbligo concernente la dichiarazione del nome e 
dell'abitazione per parte di chi presenta il pegno , né 
di altre prescrizioni di simil fatta. 

Luogotenenti ducali a Pag. 23. 
Troviamo qualche caso in cui i Luogotenenti ducali 
furono in numero di tre. Il giorno 7 Gennaio 1498, 
l'Eccellenza dell'Illustrissimo signor Duca conferma 
come suoi luogotenenti presso il Monte di Pietà, i Ma- 
gnifici d. Antonio Stangha, d. Hijeronimo da Cusano, e 
d. Bartholomeo da Cerno; come appare da lettera al 
loro indirizzo, firmate dallo stesso duca {Libro delle 
ordinazioni capitolari). 

Pagina 122. 
Ecco i paragrafi dello Statuto organico del 1867 
relativi alle cose rubate o sospette di furto : 

« Gli effetti impegnati non possono essere seque- 
« strati ad istanza di alcuno , per qualsivoglia causa, 
« ad eccezione di cose rubate, od anche solamente so- 



— 308 - 

« spette di furto. Queste sono rese al giudice, anche 

« senza la polizza, contro la previa indenizz azione al 

« Monte del Capitale da questi sborsato. 

« I pegni rivendicati, come derubati, od anche so- 
ci laraente sospetti di furto , non sono dal Monte re- 
« stituiti, se non quando sieno premesse le prove e le 
« convenienti ricognizioni del giudice, ed il Monte sia 
« stato indenizzato del Capitale sborsato e degli inte- 
ri ressi e spese relative. » 

Priori ommessi a Pag. 171. 

I seguenti personaggi vennero dal Capitolo nomi- 
nati priori ; però non risulta da verun atto che ab- 
biano effettivamente funzionato. Nondimanco, a rigore 
di termine, devono trovar posto nel nostro elenco: 

1564. diìus Jacobus de Mandello — pei mesi di no- 
vembre e dicembre. 

1565. d. Jo. Bapta de Restis (Resta) — pei mesi di 
luglio e agosto. 

1566. d. Jo. Angelus Trivultius — pei mesi di marzo 
e aprile. 

1566. d. Renaldus de Abdua (d'Adda) — pei mesi di 
novembre e dicembre. 

1567. d. Paulus M. a Raijnoldus — pei mesi di marzo 
e aprile. 



CORRUZIONI 



A Pag. 103 

a linea 4 leggi 1,408,046. 5 
a linea 9 leggi 1,232,487. 6. 3. 

A Pag. 294 

a linea 9 , invece di « Da Antonio » 
/e/7#è « Di Antonio 

4 Pag. 302 

a linea 6, invece di ripristinati leggi ri- 
pristinate. 



A Pag. 14 

a linea 19 , invece di u Lodovico III 
Sforza » leggi Lodovico M. a Sforza. 

A Pag. 18 

a linea 21, invece di « da un regio » leggi 
dal regio. 

^ Pag. 44 

a linea 9, invece di « Carlo III » leggi 
Carlo II. 

J. Pag. 54 

a linea 2, invece di « cataclisma » leggi 
cataclismo. 

A Pag. 76 

a linea 22, invece di « Restituito n leggi 
Restituto. 

A Pag. 264 
a linea 7, invece di « 1874 » leggi 1784. 

4 i%. 294 
a linea 9, invece di "figlio» leggi fratello. 



ÌNDICE 



A CHI LEGGE 


. Pag. 3 


Vicende del Monte di Pietà in Milano . 


9 


Elenco dei Priori, Amministratori, Direttori e Presi- 




denti dal 1497 al 1871 


» 1GG 


Elenco dei Benefattori 


» 215 


Documenti 


» 219 


Illustrazioni 


» 285 


Postille e correzioni 


» 305 



BJNDING SECT. AUG 1 8 fi66 



DG Calvi, Felice 

660 Vicende del Monte di 

C3 Pietà 



PLEASE DO NOT REMOVE 
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